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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25521/2025 del 10/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'opposizione al decreto di sequestro e confisca di due immobili intestati al figlio Rosario Nesci, operata ai sensi dell'art. 240-bis cod. pen. Il difensore ha dedotto violazione e errata applicazione dell'art. 240-bis nonché mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione. In particolare è stato contestato che la Corte d'Appello non ha risposto alle censure sulla possibile scissione tra titolarità formale e disponibilità effettiva degli immobili, sulla sproporzione tra valore dei beni e redditi, e non ha valutato i documenti difensivi che dimostravano la lecita provenienza (mutuo ventennale, risarcimento danni per incidente, canoni d'affitto, vendita di immobile, modesti investimenti e basso costo della vita locale).

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio alla Corte d'Appello di Reggio Calabria. La Cassazione ha rilevato che la motivazione della Corte territoriale non si è confrontata con le specifiche censure difensive e non ha fornito elementi idonei a dimostrare l'interposizione fittizia o la disponibilità effettiva dei beni da parte del condannato. È stato ribadito che, con riguardo a terzi intestatari, la presunzione di illecita accumulazione non basta: la pubblica accusa deve provare, con elementi di gravità, precisione e concordanza, la discrasia tra titolarità formale e disponibilità effettiva. La Corte d'Appello dovrà ora motivare nuovamente, esaminando i documenti difensivi e ricostruendo in dettaglio versamenti e obbligazioni relativi ai beni.

Norme richiamate

  • art. 240-bis cod. pen.

    Regola la confisca per sproporzione patrimoniale: la presunzione relativa di illecita accumulazione riferita al soggetto indagato/imputato non può essere automaticamente estesa a terzi; nei confronti di terzi spetta all'accusa dimostrare, con elementi di gravità, precisione e concordanza, l'interposizione fittizia e la disponibilità effettiva del bene da parte del condannato

  • art. 12-sexies D.L. 8 giugno 1992, n. 306 (conv. L. 7 agosto 1992, n. 356)

    Prevede la presunzione relativa di illecita accumulazione patrimoniale anche in capo a coniuge e figli in una speciale ipotesi normativa; tuttavia l'applicazione richiede un esame concreto e la valutazione delle circostanze del caso

  • Giurisprudenza di legittimità richiamata

    Sez. 2, n. 37880 del 15/06/2023; Sez. 5, n. 13084 del 06/03/2017; Sez. 6, n. 26638 del 30/05/2024; Sez. 2, n. 23937 del 20/05/2022

    Costante orientamento che impone all'accusa l'onere probatorio (elementi di gravità, precisione e concordanza) per dimostrare l'interposizione fittizia e richiede al giudice motivazione puntuale sull'effettiva disponibilità dei beni quando intestati a terzi

Massime di principio

  • La mera sproporzione tra reddito dichiarato di un terzo e il valore di beni a lui intestati non è sufficiente, di per sé, a giustificare la confisca ex art. 240-bis nei confronti del terzo; l'onere probatorio ricade sull'accusa
  • Quando si contesta l'interposizione fittizia la Corte deve indicare elementi fattuali concreti, caratterizzati da gravità, precisione e concordanza, che consentano di inferire la disponibilità effettiva del bene da parte del condannato
  • Il giudice dell'esecuzione e la Corte d'Appello sono obbligati a valutare e motivare espressamente i documenti e le allegazioni difensive che propongono fonti lecite di acquisto (mutui, risarcimenti, affitti, vendite), ricostruendo versamenti e obbligazioni in modo dettagliato
  • In situazioni di investimenti modesti o di nucleo familiare con basso costo della vita, la difesa ha diritto che questi elementi siano confrontati con gli accertamenti patrimoniali prima di ritenere sussistente la sproporzione
  • In caso di carenze motivazionali o di mancato esame delle censure difensive, la Corte di Cassazione annulla e rinvia perché la valutazione venga ripetuta in conformità ai principi di diritto richiamati

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