Cassazione Civile, Sentenza n. 18092/2023 del 23/06/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione di avvisi di accertamento (IRES, IRAP, IVA) notificati alla società Viesse Service soc. coop. e ai soci, fondati sulla qualificazione della società come "interposta"/"cartiera" che emetteva e riceveva fatture per operazioni inesistenti; l'Ufficio aveva ritenuto che i redditi e l'IVA dovessero essere attribuiti ai soci che gestivano uti dominus la società. In primo grado la CTP aveva rigettato i ricorsi; la CTR aveva parzialmente accolto gli appelli limitatamente all'indeducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette richiamando l'art. 8 d.l. 16/2012 (convertito in L.44/2012). L'Agenzia proponeva ricorso per cassazione articolato su più motivi, primo fra tutti la mancata riunione e l'omessa integrazione del contraddittorio rispetto a un giudizio connesso promosso da Abeni Massimo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il primo motivo dell'Agenzia: ha ritenuto che le controversie basate sulla contestazione di interposizione siano inscindibili e che la CTR avrebbe dovuto disporre l'integrazione del contraddittorio e la riunione dei giudizi (o comunque l'integrazione delle parti) includendo anche Abeni Massimo. Perciò la Corte ha dichiarato la nullità dell'intero giudizio di merito, ha cassato le sentenze di merito e ha rinviato alla Commissione Tributaria di primo grado di Bari per nuovo esame, previa integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i soci interessati. Gli altri motivi del ricorso dell'Agenzia sono stati assorbiti.
Norme richiamate
D.P.R. n. 600/1973, art. 37 comma 3
Consente la traslazione dei redditi dall'interposta al soggetto che ne è effettivo possessore mediante presunzioni gravi, precise e concordanti; applicabile anche alle società di capitali e all'IVA; non rileva se l'interposizione sia reale o fittizia.
D.P.R. n. 600/1973, art. 39 comma 2
Richiamato come criterio di determinazione del reddito nei casi di società priva di struttura operativa (cd. società "cartiera").
D.P.R. n. 633/1972, art. 3 comma 3
Indica, in linea con la Sesta direttiva IVA (art. 6, par. 4), che il rapporto di mandato senza rappresentanza comporta che il soggetto che agisce per conto altrui possa essere considerato destinatario/erogatore della prestazione ai fini IVA.
Costituzione, art. 53
Principio di capacità contributiva utilizzato come chiave interpretativa: i presupposti impositivi comuni a più soggetti devono essere trattati insieme per tutelare l'uguaglianza e la coerenza dell'imposizione.
d.lgs. n. 546/1992, art. 14 commi 1 e 2
Norme sul coordinamento/riunione nel processo tributario richiamate come base per ritenere inscindibili le controversie connesse.
Codice di procedura civile, art. 331
Obbligo di integrazione del contraddittorio in appello quando sussistono cause dipendenti o inscindibili; omissione comporta nullità del procedimento di secondo grado e della sentenza ed è rilevabile d'ufficio.
Codice di procedura civile, art. 102
Richiamato nel quadro delle norme procedurali relative a litisconsorzio e connessità delle cause.
d.l. n. 16/2012 art. 8 (convertito in L. 44/2012)
Norma citata dalla CTR in relazione all'indeducibilità dei costi per soggetti coinvolti in frodi carosello; la Corte di legittimità ha ritenuto il tema assorbito dalla decisione sul vizio procedurale.
d.l. n. 269/2003 (conv. L. 326/2003), art. 7
Regola la responsabilità sanzionatoria della persona giuridica; la Corte segnala che la norma non opera quando la società sia mera fictio e l'illecito sia ascrivibile direttamente alle persone fisiche che l'hanno gestita.
TUIR, art. 109
Norma sui presupposti della deducibilità dei costi, richiamata nei motivi dei ricorrenti; la Corte ha lasciato la questione al merito dopo la rinnovazione del giudizio.
D.P.R. n. 633/1972, art. 19
Riferimento al diritto alla detrazione IVA riconosciuto all'interposto qualora ricorrano i presupposti, in applicazione della traslazione del reddito/diritti tra interposto e interponente.
Massime di principio
- Quando atti impositivi si fondano su un'unica contestazione di fatto (es. interposizione) e coinvolgono più soggetti (società interposta e soci/interponenti), le controversie sono in genere inscindibili: i giudizi devono essere riuniti o il contraddittorio integrato per tutti i soggetti interessati; la mancata integrazione determina la nullità del giudizio di merito.
- L'art. 37 DPR 600/1973 permette la traslazione del reddito dall'interposta all'effettivo possessore tramite presunzioni gravi, precise e concordanti; l'Amministrazione ha l'onere di provarne l'esistenza (anche con indizi), il contribuente può fornire prova contraria.
- La qualificazione della società come "cartiera" o mera "fictio" comporta che le imposte e le sanzioni possano essere riferite alle persone fisiche che hanno gestito uti dominus l'attività; la disciplina delle sanzioni a carico della persona giuridica (art. 7 d.l. 269/2003) può non trovare applicazione quando la società è strumento fittizio.
- Ai fini IVA, il rapporto riconducibile a mandato senza rappresentanza (gestione uti dominus) implica che le prestazioni possono essere considerate effettuate dall'interponente; ciò giustifica il recupero dell'IVA e la detrazione in capo al soggetto effettivamente titolare.
- In fase di difesa è fondamentale proporre tempestive eccezioni di litisconsorzio/connessione o chiedere l'integrazione del contraddittorio quando esistono atti impositivi che colpiscono più soggetti in ragione dello stesso fatto, per evitare pronunce contrastanti e nullità procedurali.
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