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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10406/2026 del 18/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendolo aspecifico e rivalutativo. Ha affermato che la doglianza non si confrontava con la motivazione del giudice dell'esecuzione e non indicava specifici vizi logici o giuridici del provvedimento impugnato. Conseguentemente ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice dell'esecuzione)

La controversia

La persona interessata, tramite difensore di fiducia, ha impugnato in cassazione l'ordinanza del Tribunale di Roma, quale giudice dell'esecuzione, che aveva rigettato l'istanza ex art. 671 c.p.p. volta a riconoscere la continuazione tra più sentenze indicate in quattro gruppi. Nel ricorso si contestava il diniego del vincolo della continuazione, sostenendo che i fatti fossero riconducibili a un medesimo disegno criminoso. La Corte rileva però che il ricorso si limita a riprodurre censure già esaminate e disattese dal giudice dell'esecuzione, senza confrontarsi specificamente con la motivazione del provvedimento impugnato. In particolare, il giudice dell'esecuzione aveva valorizzato la diversa composizione di alcuni reati, la commissione in concorso con persone diverse e la diversa indole dei fatti, con riferimento anche al reato di evasione commesso nel marzo 2021, escludendo gli indici sintomatici della medesimezza del disegno criminoso. La ricorrente invocava inoltre la minima distanza cronologica tra i fatti e una generica finalità economica, ma tali argomenti sono ritenuti non idonei a fondare, da soli, la continuazione.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Disciplina il riconoscimento in executivis della continuazione tra reati già giudicati; nel caso concreto l'istanza è stata rigettata perché mancava la prova di un medesimo disegno criminoso.

  • art. 81, comma 2, c.p.

    medesimo disegno criminoso

    La continuazione richiede che, al momento del primo reato, i successivi fossero già programmati almeno nelle loro linee essenziali; non basta una generica propensione a delinquere o un mero programma di procacciarsi denaro illecitamente.

  • art. 591, comma 1, lett. c), c.p.p.

    Il ricorso è inammissibile quando le censure sono aspecifiche o non consentite in cassazione perché meramente rivalutative.

  • art. 581, comma 1, lett. d), c.p.p.

    È richiamato quale parametro di specificità dei motivi di impugnazione, la cui violazione determina inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche in sede esecutiva, presuppone la dimostrazione di un programma criminoso unitario già delineato nelle sue componenti essenziali al momento della commissione del primo reato.
  • La mera analogia tra i reati, la vicinanza temporale dei fatti, la generica spinta economica o una propensione a delinquere non sono di per sé sufficienti a provare il medesimo disegno criminoso.
  • La distinzione tra continuazione e abitualità o professionalità criminosa impedisce di trasformare una generica attitudine a commettere reati in un vincolo ex art. 81 c.p.; la continuazione è istituto ispirato al favor rei e non coincide con un programma di vita delinquenziale.
  • In cassazione sono inammissibili le doglianze che si limitano a riproporre questioni già esaminate dal giudice di merito-esecuzione senza una specifica critica della motivazione impugnata.
  • L'istanza di riconoscimento della continuazione può essere rigettata quando il giudice evidenzi elementi fattuali incompatibili con l'unitarietà del programma, come la diversa composizione soggettiva dei fatti e la loro diversa indole.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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