Sentenza del 08/03/2017 n. 336 - Comm. Trib. Reg. per la Liguria
ACCERTAMENTO - fatto notorio - definizione - accertamento analitico induttivo - agente - ruolo di manager di campioni sportivi - scarso reddito dichiarato - rilevanti compensi dei propri clienti - antieconomicità - sussistenza - pretesa impositiva - legittimità
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza di primo grado che aveva annullato l'accertamento relativo al 2008. L'Ufficio sosteneva che la società esercitasse in concreto attività di agente, manager e procuratore sportivo, pur avendo dichiarato un'attività diversa e ricavi modesti. In particolare, a fronte dei compensi milionari percepiti dal pilota L.C., la società aveva dichiarato soltanto 80.000 euro di compensi. Tale sproporzione, insieme agli articoli di stampa e alle interviste che qualificavano C.P. come manager di primissimo piano nel motociclismo, è stata ritenuta indice di antieconomicità e fonte di presunzioni gravi, precise e concordanti. L'Ufficio ha quindi ricostruito maggiori compensi applicando una provvigione del 5% ai 2.342.383 euro percepiti dal pilota, determinando ricavi complessivi per 117.119 euro e un maggior reddito d'impresa di 37.119 euro. Contestava inoltre la fatturazione fuori campo IVA.
La decisione
La Commissione ha accolto parzialmente l'appello dell'Agenzia. Ha ritenuto legittimo l'accertamento analitico-induttivo previsto dall'art. 39, comma 1, lettera d), del D.P.R. 600/1973, considerando l'antieconomicità dei ricavi dichiarati e il ruolo pubblico e notorio di C.P. quale manager di importanti piloti. È stato quindi confermato il reddito d'impresa accertato di 68.170 euro, da imputare ai soci, contro i 31.051 euro dichiarati. L'appello è stato invece respinto quanto all'IVA: le prestazioni sono state qualificate come consulenza tecnica resa a una società olandese soggetto passivo IVA e, secondo la disciplina applicabile nel 2008, non erano territorialmente rilevanti in Italia. Le spese di giudizio sono state compensate per soccombenza reciproca.
Norme richiamate
Art. 39, comma 1, lettera d), D.P.R. 600/1973
Accertamento analitico-induttivo
Consente all'Amministrazione finanziaria di ricostruire induttivamente i ricavi quando la dichiarazione evidenzia comportamenti antieconomici e gli elementi disponibili formano presunzioni gravi, precise e concordanti. In tale situazione il contribuente deve fornire una spiegazione concreta e documentata della divergenza.
Art. 54, D.P.R. 633/1972
Richiamato dall'Ufficio quale fondamento dei poteri di rettifica ai fini IVA; la decisione finale ha però escluso l'imponibilità italiana delle prestazioni.
Art. 7, comma 4, lettere d) ed e), D.P.R. 633/1972, nella versione applicabile nel 2008
La disciplina ratione temporis prevedeva regole speciali per determinate prestazioni di consulenza e assistenza rese a soggetti passivi stabiliti in altro Stato comunitario. La Commissione ha qualificato l'attività della società come consulenza tecnica e ha ritenuto l'operazione non rilevante ai fini IVA in Italia, in quanto tassabile nello Stato del committente.
Cass., ord. n. 2808 del 6 febbraio 2013
Il fatto notorio deve essere inteso in senso rigoroso, cioè come fatto acquisito con tale grado di certezza da apparire indubitabile ed incontestabile.
Il fatto notorio deve essere percepibile e verificabile dalla collettività, non coincidere con una mera conoscenza personale del giudice. Nel caso concreto, la notorietà del ruolo di C.P. quale manager di piloti famosi è stata desunta da articoli, riviste specializzate e interviste pubbliche.
Cass., sent. n. 8853 del 13 aprile 2007
Richiamata per sostenere che l'effettiva natura dell'attività può essere ricostruita sulla base dei rapporti concreti tra le parti, senza attribuire valore decisivo alla sola qualificazione formale contenuta in un contratto.
Cass., sent. n. 461 del 17 gennaio 2002
Lo sviluppo o la diversa argomentazione di una tesi difensiva non costituisce mutamento della domanda, salvo che venga introdotta una pretesa nuova rispetto a quella originaria.
Massime di principio
- L'Amministrazione può contestare ricavi dichiarati quando risultano manifestamente antieconomici rispetto all'attività concretamente svolta, al valore dei clienti gestiti e ai compensi generati.
- La qualificazione formale dell'attività o del contratto non è decisiva: il giudice può valutare la sostanza dei rapporti, le prestazioni effettive e il ruolo realmente svolto dal contribuente.
- Articoli di stampa, interviste e informazioni pubblicamente verificabili possono concorrere a formare il fatto notorio e, insieme ad altri elementi economici, sostenere un accertamento presuntivo.
- Una volta individuati elementi gravi, precisi e concordanti, spetta al contribuente dimostrare con documentazione attendibile le ragioni della sproporzione tra compensi dichiarati e valore dell'attività.
- Ai fini IVA occorre applicare la disciplina vigente nell'anno dell'operazione e qualificare concretamente il servizio. Le consulenze rese a un soggetto passivo comunitario possono risultare non territorialmente rilevanti in Italia, se ricorrono i requisiti previsti dalla norma allora vigente.
- La decisione può essere parzialmente favorevole a entrambe le parti: l'accertamento reddituale può essere confermato mentre il recupero IVA può essere annullato, con conseguente compensazione delle spese.
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