Ordinanza n. 2172/2026 - Catania, Sezione 2
avverso il silenzio-inadempimento del Comune di Capo d'Orlando sull'istanza di riqualificazione urbanistica di un’area di proprietà del ricorrente.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: provvedimento sostitutivo del commissario ad acta che ha respinto l'istanza di riclassificazione urbanistica dell'area
Esito
La controversia
Il ricorrente aveva chiesto al Comune la riclassificazione urbanistica di immobili di sua proprietà, deducendo la decadenza dei vincoli preordinati all'esproprio. A seguito del ricorso avverso il silenzio-inadempimento, il TAR aveva ordinato al Comune di concludere il procedimento e nominato un commissario ad acta per l'eventuale ulteriore inerzia. Il commissario ha respinto l'istanza ritenendo che le aree fossero già disciplinate dallo strumento urbanistico vigente mediante una pluralità di destinazioni: PU2, viabilità di piano, area per distributore di carburante e autostazione, nonché S5. Ha qualificato le destinazioni PU2, viabilità e distributore di carburante come vincoli conformativi e la destinazione S5 come vincolo preordinato all'esproprio, escludendo che la sua decadenza producesse un'automatica edificabilità o imponesse l'attribuzione della classificazione delle aree contigue in zona B4. Il reclamo contesta, in rito e nel merito, i limiti dell'intervento sostitutivo, sostenendo che il commissario non avrebbe potuto rifiutare la riclassificazione qualificandola come variante generale riservata al Comune. Il ricorrente deduce inoltre che le destinazioni PU2 e viabilità avrebbero natura espropriativa; che la decadenza del vincolo S5 avrebbe determinato una zona bianca, almeno per la porzione interessata; che il provvedimento costituirebbe una variante urbanistica occulta o un'indebita reiterazione del vincolo scaduto; in subordine, lamenta la violazione della disciplina sulle varianti urbanistiche. È dedotto anche eccesso di potere per contraddittorietà logica, poiché il provvedimento qualifica S5 come vincolo preordinato all'esproprio ma afferma contestualmente che l'eventuale inefficacia del vincolo non priverebbe l'area di disciplina urbanistica in ragione di destinazioni conformative ulteriori. Il ricorrente richiama infine i criteri giurisprudenziali distintivi dei vincoli espropriativi e conformativi, sostenendo che la viabilità, per localizzazione puntuale e ablazione delle facoltà edificatorie, e la destinazione PU2, ove riservata all'uso pubblico esclusivo e non attuabile in regime di libero mercato, avrebbero natura espropriativa.
La decisione
Il TAR non ha definito il reclamo nel merito. Ha ritenuto necessario acquisire le norme del Piano Regolatore Generale, le relative Norme Tecniche di Attuazione e le eventuali disposizioni del regolamento edilizio comunale riguardanti le aree con destinazione P2 e S5, così da poter verificare la concreta disciplina urbanistica e la natura dei vincoli controversi. Ha posto a carico della parte ricorrente il deposito di tale documentazione entro trenta giorni dalla comunicazione amministrativa dell'ordinanza e ha rinviato la causa alla camera di consiglio del 22 ottobre 2026.
Massime di principio
- Quando la qualificazione di una destinazione urbanistica come vincolo conformativo o preordinato all'esproprio dipende dal contenuto concreto delle norme di piano, il giudice può disporre l'acquisizione delle disposizioni dello strumento urbanistico, delle relative norme tecniche di attuazione e del regolamento edilizio prima di decidere il ricorso.
- La decadenza di un vincolo preordinato all'esproprio e i suoi effetti sulla disciplina urbanistica dell'area non possono essere valutati in astratto, ma richiedono l'esame della disciplina urbanistica concreta applicabile alle singole porzioni fondiarie e delle eventuali destinazioni concorrenti.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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