L.R. Campania 2/2006
Norme per la promozione del parto fisiologico [...]
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa legge della Campania promuove il parto fisiologico, la demedicalizzazione della nascita e la continuità assistenziale gravidanza-parto-puerperio. Prevede organizzazione dei punti nascita, corsi di preparazione, assistenza domiciliare, formazione degli operatori, monitoraggio epidemiologico e relazioni annuali. È in vigore dal giorno successivo alla pubblicazione nel BURC (6 marzo 2006).
Promozione del parto fisiologico e dell’assistenza materno-infantile
Promozione del parto fisiologico e dell’assistenza materno-infantile
La legge disciplina, per la Regione Campania, un insieme di interventi organizzativi, assistenziali e formativi finalizzati a favorire il parto fisiologico, la tutela della salute di donna e neonato e la continuità dell’assistenza dalla gravidanza al puerperio. Il provvedimento mira a ridurre la medicalizzazione non necessaria della nascita, nel rispetto della scelta consapevole della donna e delle indicazioni cliniche.
Finalità e soggetti responsabili
La Regione individua come obiettivi principali il benessere psico-fisico di donna e neonato, la promozione di scelte consapevoli sul parto, la diffusione della conoscenza delle pratiche assistenziali, la riduzione dei fattori di rischio e la promozione dell’allattamento al seno e della demedicalizzazione dell’evento nascita.
- Sono chiamate a dare attuazione agli interventi le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere e le aziende ospedaliere universitarie policlinico.
- L’azione deve essere coerente con la normativa nazionale e regionale vigente.
Definizione di parto fisiologico e modalità assistenziali
Il parto fisiologico è definito come la spontanea evoluzione dei tempi e dei ritmi della nascita. Per le donne con gravidanza qualificata come fisiologica da un’équipe ostetrica dell’ASL è previsto un percorso di preparazione specifico con ostetriche formate. Le modalità di assistenza durante il travaglio devono garantire:
- rispetto delle esigenze biologiche, delle scelte e della cultura della donna;
- ritmi fisiologici del travaglio ed eliminazione di pratiche prive di evidenza scientifica;
- libertà di posizione durante il travaglio e nella fase espulsiva;
- ambiente confortevole e rispettoso dell’intimità;
- presenza di una persona di fiducia;
- presenza del padre, salvo gravi ragioni ostative;
- abolizione dell’uso sistematico dell’episiotomia;
- immediata restituzione del figlio alla madre;
- abolizione del taglio immediato del cordone ombelicale;
- incentivo all’allattamento al seno;
- sostegno ostetrico nel post-partum immediato e nei giorni successivi.
Organizzazione dei servizi e integrazione territoriale-ospedaliera
È prevista l’integrazione funzionale tra consultori familiari e punti nascita, con raccordo tra consultorio, strutture ospedaliere e servizi territoriali extra-ospedalieri per mantenere, ove possibile, la stessa équipe di operatori. L’assistenza alle gravidanze a rischio è demandata fin dall’accertamento alle strutture ospedaliere e ai punti nascita accreditati. Le aziende sanitarie devono, tramite le UOMI:
- adottare una cartella clinica ostetrico-neonatale unica regionale;
- assicurare assistenza alle gravidanze fisiologiche;
- realizzare corsi di preparazione al parto e materiale informativo;
- accertare, certificare e assistere le gravidanze a rischio, attivando percorsi protetti con strutture di III livello. Entro sei mesi dall’entrata in vigore, le strutture devono creare spazi dedicati al parto fisiologico nelle sedi già attrezzate per l’assistenza ad alto rischio, così da ospitare le donne in travaglio in condizioni fisiologiche che scelgono la demedicalizzazione. Dopo il parto, deve essere garantita assistenza domiciliare a madre e bambino per favorire la dimissione precoce e la continuità delle cure.
Corsi di preparazione al parto
I consultori organizzano corsi di preparazione al parto e all’incontro con il bambino. I corsi, centrati sull’ostetrica/o, sono rivolti fin dall’inizio della gravidanza alla donna e alla coppia e mirano a favorire una gestione attiva dell’evento gravidanza-nascita-parto. Essi devono fornire conoscenze sull’evento e utilizzare metodi rispettosi dell’unità psico-fisica e della cultura della donna. È previsto ampio spazio allo scambio di esperienze e, dopo il parto, incontri di verifica e confronto tra madri e operatori.
