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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 30391/2023 del 02/11/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso di cassazione contestava la sentenza della Corte d'Appello di Lecce che aveva confermato il rigetto dell'opposizione promossa da ARPA avverso decreto ingiuntivo ottenuto dal dipendente Pilego per il pagamento di somme relative ad attività incentivata svolta per conto dell'ARPA. ARPA deduceva vizi di motivazione e violazione della normativa regionale (L.R. Puglia n.6/1999) e della contrattazione collettiva sanitaria, sostenendo che le somme liquidate non rispettavano i parametri e le condizioni di legge e che le attività dovevano essere regolate da specifiche "convenzioni" e tariffari.

La decisione

La Cassazione ha accolto il ricorso nei termini indicati, ritenendo che la Corte territoriale aveva errato nel confermare la liquidazione fondata su prassi interne e percentuali consolidate non conformi alla contrattazione collettiva nazionale. La sentenza impugnata è cassata e la causa è rinviata alla Corte d'Appello di Lecce in diversa composizione perché decida nel merito e determini se e in che misura il lavoratore abbia diritto alla retribuzione per lavoro straordinario. La Corte di legittimità ha fissato il principio di diritto secondo cui il dipendente ARPA che abbia svolto prestazioni per terzi, con il consenso della P.A. e oltre il normale orario, ha diritto ex art. 2126 c.c., in relazione all'art. 2108 c.c. e alla luce degli artt. 35 e 36 Cost., alla retribuzione per lavoro straordinario; tale retribuzione deve essere determinata in base alla contrattazione collettiva nazionale applicabile (o alla contrattazione integrativa che le si conformi), senza che rilevi la mancata approvazione interna dei progetti.

Norme richiamate

  • Legge statale n. 61/1994

    Fondamento dell'istituzione delle ARPA e riferimento per l'applicazione della contrattazione collettiva della dirigenza; stabilisce l'inquadramento normativo delle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente.

  • Legge Regione Puglia n. 6/1999

    art. 13, art. 16 comma 5 e comma 8, art. 14 comma 2 lett. c

    Regola l'attività di consulenza e prestazioni per conto terzi da parte dell'ARPA Puglia, stabilisce che tali attività devono essere disciplinate da convenzioni e tariffari regionali e vieta al personale di assumere incarichi esterni nel campo ambientale; richiama l'applicazione della contrattazione collettiva del comparto sanità.

  • Regolamento attuativo L.R. Puglia n. 6/1999

    Precisazioni sul divieto per il personale di assumere incarichi esterni, sulla necessità di regolamenti interni e convenzioni e sulla disciplina delle prestazioni rese ai sensi dell'art.13 L.R.

  • Contrattazione collettiva nazionale - Comparto Sanità / Area Sanità (CCNL / CCNQ)

    La quantificazione delle retribuzioni e delle prestazioni aggiuntive per il personale ARPA è rimessa alla contrattazione collettiva nazionale (e alla contrattazione integrativa conformata ad essa); nulla può essere corrisposto ai dipendenti se non previsto o conforme alla contrattazione nazionale.

  • Codice Civile

    art. 2126, art. 2108, artt. 1175 e 1176 (richiamati nel ricorso)

    Art. 2126 c.c. e art. 2108 c.c.: giustificano la pretesa al pagamento della prestazione resa con il consenso del datore di lavoro (anche se la forma o la disciplina amministrativa sia stata carente), riferendosi al corrispettivo per prestazioni professionali; gli artt. 1175-1176 sono richiamati in tema di diligenza e responsabilità contrattuale.

  • Costituzione

    Tutela della retribuzione e dignità del lavoro, richiamata per leggere l'art. 2126 c.c. alla luce dei diritti costituzionali al fine di garantire il pagamento delle prestazioni rese con il consenso datoriale.

  • D.Lgs. n.165/2001

    art. 2 e art. 40 (richiamati)

    Principi del pubblico impiego e limiti delle autorizzazioni e del trattamento economico nel pubblico impiego; rilevanza del consenso datoriale e del quadro normativo del pubblico impiego privatizzato.

Massime di principio

  • Se un dipendente pubblico (qui ARPA) svolge attività per terzi nell'ambito del rapporto di lavoro oltre il normale orario e con il consenso della P.A. (anche implicito), ha diritto alla retribuzione per lavoro straordinario ai sensi dell'art. 2126 c.c. in relazione all'art. 2108 c.c., determinata secondo la contrattazione collettiva nazionale applicabile.
  • La mancanza di formale approvazione di progetti, "separati atti" o convenzioni interne non esclude automaticamente il diritto del lavoratore al pagamento se è provato il consenso dell'amministrazione e la prestazione rientra nella sfera del rapporto di lavoro.
  • Non è ammissibile che una prassi amministrativa o provvedimenti interni (anche illegittimi) costituiscano base giuridica per la liquidazione di compensi se contrastano con le previsioni della contrattazione collettiva nazionale; la quantificazione deve rispettare i parametri contrattuali.
  • Quando le somme percepite dall'ente costituiscono entrate pubbliche derivanti da prestazioni per conto terzi, la loro distribuzione ai dipendenti è soggetta a vincoli normativi e contrattuali; eventuali pagamenti non conformi possono rilevare ai fini della responsabilità amministrativa ma non necessariamente impediscono la pretesa del lavoratore per lavoro straordinario autorizzato.
  • In giudizio il giudice di merito deve accertare due fatti distinti: (a) se la prestazione è stata resa oltre il normale orario e dunque costituisce lavoro straordinario; (b) se sussisteva il consenso del datore di lavoro. Solo dopo tale accertamento va quantificato il compenso secondo la contrattazione collettiva.
  • L'affidamento del lavoratore sulla continuità di una prassi retributiva non può prevalere sulle norme che disciplinano la spesa pubblica e la contrattazione collettiva; l'affidamento può però essere rilevante per dimostrare il consenso datoriale, elemento necessario per il diritto al compenso.

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