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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15149/2025 del 16/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La parte civile impugna la sentenza della Corte d'appello di Roma dell'8/7/2024 che, riformando il Tribunale di Cassino, aveva: 1) dichiarato non doversi procedere per il capo C (infedeltà patrimoniale/art.2634 c.c.) per tardività della querela; 2) assolto Claudia Guarnaccio dal capo B (false comunicazioni sociali/art.2621 c.c.) ritenendo mancasse prova del suo concorso. La Mila contestava la valutazione sulla tardività della querela (sostenendo che la querela del 15/2/2018 era tempestiva perché i pochi giorni necessari per esaminare la documentazione consegnata il 6/11/2017 e la richiesta di documentazione bancaria del 4/1/2018 devono essere considerati) e rimproverava alla Corte d'appello carenze motivazionali e errata valutazione delle prove circa la consapevolezza di Guarnaccio rispetto alla falsità delle poste di bilancio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della parte civile, limitatamente alla posizione di Claudia Guarnaccio (unica imputata per la quale la parte civile si era costituita). Ha ritenuto inadeguata la motivazione della Corte d'appello sul capo C (tardività della querela), perché non aveva considerato che il querelante poteva necessitare di alcuni giorni per esaminare la documentazione consegnata il 6/11/2017 e per richiedere documentazione bancaria (missiva del 4/1/2018) la quale, pur negata all'epoca, è risultata poi rilevante. Ha inoltre ritenuto insufficiente la motivazione dell'assoluzione sul capo B, osservando che la lunga permanenza di Guarnaccio nel consiglio e la sua carica avrebbero posto elementi di allarme che la Corte d'appello non ha adeguatamente valutato. La sentenza impugnata è stata annullata in relazione ai profili censurati e gli atti sono rimessi per nuovo giudizio al giudice civile competente (con rinvio per nuovo giudizio penale con residui profili civili).

Norme richiamate

  • art. 2634 cod. civ.

    Norma che sanziona l'infedeltà patrimoniale dell'amministratore in conflitto d'interessi; utilizzata per valutare il capo C e la rilevanza della conoscenza e tempestività della querela nei confronti degli amministratori.

  • art. 2621 cod. civ.

    Norma sulle false comunicazioni sociali (bilancio); impone il requisito del dolo specifico e la prova del concorso consapevole nella manipolazione delle poste di bilancio; la Corte sottolinea che la sola carica formale non basta per dimostrare il concorso.

  • art. 124 cod. pen.

    Stabilisce il termine per la querela (tre mesi dalla notizia del fatto). La Corte ha richiamato che il dies a quo è il momento della conoscenza effettiva e precisa del fatto, ma che può essere differito per il tempo strettamente necessario a compiere accertamenti imprescindibili richiesti dalla persona offesa.

  • art. 122 cod. pen.

    Richiamato nei motivi del ricorso; contestato l'errata interpretazione del dies a quo, in combinato con l'art.124, rispetto alla necessità di approfondimenti preliminari.

  • artt. 336 e 337 cod. proc. pen.

    Richiamati nella censura relativa a vizi di motivazione e violazione delle norme processuali sulla formazione del giudizio di merito (valutazione delle prove e motivazione della sentenza d'appello).

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Norma citata in relazione al sindacato di legittimità sulla valutazione degli elementi di fatto in appello; la Cassazione richiede adeguata motivazione quando viene riformata una decisione di merito.

  • art. 546 cod. proc. pen.

    Richiamato dai ricorrenti rispetto ai rapporti tra motivazione di merito e possibilità di censura in cassazione; la Corte controlla la completezza e adeguatezza della motivazione a fondamento delle decisioni d'appello.

  • art. 42 e 43 cod. pen.

    Richiamati nel ricorso in relazione alla nozione di dolo e responsabilità penale degli amministratori; la valutazione della sussistenza del dolo specifico richiede elementi concreti, non mere presunzioni derivanti dalla carica.

Massime di principio

  • Il termine di tre mesi per la presentazione della querela (art.124 c.p.) decorre dalla conoscenza effettiva e precisa del fatto; tuttavia, se la persona offesa necessita di brevi accertamenti indispensabili per avere contezza degli elementi costitutivi del reato, il dies a quo può essere differito per il tempo strettamente necessario a compiere tali verifiche.
  • La richiesta di documentazione esterna (es. estratti bancari) e l'eventuale mancata risposta possono giustificare che la querela sia presentata dopo qualche giorno dalla prima conoscenza documentale interna, purché il tempo impiegato sia ragionevole e finalizzato a verifiche essenziali.
  • In caso di querela sottoscritta da più soggetti, il giudice deve valutare la conoscenza effettiva del reato per ciascun firmatario: non è legittimo presumere automaticamente che tutti abbiano acquisito la stessa conoscenza nello stesso momento.
  • La sola posizione formale (carica di vicepresidente o consigliere) non è di per sé sufficiente a provare il concorso doloso in false comunicazioni sociali: serve evidenza di atti, decisioni o consapevolezza concreta della falsità delle poste di bilancio.
  • Quando la Corte d'appello formula valutazioni di fatto o motivazioni sintetiche o contraddittorie su punti decisivi (tempestività della querela, consapevolezza dell'amministratore), la Cassazione può annullare e rinviare per un nuovo giudizio affinché il merito sia adeguatamente motivato e valutato.
  • L'onere della prova della tardività della querela grava su chi la deduce: il giudice di merito deve motivare compiutamente la data del dies a quo e non limitarsi a deduzioni congetturali.

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