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Sentenza

Sentenza del 16/10/2019 n. 26142 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Le società hanno proposto ricorso per revocazione contro la sentenza della Corte di cassazione n. 15661/2014, deducendo un errore di fatto ai sensi dell'articolo 395, comma 1, n. 4, c.p.c. Secondo le ricorrenti, la Corte avrebbe erroneamente escluso la necessità del litisconsorzio del concessionario della riscossione nel giudizio relativo alle cartelle IVA, nonostante fossero stati contestati anche vizi propri della cartella, rientranti nella competenza del concessionario. La Corte ha però ritenuto che la censura riguardasse l'interpretazione e l'applicazione di norme processuali, e non una mera svista percettiva su un fatto risultante dagli atti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. Ha chiarito che l'errore di fatto revocatorio deve consistere in una falsa percezione immediatamente rilevabile dal confronto tra la sentenza e gli atti processuali, relativa all'esistenza o inesistenza di un fatto non controverso. Non può invece riguardare l'interpretazione di norme giuridiche, la qualificazione del litisconsorzio necessario o la valutazione giuridica dei fatti. Le ricorrenti sono state condannate, in solido, al pagamento in favore dell'Agenzia delle Entrate di 4.000 euro per compensi, oltre alle spese prenotate a debito, nonché al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • Articolo 395, comma 1, n. 4, codice di procedura civile

    Errore di fatto risultante dagli atti o documenti della causa

    La revocazione è ammissibile solo per un errore percettivo o una svista materiale su un fatto decisivo, la cui esistenza o inesistenza risulti incontrovertibilmente dagli atti. Non è ammissibile per contestare l'interpretazione o l'applicazione di norme giuridiche.

  • Articolo 13, commi 1-bis e 1-quater, Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002

    Ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso

    In caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, il giudice dà atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento di un ulteriore contributo unificato.

  • Norme processuali sul litisconsorzio necessario

    La valutazione dell'esistenza di un litisconsorzio necessario richiede l'interpretazione delle norme processuali e costituisce una questione giuridica, non un semplice fatto storico suscettibile di revocazione ai sensi dell'articolo 395, n. 4, c.p.c.

Massime di principio

  • La revocazione per errore di fatto non può essere utilizzata come strumento per ottenere una nuova valutazione giuridica della controversia o per contestare l'interpretazione di norme processuali.
  • L'errore revocatorio deve emergere in modo immediato e oggettivo dal confronto tra la sentenza e gli atti o documenti di causa; se sono necessarie argomentazioni interpretative, si tratta normalmente di error in iudicando e non di errore di fatto.
  • La qualificazione dell'esistenza o meno di un litisconsorzio necessario è una questione di diritto: un eventuale errore sul punto deve essere fatto valere con i rimedi processuali appropriati, non mediante revocazione per errore di fatto.
  • La revocazione non consente di trasformare una critica alla motivazione o alla decisione della sentenza in una falsa percezione di fatti.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, la parte soccombente può essere condannata alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato previsto dalla legge.

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