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Cassazione Penale, Ordinanza n. 21022/2025 del 05/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo manifestamente infondato l'unico motivo dedotto perché diretto a sollecitare una diversa valutazione delle prove e non a denunciare un effettivo vizio di legittimità. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La sentenza impugnata aveva confermato la condanna pronunciata in primo grado nei confronti dell'imputato per detenzione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, ritenuta finalizzata allo spaccio, in concorso con altro soggetto. Il ricorrente ha dedotto un unico motivo, lamentando vizio di motivazione e violazione di legge nella conferma della responsabilità penale, sostenendo in sostanza una lettura alternativa del compendio probatorio e contestando che gli elementi valorizzati dai giudici di merito fossero sufficienti a provare il concorso nel reato. La Corte ha però rilevato che la doglianza si risolveva in una richiesta di rivalutazione del fatto e delle prove, estranea al giudizio di legittimità, a fronte di una motivazione di merito ritenuta adeguata e razionale. I giudici di merito avevano considerato la piena disponibilità dell'immobile da parte dell'imputato, la locazione del villino per usarlo come deposito della droga, la frequenza dell'immobile, il rinvenimento di 40 kg di hashish e 131 grammi di cocaina, di 20.000 euro in contanti, di indumenti e di passaporti riferibili all'imputato e alla sua fidanzata, escludendo quindi una mera connivenza e affermando il concorso nel reato.

Norme richiamate

  • art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309 del 1990

    Disposizione incriminatrice richiamata per qualificare la detenzione della sostanza stupefacente come condotta penalmente rilevante, in concorso con altro soggetto, in vista della destinazione allo spaccio.

  • art. 616 c.p.p.

    La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

  • art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma sul traffico/detenzione illecita di stupefacenti applicata al caso concreto per la detenzione di hashish e cocaina finalizzata allo spaccio.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito ottenere una rivalutazione alternativa del compendio probatorio, quando la sentenza impugnata sia sorretta da motivazione razionale e coerente.
  • La censura per vizio di motivazione e violazione di legge è manifestamente infondata se si limita a contrapporre al ragionamento del giudice di merito una diversa lettura dei fatti senza individuare reali illogicità o violazioni di legge.
  • La disponibilità effettiva dell'immobile, il rinvenimento di sostanza stupefacente in quantità rilevante, di somme di denaro compatibili con l'attività di spaccio e di effetti personali dell'imputato possono costituire elementi convergenti idonei a sostenere la responsabilità per detenzione finalizzata allo spaccio, anche in concorso.
  • La configurazione del concorso nel reato può desumersi da elementi fattuali che attestino una stabile signoria sul luogo di occultamento della droga e la riferibilità dell'area al soggetto agente, non essendo sufficiente invocare una mera connivenza passiva.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione comporta ex lege la condanna alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiConcorso di personeOnere della prova

Testo integrale

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