Assistenza durante il parto e nel puerperio
Nei punti nascita la donna deve poter disporre di uno spazio dedicato, accessibile alle persone da lei scelte, anche in caso di interventi operativi. Prima del parto devono essere illustrati i protocolli in uso nella struttura, con una campagna di informazione e sensibilizzazione a cura delle aziende sanitarie. La donna sceglie il tipo di allattamento; l’organizzazione ospedaliera deve favorire l’allattamento al seno secondo i ritmi della madre e del bambino. È garantita la possibilità di tenere con sé il neonato sano per il tempo desiderato durante la degenza; su richiesta, la permanenza può essere limitata alle ore diurne. Sono consentite senza limiti di orario le visite del partner o di altra persona scelta dalla donna, anche in presenza del neonato. Il personale dei nidi, adeguatamente formato, è decentrato nei reparti di ostetricia per assistere i neonati accanto alle madri, senza trasferire su queste i compiti assistenziali. Durante la degenza sono promossi incontri informativi su allattamento, puericultura, igiene del puerperio, fisiologia della riproduzione e pianificazione, anche in raccordo con il consultorio di quartiere. La donna deve essere informata e consultata tempestivamente sulle procedure, sulla loro utilità ed efficacia e sulle proprie condizioni e quelle del neonato; a richiesta, può prendere visione della cartella clinica ostetrica-pediatrica.
Finanziamento e struttura dei presidi
Gli enti responsabili dei servizi di zona e gli enti ospedalieri devono attuare gli interventi nell’ambito dei programmi di investimento e dei relativi finanziamenti regionali, utilizzando i fondi derivanti dalla riduzione degli interventi chirurgici. I programmi devono prevedere:
- spazi dedicati al travaglio-parto;
- camere di degenza con non più di due letti e culle per i neonati, con servizi igienici dedicati;
- reparti di patologia neonatale attigui ai reparti di ostetricia;
- spazi comuni per le attività collettive previste dalla legge.
Osservatorio epidemiologico regionale e comunicazione
La Regione rafforza l’Osservatorio Epidemiologico Regionale per il monitoraggio e il coordinamento delle attività informative ospedaliere e territoriali ostetrico-neonatali. All’OER deve essere trasmesso periodicamente e con tempestività l’insieme dei dati disponibili, tra cui mortalità, schede di dimissione ospedaliera, trasporto neonatale, interruzioni volontarie di gravidanza, posti letto e strutture di ricovero. Gli obiettivi del monitoraggio riguardano:
- descrizione delle diverse modalità di assistenza alla gravidanza e al parto;
- descrizione della mortalità materna e neonatale e degli esiti delle diverse modalità assistenziali;
- analisi dei costi sociali ed economici;
- verifica dei livelli professionali del personale socio-sanitario. L’OER deve inoltre rafforzare la comunicazione verso la popolazione, con attenzione alle strutture e alle équipe dedicate all’assistenza materno-infantile.
Formazione e aggiornamento degli operatori
Il personale del servizio sanitario regionale addetto all’assistenza della donna in gravidanza e al parto deve essere aggiornato e riqualificato. La Regione, tramite l’ARSAN e d’intesa con le aziende sanitarie, promuove corsi semestrali articolati in due livelli:
- un primo livello generale, uguale per tutti gli operatori;
- un secondo livello specifico, calibrato sulle rispettive competenze. L’aggiornamento di secondo livello approfondisce l’efficacia delle tecniche ostetriche e neonatologiche e la loro applicazione pratica presso sale parto e isole neonatali. I corsi mirano anche a riutilizzare e riqualificare il personale, valorizzare la discussione clinica, rafforzare la collaborazione tra ostetricia e neonatologia, prevedere la formazione di psicologi nel circuito nascita e differenziare ruoli e responsabilità tra condizioni fisiologiche e a rischio.
Monitoraggio annuale e relazione alla Giunta e al Consiglio
La Giunta regionale deve approvare e rendere pubblica una relazione annuale contenente dati su:
- mortalità e morbosità perinatale, anche tardiva, e materna, con attenzione alle cause iatrogene;
- modalità del parto, soprattutto operative e strumentali;
- complicanze in gravidanza;
- uso di analgesici, anestetici, ossitocina e altri farmaci durante travaglio e parto;
- dati statistici sulla popolazione assistita, per età, classe sociale e rischio sanitario. L’assessore alla sanità presenta annualmente al Consiglio regionale una relazione basata sui dati forniti dalle aziende sanitarie.
Entrata in vigore
La legge è dichiarata urgente ed entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Campania. La pubblicazione indicata è del 6 marzo 2006, con efficacia dal giorno seguente.
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