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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20374/2026 del 03/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Gullo ha impugnato il diniego di riconoscimento della continuazione tra la sentenza per associazione mafiosa (art. 416-bis) e reati di illecita cessione di stupefacenti (art. 73 DPR 309/1990) risalenti al 2007, nonché tra altre condanne collegate, deducendo che gli stessi fatti e le medesime fonti probatorie erano stati già considerati in sede esecutiva e che il giudice d'appello non aveva adeguatamente valutato la connessione temporale, di luogo e di mezzi tra le fattispecie contestate;

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'appello di Catanzaro per un nuovo esame. La Corte ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse già riconosciuto una continuazione tra reati di cessione di stupefacenti e l'associazione mafiosa e che la Corte territoriale non avesse dato motivazione espressa per discostarsene. Ha altresì indicato i criteri che il giudice del rinvio dovrà seguire nella valutazione della eventuale continuazione, specialmente quando sono in gioco più sodalizi/criminalità organizzata.

Norme richiamate

  • art. 81, comma secondo, cod. pen.

    Contestata dal ricorrente per errata applicazione: la questione concerne il concorso di reati e la qualificazione della continuazione; la Corte rileva che la motivazione del giudice d'appello non ha affrontato adeguatamente il punto contestato

  • art. 416-bis cod. pen.

    Riferita alla qualificazione dell'associazione mafiosa e alla possibilità di riconoscere la continuazione tra reati associativi e reati fine (es. cessioni di stupefacenti) quando vi sia connessione di programmi, temporalità e compagine

  • art. 73 DPR 309/1990 (TU stupefacenti)

    I reati di illecita cessione di stupefacenti vanno valutati nella loro relazione con i reati associativi: la Corte ha richiamato che la continuazione riconosciuta in sede esecutiva tra tali reati e l'associazione mafiosa non può essere ignorata senza espressa motivazione

  • art. 74 DPR 309/1990 (TU stupefacenti)

    Rilevato come titolo di una delle condanne (associazione finalizzata al narcotraffico) e trattato in relazione alla sua eventuale autonomia o evoluzione rispetto all'associazione mafiosa già accertata

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'unificazione di sentenze: si evidenzia che decisioni esecutive precedenti che riconoscono continuità/unificazione devono essere prese in considerazione dal giudice dell'esecuzione

  • art. 7 del d.l. n. 152/1991 conv. in legge n. 203/1991

    Richiamato come causa di aggravazione per il reato di estorsione, fatto che figura tra i reati considerati nei giudicati collegati

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione non può ignorare un precedente riconoscimento della continuazione espresso in altro provvedimento esecutivo: per discostarsene è necessaria espressa e motivata indicazione delle ragioni
  • Il riconoscimento della continuazione tra reati associativi (o tra associazione e reati fine) richiede un'analisi specifica della natura dei sodalizi, della loro operatività, continuità nel tempo, contiguità temporale degli eventi, sovrapposizione dei programmi criminosi e della compagine degli associati
  • La temporalità anteriore di reati fine rispetto alla presunta adesione a un successivo sodalizio può indurre a rileggere la relazione tra associazioni e reati, rendendo necessario esaminare se vi sia stata una reale evoluzione o invece una continuità preesistente
  • Fonti di prova comuni tra procedimenti (es. dichiarazioni di collaboratori) e identità del luogo o delle modalità operative sono elementi rilevanti a favore del riconoscimento della continuazione
  • Quando sono accertate appartenenze a più sodalizi, il giudice deve valutare caso per caso l'autonomia o la sovrapposizione degli organismi criminosi e non può automaticamente escludere la riconducibilità di eventi a un disegno criminoso già delineato

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