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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15255/2025 del 17/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Torino che aveva respinto il reclamo contro il diniego, da parte del Magistrato di Sorveglianza, della misura compensativa risarcitoria ex art.35-ter L.354/1975. Il ricorrente deduceva di aver subito periodi di detenzione in celle con spazio individuale inferiore a 3 metri quadrati per un totale di 1.474 giorni, con ripartizione dettagliata dei periodi; contestava che il Tribunale avesse valorizzato solo attività ricreative/scolastiche e regime semiaperto (ore diurne in apertura di cella) tralasciando la valutazione congiunta della durata della detenzione come fattore compensativo necessario per superare la presunzione di violazione dell'art.3 CEDU. Denunciava inoltre disfunzioni (assenza di riscaldamento, ventilazione, acqua calda, luce naturale) ritenute potenzialmente integranti trattamento inumano o degradante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando il procedimento al Tribunale di Sorveglianza di Torino per nuovo giudizio. La Corte ha censurato la motivazione del Tribunale per carenza e apoditticità: in presenza di spazio individuale inferiore a 3 mq il Tribunale aveva valutato solo alcuni fattori compensativi senza esaminare congiuntamente la durata della detenzione (che deve concorrere con gli altri due fattori) e senza spiegare adeguatamente perché le carenze impiantistiche fossero meri disagi. Ha inoltre richiamato il principio secondo cui nelle procedure ex art.35-ter le allegazioni del detenuto godono di una presunzione relativa di veridicità e l'Amministrazione deve fornire elementi contrari. Il rinvio è disposto affinché il Tribunale colmi le lacune motivazionali e acquisisca/valuti le informazioni presso la Direzione penitenziaria, verificando con riferimento ai periodi specifici la sussistenza congiunta dei tre fattori compensativi e la gravità/durata delle disfunzioni strutturali.

Norme richiamate

  • Legge 26 luglio 1975, n.354 (ordinamento penitenziario) - art.35-ter

    L'art.35-ter prevede un rimedio compensativo per la detenzione contraria all'art.3 CEDU (sconto di pena e risarcimento). Nella vicenda è stato richiamato il criterio che, nelle procedure ex art.35-ter, le allegazioni del detenuto godono di una presunzione relativa di veridicità e l'Amministrazione ha l'onere di fornire elementi contrari.

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) - art.3

    L'art.3 vieta trattamenti inumani o degradanti; la Corte italiana applica la giurisprudenza CEDU (es. Torreggiani) per valutare se le condizioni detentive integrino una violazione, con particolare riguardo allo spazio in cella e alle condizioni materiali.

  • Decreto-legge 26 giugno 2014, n.92, convertito con legge 11 agosto 2014, n.117

    d.l. 26/06/2014, n.92, conv. L. 11/08/2014, n.117

    Ha introdotto nel nostro ordinamento l'art.35-ter in seguito alla sentenza pilota Torreggiani c. Italia, predisponendo il rimedio risarcitorio per le violazioni dell'art.3 CEDU in ambito detentivo.

  • Giurisprudenza della Corte EDU - Torreggiani c. Italia (08/01/2013)

    Sentenza pilota che ha portato all'introduzione di specifiche tutele risarcitorie; utilizzata come parametro per la valutazione delle condizioni detentive e per la disciplina dei rimedi.

  • Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n.6551 del 24/09/2020

    Sez. U, Sent. n.6551/2020

    Ha stabilito che, nel caso di spazio individuale inferiore a 3 mq, la presunzione di trattamento inumano o degradante può essere superata solo se concorrono congiuntamente i tre fattori compensativi: breve durata della detenzione, dignitose condizioni carcerarie e sufficiente libertà di movimento/attività fuori dalla cella. Tale principio è stato richiamato come criterio cogente per la valutazione del Tribunale.

  • Corte Costituzionale, richiamo interpretativo

    Corte Cost. n.204/2016 (richiamata nella motivazione)

    Richiama l'esigenza di interpretare le norme attribuendo efficacia effettiva ai rimedi e di riequilibrare asimmetrie probatorie in favore del detenuto ove necessario.

Massime di principio

  • Nel giudizio ex art.35-ter le allegazioni del detenuto sono assistite da una presunzione relativa di veridicità; l'Amministrazione penitenziaria deve fornire elementi adeguati in senso contrario.
  • Se lo spazio individuale in cella è inferiore a 3 metri quadrati si presume la violazione dell'art.3 CEDU: tale presunzione può essere superata solo se congiuntamente sussistono i tre fattori compensativi (breve durata della detenzione; dignitose condizioni carcerarie; sufficiente libertà di movimento/attività fuori dalla cella).
  • La valutazione dei fattori compensativi deve essere contestualizzata e periodale: il giudice deve collegare le attività svolte e il regime di apertura/custodia ai periodi specifici in cui si è subito lo spazio insufficiente, non limitarvisi a considerazioni generiche.
  • Le condizioni di disagio (mancanza di riscaldamento, ventilazione, acqua calda, luce naturale) non costituiscono automaticamente trattamento inumano o degradante; occorre valutare gravità e durata per determinare se superano la soglia dell'‘mero disagio’.
  • La motivazione del giudice deve essere completa e non apodittica: la mancata considerazione di un fattore essenziale (es. durata) o l'assenza di adeguata istruttoria rende il provvedimento annullabile e impone il rinvio per nuovo esame.
  • In fase istruttoria il Tribunale deve acquisire informazioni puntuali dalla Direzione penitenziaria e verificare la corrispondenza temporale tra periodi di spazio insufficiente e fruizione di attività/uscite dalla cella.

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