Sentenza del 15/07/2020 n. 498 - Comm. Trib. Reg. per il Piemonte
Redditi derivanti da locazioni di abitazioni residenziali e da locazioni di immobili commerciali
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
veniva contestata la diversa disciplina tributaria tra locazioni di abitazioni residenziali e locazioni di immobili commerciali: per le abitazioni, in caso di mancata percezione del canone la tassazione era calcolata sul valore catastale (art. 8 L. 9/12/1998 n. 431) escludendo i redditi non conseguiti; per i locali commerciali i redditi anche se non percepiti concorrevano alla formazione del reddito imponibile. La censura sosteneva violazione del principio di uguaglianza e di ragionevolezza della legge tributaria
La decisione
la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 326 del 26 luglio 2000, ha valutato la questione costituzionale relativa alla differenziazione tra i due regimi e ha ritenuto che la diversità di trattamento fosse giustificata da rilevanti differenze di natura economica e sociale tra l'abitazione (funzione sociale della casa, tutela dei rapporti locativi della residenza) e gli immobili ad uso commerciale; pertanto la disciplina è stata considerata compatibile con i principi costituzionali e la censura è stata respinta
Norme richiamate
Legge 9 dicembre 1998, n. 431, art. 8
stabilisce che per le abitazioni, in determinate ipotesi di mancata corresponsione del canone o di non locazione, la tassazione avviene sul valore catastale e non sui redditi non percepiti; la Corte ha considerato questa norma giustificata per finalità di tutela abitativa
Principio di uguaglianza (art. 3 Cost.)
la Corte ha applicato il principio di uguaglianza con la dottrina della ragionevolezza: la differenziazione normativa è stata considerata motivata da oggettive differenze tra i due tipi di immobili e non irragionevole
Massime di principio
- Una diversa disciplina fiscale tra immobili a uso abitativo e commerciale può essere costituzionalmente legittima se fondata su differenze oggettive e rilevanti (es. funzione sociale dell'abitazione, diversa rischiosità e natura dei rapporti locativi).
- Per il proprietario di un'abitazione la mancata percezione del canone può trovare applicazione di regole che prendono a riferimento il valore catastale piuttosto che i redditi non percepiti; per immobili commerciali è più probabile che siano tassati anche i redditi non riscossi salvo prova contraria o specifiche norme.
- In contestazioni di incostituzionalità è decisivo dimostrare che non esistono ragioni obiettive e proporzionate che giustifichino la disparità di trattamento: la sola disparità formale non è sufficiente.
- In situazioni simili, il contribuente dovrebbe documentare le ragioni della mancata percezione del canone (es. inadempimento del conduttore, contenzioso civile) e valutare rimedi ordinari (azione di recupero, iscrizione a ruolo contestata) oltre all'eventuale impugnazione basata su mancata ragionevolezza della norma.
- Le amministrazioni fiscali e i giudici valutano anche finalità pubbliche e interessi collettivi (tutela della casa, stabilità dei rapporti locativi), che possono legittimare regole fiscali diverse per categorie di immobili.
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