Sentenza del 17/01/2019 n. 30 - Corte di Giustizia UE
La Corte interviene sull' effettività delle azioni penali relative a reati in materia di imposta sul valore aggiunto. Rinvio pregiudiziale - Imposta sul valore aggiunto (IVA) - Tutela degli interessi finanziari dell'Unione europea - Articolo 325, paragrafo 1, TFUE - Convenzione relativa alla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee - Procedimento penale relativo a reati in materia di IVA - Principio di effettività - Assunzione delle prove - Intercettazioni telefoniche - Autorizzazione concessa da un'autorità giudiziaria incompetente - Presa in considerazione di tali intercettazioni come elementi di prova - Normativa nazionale - Divieto.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
Il procedimento penale riguardava presunti reati fiscali in materia di IVA, commessi tramite una società commerciale e consistenti, tra l'altro, nell'evasione dell'imposta e nella gestione di un'organizzazione criminale. Durante le indagini erano state disposte intercettazioni telefoniche da un'autorità giudiziaria bulgara che, a seguito del trasferimento legislativo delle competenze a un tribunale speciale, non era più competente ad autorizzarle. Il giudice del rinvio chiedeva se il principio europeo di effettività della lotta alle frodi IVA imponesse di utilizzare comunque tali intercettazioni, anche quando il diritto nazionale ne prevedeva l'esclusione e anche quando esse fossero l'unica prova idonea a dimostrare la colpevolezza di uno degli imputati.
La decisione
La Corte di giustizia ha stabilito che l'articolo 325, paragrafo 1, TFUE e le disposizioni della Convenzione PIF, lette alla luce della Carta dei diritti fondamentali, non impongono di disapplicare la norma nazionale che esclude le intercettazioni autorizzate da un giudice incompetente. L'esigenza di reprimere efficacemente le frodi IVA non può prevalere sul principio di legalità, sullo Stato di diritto e sul diritto alla vita privata. Poiché l'intercettazione autorizzata da un'autorità priva di competenza non è considerata un'ingerenza prevista dalla legge ai sensi della Carta, il giudice nazionale può e deve escludere tale prova, anche se ciò comporta l'impossibilità di condannare l'imputato per insufficienza di altre prove. La Corte non ha deciso direttamente sulla colpevolezza degli imputati né sulle spese, rimesse al giudice nazionale.
Norme richiamate
Articolo 325, paragrafo 1, TFUE
L'Unione e gli Stati membri combattono contro la frode e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell'Unione stessa mediante misure [...] dissuasive e tali da permettere una protezione efficace.
Impone agli Stati membri di adottare misure effettive e dissuasive contro le frodi che incidono sulle risorse dell'Unione, comprese le frodi in materia di IVA, ma non autorizza l'utilizzo di prove acquisite in violazione dei diritti fondamentali e del principio di legalità.
Articolo 1, paragrafo 1, lettera b), Convenzione PIF
Costituisce frode che lede gli interessi finanziari delle Comunità europee, in materia di entrate, qualsiasi azione od omissione intenzionale [...] cui consegua la diminuzione illegittima di risorse del bilancio generale.
Ricompresa nella tutela degli interessi finanziari dell'Unione è la frode relativa alle entrate IVA, quando comporta una diminuzione delle risorse finanziarie europee.
Articolo 2, paragrafo 1, Convenzione PIF
Ogni Stato membro prende le misure necessarie affinché le condotte di cui all'articolo 1 [...] siano passibili di sanzioni penali effettive, proporzionate e dissuasive.
Richiede una repressione penale effettiva delle frodi gravi, ma deve essere applicato nel rispetto dei diritti fondamentali, delle garanzie processuali e della legalità dell'acquisizione della prova.
Articoli 7 e 52, paragrafo 1, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea
Le intercettazioni telefoniche costituiscono un'ingerenza nel diritto al rispetto della vita privata; tale ingerenza è ammessa solo se prevista dalla legge e necessaria e proporzionata.
Un'intercettazione autorizzata da un'autorità giudiziaria incompetente non soddisfa il requisito di essere prevista dalla legge e deve pertanto essere esclusa dal procedimento.
Articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea
È richiamato nel rinvio pregiudiziale in relazione al diritto a un ricorso effettivo e a un giudice precostituito per legge, ma la decisione si fonda principalmente sul principio di legalità, sul diritto alla vita privata e sulle garanzie della Carta.
Articolo 348 del codice di procedura penale bulgaro (NPK)
Prevede conseguenze per le violazioni sostanziali delle norme procedurali e costituisce la base nazionale per l'esclusione o la contestazione degli atti e delle prove ottenuti in violazione delle regole di competenza.
Articolo 5 dello ZIDNPK bulgaro
Ha trasferito la competenza ad autorizzare le intercettazioni relative a persone sospettate di partecipare a un'organizzazione criminale dal Tribunale di Sofia al Tribunale speciale per i procedimenti penali.
Massime di principio
- L'obiettivo di reprimere efficacemente le frodi IVA e tutelare il bilancio dell'Unione non consente di sacrificare le garanzie fondamentali del procedimento penale.
- Una prova invasiva della vita privata, come un'intercettazione, deve essere autorizzata dall'autorità espressamente competente secondo una base normativa chiara e precisa.
- Se l'autorizzazione è stata rilasciata da un giudice incompetente, la prova può essere esclusa anche quando sia decisiva o costituisca l'unico elemento idoneo a dimostrare il reato.
- Le irregolarità dovute a norme transitorie poco chiare o a prassi giudiziarie controverse non rendono automaticamente utilizzabile una prova acquisita fuori dai limiti legali.
- Il principio di effettività impone agli Stati di predisporre procedure idonee a reprimere le frodi, ma non impone ai giudici di utilizzare prove ottenute illegittimamente.
- In situazioni analoghe occorre verificare separatamente: la competenza dell'autorità che ha autorizzato l'atto, la chiarezza della base normativa, il rispetto dei diritti fondamentali e l'eventuale esistenza di altre prove legalmente acquisite.
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