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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40928/2022 del 28/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Palermo che aveva rigettato l'istanza di riesame avverso il provvedimento del G.I.P. che aveva disposto la custodia in carcere. I motivi contestati erano: (i) violazione dell'art. 606 lett. c) ed e) c.p.p. in relazione all'art. 292 comma 2 c.p.p., per difetto di autonoma valutazione del giudice del riesame rispetto alle osservazioni del pubblico ministero e per mera trasposizione della richiesta accusatoria senza rielaborazione critica; (ii) violazione dell'art. 606 lett. b) ed e) c.p.p. per la carenza di gravità indiziaria sia in relazione al delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) — dedotta per lo più sulla base di precedenti condanne e non di comportamenti oggettivi, certi e rilevanti — sia in relazione al concorso in tentata estorsione, sostenendo che dalle intercettazioni non risultava la partecipazione del ricorrente ai fatti contestati alla Ecofal.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Quanto al primo motivo, ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente risposto alla doglianza, indicandosi indicazioni dalle quali risultava che il G.I.P. aveva svolto una valutazione autonoma degli elementi indiziari e segnalando le parti del provvedimento cautelare dotate di originalità rispetto alla richiesta del P.M.; la Corte ha ricordato che la mera somiglianza linguistica tra provvedimento e richiesta non implica automaticamente carenza di autonoma valutazione. Quanto al secondo motivo, la Corte ha confermato che il giudice del riesame ha compiuto un'analisi completa e congrua del materiale indiziario; in particolare l'ordinanza non si è limitata a richiamare precedenti condanne ma ha evidenziato contenuti di conversazioni intercettate, anche una con diretto coinvolgimento del Tutino, ritenute significative per il suo coinvolgimento in attività illecite; la Corte ha inoltre escluso che nella sede di legittimità si possa accogliere una mera lettura alternativa dei dati probatori. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 606 cod.proc.pen.

    Individua i motivi di ricorso per cassazione; la Corte qui ha valutato i motivi denunciati (vizio di motivazione e carenza di gravità indiziaria) nei limiti del sindacato di legittimità, richiedendo specificità nell'indicazione degli aspetti che provino l'assenza di autonoma valutazione

  • art. 292 cod.proc.pen.

    Disciplina i contenuti della motivazione del provvedimento cautelare; la Corte ha ritenuto che il tribunale del riesame abbia dato conto dei requisiti sostanziali e formali di cui all'articolo, rispondendo alle doglianze

  • art. 416-bis cod.pen.

    Riguarda il delitto di associazione di tipo mafioso; la Corte ha ritenuto che, oltre a riferimenti a precedenti condanne, gli elementi intercettativi e il contesto fossero tali da integrare gravi indizi di partecipazione

  • art. 616 cod.proc.pen.

    Prevede la condanna alle spese processuali per i ricorsi infondati; applicata dalla Corte per condannare il ricorrente al pagamento delle spese

  • art. 94 comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    Rilevato in relazione agli adempimenti di trasmissione e registrazione della sentenza; la Corte ha disposto l'inoltro alla cancelleria per gli adempimenti previsti

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. 2, n. 43676 del 07/10/2021; Sez. U., n. 11 del 22/03/2000

    Richiamati per i principi secondo cui: (i) la somiglianza linguistica tra provvedimento e richiesta non prova automaticamente la mancanza di autonoma valutazione; (ii) il tribunale del riesame deve motivare secondo il modello ispirato all'art. 292 c.p.p. e ai canoni dell'art. 546 c.p.p., adeguando la struttura alla natura indiziaria della decisione

Massime di principio

  • La mera analogia o trasposizione linguistica tra la richiesta del P.M. e il provvedimento cautelare non prova di per sé la mancanza di autonoma valutazione del giudice: per un successo nell'impugnazione è necessario indicare specifici elementi del provvedimento che dimostrino l'assenza di un vaglio critico
  • Il giudice del riesame deve motivare in modo organico secondo i criteri dell'art. 292 c.p.p. e adeguare la valutazione alle esigenze della decisione indiziaria; la Corte di legittimità verifica la congruenza logica e giuridica di tale motivazione, non riesamina i fatti come in sede di merito
  • Per contestare la gravità degli indizi in Cassazione occorre dimostrare l'assenza di elementi obiettivi, certi e rilevanti; semplici letture alternative dei dati probatori non sono ammesse nella sede di legittimità
  • Precedenti condanne possono concorrere alla valutazione della gravità indiziaria, ma non devono costituire l'unico fondamento della misura: devono essere integrati da elementi attuali (es. intercettazioni, comportamenti contestuali) che colleghino il soggetto ai fatti
  • Conversazioni intercettate che coinvolgono direttamente l'indagato e il contesto dei partecipanti possono costituire un elemento rilevante per la ricostruzione di partecipazione ad associazione mafiosa, purché la valutazione sia motivata e conforme ai canoni logici e giuridici
  • Nel proporre ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari è strategico specificare in modo puntuale le parti del provvedimento che si ritengano carenti e fornire argomentazioni precise su come tali carenze abbiano inciso sulla decisione, poiché il sindacato di legittimità è limitato e non consente un nuovo esame integrale del materiale probatorio

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