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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 11818/2024 del 02/05/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Scarinci, responsabile dell'assistenza fiscale di un CAAF, aveva apposto il visto di conformità sulla dichiarazione Mod. 730/2015 (anno 2014). L'ufficio territoriale di Desio (Direzione provinciale di Monza e Brianza) effettuò il controllo formale ex art. 36-ter d.P.R. 600/1973 e ritenne il visto infedele, iscrivendo a ruolo, ai sensi dell'art. 39, comma 1, lett. a), d.lgs. 241/1997, l'imposta, la sanzione e gli interessi. Scarinci impugnò deducendo, tra l'altro, l'incompetenza dell'ufficio territoriale ai sensi dell'art. 39, comma 2 (che attribuisce la contestazione e l'irrogazione delle sanzioni alla direzione regionale competente per il domicilio fiscale del trasgressore) e invocando altresì l'applicazione della normativa più favorevole (lex mitior) introdotta dalla legge n. 26/2019 per la rideterminazione della misura dovuta.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: l'art. 39, comma 2, d.lgs. 241/1997 attribuisce la competenza funzionale alla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore (cioè del soggetto che ha apposto il visto infedele). Pertanto l'iscrizione a ruolo e la cartella emesse dalla direzione provinciale di Monza e Brianza sono affette da illegittima incompetenza e nullità. La sentenza di merito impugnata è cassata e, decidendo nel merito, il ricorso introduttivo è accolto per la nullità dell'atto impugnato. I restanti motivi (inerenti la quantificazione alla luce della legge n. 26/2019 e vizi di motivazione) sono stati dichiarati assorbiti dall'accoglimento del primo motivo.

Norme richiamate

  • d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241 - art. 39 (comma 1, lett. a), secondo periodo)

    Salvo che il fatto costituisca reato ... i soggetti indicati nell'articolo 35 sono tenuti nei confronti dello Stato o del diverso ente impositore al pagamento di una somma pari all'importo dell'imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente ... Costituiscono titolo per la riscossione mediante ruolo ... le comunicazioni con le quali sono richieste le somme di cui al periodo precedente.

    La Corte ha ritenuto che, anche dopo la modifica del 2014, la disposizione identifica la responsabilità del soggetto che rilascia il visto infedele e prevede che le comunicazioni risultanti dal controllo formale possano costituire titolo per la riscossione mediante ruolo nei confronti del trasgressore.

  • d.lgs. 9 luglio 1997, n. 241 - art. 39 (comma 2)

    Le violazioni dei commi 1 e 3 del presente articolo ... sono contestate e le relative sanzioni sono irrogate dalla direzione regionale dell'Agenzia delle entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore anche sulla base delle segnalazioni inviate dagli uffici locali della medesima Agenzia.

    La Corte ha interpretato questa norma come attribuzione di competenza funzionale esclusiva alle direzioni regionali, individuata in relazione al domicilio fiscale del trasgressore (cioè di chi ha apposto il visto infedele). Ne consegue che atti (iscrizione a ruolo, cartella) compiuti da uffici diversi sono illegittimi per incompetenza.

  • d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 - art. 36-ter

    La disciplina del controllo formale ai sensi dell'art. 36-ter è presupposto per la comunicazione che rileva ai fini della responsabilità del soggetto che ha rilasciato il visto; la comunicazione risultante dal controllo può costituire titolo per la riscossione nei confronti del trasgressore, ma non modifica la regola di competenza prevista dall'art. 39, comma 2.

  • d.lgs. 21 novembre 2014, n. 175 (art. 6)

    Il decreto ha modificato l'art. 39 comma 1 ampliando le conseguenze (anche patrimoniali) per il rilascio del visto infedele; la Corte ha osservato che tale novellazione non ha mutato la nozione di 'violazione' cui si riferisce il comma 2 e quindi non ha spostato la competenza prevista per la direzione regionale.

  • legge 28 marzo 2019, n. 26 (conversione d.l. 4/2019)

    La legge è stata richiamata dal ricorrente come possibile lex mitior per la diversa quantificazione della somma dovuta (ridotta al 30% della maggiore imposta). La Corte ha ritenuto la questione non decisiva per effetto dell'accoglimento del primo motivo (incompetenza dell'ufficio che ha iscritto a ruolo) e quindi ha assorbito il relativo motivo.

  • d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472

    Richiamato rispetto alla compatibilità di applicazione di disposizioni sanzionatorie e procedurali; la Corte ha rilevato che le differenze di procedimento non incidono sulla competenza sostanziale attribuita dall'art. 39, comma 2.

  • d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (riscossione)

    La Corte ha confermato che le comunicazioni relative all'esito del controllo formale possono essere titolo per la riscossione mediante ruolo ai sensi del d.P.R. n. 602/1973, ma resta fermo che l'iscrizione a ruolo deve essere effettuata dall'ufficio regionalmente competente secondo l'art. 39, comma 2.

  • d.m. Finanze 31 maggio 1999, n. 164 (art. 13 e successive norme)

    Il decreto regolamentare disciplina le modalità di presentazione delle dichiarazioni (es. Mod. 730 tramite CAAF) e individua i soggetti abilitati al rilascio del visto; la Corte ha collegato tale disciplina alla fattispecie di cui all'art. 39, confermando che la violazione (visto infedele) rientra nella competenza regionale di cui al comma 2.

  • d.m. Finanze 12 luglio 1999

    Atto amministrativo che aveva attribuito alle direzioni regionali funzioni connesse all'assistenza fiscale e vigilanza sui CAAF; la Corte lo ha richiamato a sostegno della ratio concentratrice della competenza regionale.

Massime di principio

  • La competenza a contestare le violazioni e ad irrogare le relative sanzioni per il rilascio di visto di conformità infedele (commi 1 e 3 art. 39 d.lgs. 241/1997) spetta alla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate competente in ragione del domicilio fiscale del trasgressore: atti emessi da uffici diversi sono viziati per incompetenza e possono essere annullati.
  • La modifica del 2014 all'art. 39 (che ha ampliato le conseguenze patrimoniali del visto infedele) non ha mutato la nozione di «violazione» cui si riferisce il comma 2 e quindi non ha sottratto alla competenza regionale gli atti relativi alla fattispecie.
  • La regola di competenza attribuita per legge è vincolante per l'Amministrazione e non può essere derogata da un atto amministrativo: la violazione del criterio di competenza costituisce causa di nullità dell'atto impugnato.
  • Se la cartella di pagamento/ iscrizione a ruolo è stata emessa da ufficio incompetente, il ricorso per cassazione su tale motivo è fondato e rende assorbibili questioni sulla quantificazione della somma (anche relative a norme più favorevoli) fintanto che l'atto non sia stato emesso dall'ufficio competente.
  • Nei casi di visto infedele, gli uffici locali devono segnalare alle direzioni regionali: la pratica amministrativa corretta prevede un flusso informativo locale->regionale, con la direzione regionale che concentra contestazione, integrazione e eventuale iscrizione a ruolo.
  • Nelle ipotesi di contestazione derivante da controllo formale (art. 36-ter), va verificato non solo il contenuto della pretesa ma anche la legittimità dell'organo che ha emesso l'atto; l'incompetenza va dedotta tempestivamente nel processo e può comportare la nullità dell'atto impositivo.

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