Cassazione Penale, Ordinanza n. 27720/2026 del 23/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché non prospettava specifici vizi di legittimità della sentenza impugnata, ma sole censure fattuali; tali doglianze, inoltre, non erano idonee a superare il ragionevole dubbio posto a base della pronuncia assolutoria di primo grado. Il provvedimento impugnato è quindi rimasto fermo.
Esito
Favorevole al resistente (imputato)
La controversia
Il Procuratore generale ha proposto ricorso avverso la sentenza del Tribunale che aveva assolto l'imputato. Dal testo emerge solo che il gravame non indicava alcun vizio di legittimità della decisione di merito e si risolveva in doglianze di fatto, ritenute inidonee a scalfire la valutazione assolutoria fondata sul ragionevole dubbio. Non è desumibile dal brano il fatto storico contestato né il reato originariamente ascritto.
Norme richiamate
ragionevole dubbio
non sono idonee a superare il ragionevole dubbio posto a fondamento della pronuncia assolutoria
La decisione assolutoria di merito, fondata sul ragionevole dubbio, non può essere scalfita da un ricorso che si limiti a contestazioni di fatto prive di specifici vizi di legittimità.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione non può limitarsi a riproporre censure di merito o mere doglianze fattuali, ma deve individuare specifici vizi di legittimità della decisione impugnata.
- Quando la sentenza di primo grado è assolutoria e si fonda sul ragionevole dubbio, il gravame del pubblico ministero deve confrontarsi con tale standard probatorio e spiegare perché la motivazione sarebbe viziata in diritto o illogica in modo decisivo.
- La mera dissociazione dal convincimento assolutorio del giudice di merito non è sufficiente a fondare un valido ricorso in cassazione.
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