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Sentenza

Sentenza del 20/04/2018 n. 259 - Comm. Trib. Prov. Arezzo

Accertamento imposte - Competenze e poteri degli uffici - Capacità operativa e termini di permanenza dei verificatori presso il contribuente - Superamento del limite temporale di permanenza previsto dall'art. 12, comma 5, della legge 27.07.2000, n. 212 - Invalidità degli atti compiuti - Non sussiste.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato l'avviso di accertamento sostenendo, tra l'altro, il difetto di motivazione e la violazione del diritto di difesa, l'illegittimità della contestazione relativa a operazioni IVA passive ritenute inesistenti e a ricavi non contabilizzati, l'errata valorizzazione delle movimentazioni sui conti correnti personali del rappresentante, la doppia imposizione degli apporti effettuati a favore della società, l'incompetenza del funzionario non dirigente firmatario dell'atto, la decadenza dai termini e l'invalidità degli accertamenti svolti oltre il termine di permanenza dei verificatori presso la sede della contribuente. La società contestava inoltre l'utilizzo di presunzioni e il rapporto tra procedimento penale e procedimento tributario.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. Il Collegio ha ritenuto legittimo l'accertamento fondato anche su presunzioni semplici e sulle dichiarazioni relative alle fatture per operazioni inesistenti, rilevando che la contribuente non aveva fornito adeguata prova documentale dell'effettività delle operazioni e della provenienza delle movimentazioni bancarie. È stata esclusa l'invalidità dell'atto per la firma da parte di un funzionario non dirigente. È stato inoltre affermato che il superamento del termine di permanenza dei verificatori previsto dallo Statuto del contribuente non comporta, in assenza di una specifica previsione legislativa, né la perdita del potere di accertamento, né l'invalidità degli atti, né l'inutilizzabilità delle prove raccolte. Il procedimento tributario non deve essere sospeso per la contemporanea pendenza del procedimento penale. La società è stata condannata al pagamento delle spese processuali, liquidate in 782 euro oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • Art. 12, comma 5, legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente)

    Il termine di permanenza degli operatori dell'Amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente.

    Il superamento del termine di permanenza dei verificatori non determina automaticamente la decadenza dal potere ispettivo, l'invalidità degli atti compiuti o l'inutilizzabilità delle prove, poiché tali sanzioni non sono espressamente previste dalla legge.

  • Art. 32 del DPR 29 settembre 1973, n. 600

    Le risultanze delle indagini bancarie possono essere utilizzate nell'ambito degli specifici procedimenti di accertamento previsti dagli articoli 38, 39 e 40 del DPR n. 600/1973; il contribuente deve fornire una giustificazione oggettiva delle movimentazioni contestate.

  • Artt. 38, 39 e 40 del DPR 29 settembre 1973, n. 600

    Costituiscono le disposizioni sostanziali di accertamento sulle quali possono essere fondate le contestazioni derivanti dalle indagini bancarie.

  • Art. 20 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Il procedimento amministrativo di accertamento e il processo tributario non devono essere sospesi per la pendenza di un procedimento penale relativo ai medesimi fatti.

  • Art. 85 del TUIR

    La norma riguarda la qualificazione dei ricavi d'impresa; nel caso concreto la società sosteneva che gli apporti finanziari non costituissero ricavi non dichiarati, ma non ha fornito elementi sufficienti a superare la ricostruzione dell'Ufficio.

  • D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, in materia di raddoppio dei termini

    Il raddoppio dei termini può operare quando i fatti accertati siano astrattamente configurabili come reati tributari; secondo l'orientamento richiamato, non sono decisivi né il mancato deposito della denuncia né l'eventuale prescrizione del reato.

Massime di principio

  • Il superamento del termine massimo di permanenza dei verificatori presso il contribuente, da solo, non rende nullo l'accertamento: occorre una specifica sanzione prevista dalla legge o la prova di una concreta lesione di diritti tutelati.
  • In presenza di fatture per operazioni inesistenti, l'Amministrazione può fondare l'accertamento anche su presunzioni semplici e dichiarazioni di clienti o fornitori; spetta poi al contribuente dimostrare con documenti attendibili l'effettività delle operazioni.
  • Le movimentazioni bancarie non giustificate possono essere utilizzate per ricostruire maggiori ricavi o redditi. Le spiegazioni del contribuente devono essere specifiche, coerenti e supportate da documentazione oggettiva.
  • La firma dell'avviso da parte di un funzionario non dirigente non comporta automaticamente la nullità dell'atto, se il funzionario disponeva di una valida delega o comunque sussistono i presupposti organizzativi e normativi per l'adozione dell'atto.
  • Il procedimento tributario può proseguire autonomamente anche mentre è pendente un procedimento penale sugli stessi fatti; gli esiti penali non determinano automaticamente la sospensione o la definizione del giudizio tributario.
  • Il raddoppio dei termini di accertamento può essere applicato quando la condotta è astrattamente riconducibile a un reato tributario, anche se la denuncia non è stata presentata o il reato è successivamente prescritto.

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