Cassazione Penale, Sentenza n. 21310/2025 del 06/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Tribunale di Trieste aveva assolto Matteo Sonni dal reato di falsa testimonianza applicando la causa di non punibilità ex art. 384 c.p., ritenendo che la sua dichiarazione falsa fosse coperta dal principio espresso dalla giurisprudenza (Sezioni Unite "Genovese"). Il Procuratore generale ha impugnato tale decisione sostenendo che Sonni, essendo persona offesa delle lesioni commesse dalla moglie, non poteva essere avvertito della facoltà di astenersi ai sensi dell'art. 199 c.p.p. e quindi non poteva beneficiare della causa di non punibilità prevista dall'art. 384 c.p.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato la sentenza del Tribunale con rinvio alla Corte d'appello di Trieste per un nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto errata l'applicazione dell'art. 384 c.p. al caso di Sonni perché questi, in quanto persona offesa nel procedimento a carico della moglie, era obbligato a deporre (e non poteva ricevere l'avviso della facoltà di astenersi), per cui la causa di non punibilità non poteva operare. La Corte ha richiamato la disciplina dell'art. 199 c.p.p., la giurisprudenza costituzionale (sent. n. 200/2024) e di legittimità, e ha rilevato carenze motivazionali della sentenza impugnata rispetto a tali principi.
Norme richiamate
art. 384 cod. pen. (falsa testimonianza, causa di non punibilità)
La Corte ha ritenuto che la causa di non punibilità prevista dall'art. 384 non fosse applicabile nel caso in cui il dichiarante sia persona offesa del reato oggetto del processo e, quindi, obbligato a deporre; la norma trova applicazione solo quando il dichiarante poteva essere avvertito della facoltà di astenersi ma non lo è stato e risulta costretto a deporre il falso per salvare sé o un prossimo congiunto da grave e inevitabile nocumento alla libertà o all'onore.
art. 199 cod. proc. pen. (facoltà/obbligo di astensione del testimone, avviso)
L'art. 199 disciplina l'eccezione processuale della facoltà di astenersi per prossimi congiunti dell'imputato e la deroga per la persona offesa: la Corte sottolinea che la persona offesa nel procedimento non ha diritto all'avviso della facoltà di astenersi e pertanto è obbligata a deporre, salvo i casi eccezionali in cui sia provato che abbia deposto il falso per evitare un grave e inevitabile danno alla libertà o all'onore.
Sez. U., n. 7208 del 29/11/2007 (Genovese)
La pronuncia delle Sezioni Unite riguarda il caso del testimone che avrebbe dovuto essere avvertito della facoltà di astenersi e che tuttavia depone il falso per proteggere sé o un congiunto; la Corte di cassazione ha ritenuto che tale principio non sia direttamente applicabile al caso in cui il dichiarante sia persona offesa e quindi obbligata a deporre.
Corte costituzionale, sent. n. 200 del 16/12/2024
La Corte costituzionale ha confermato la ratio protettiva dell'art. 199 verso le pressioni sui testimoni in ambito familiare, ma ha anche indicato che la disposizione non esclude la possibile applicazione dell'art. 384 quando, dal concreto caso, emerga che la persona offesa sia stata costretta a deporre il falso per evitare un grave e inevitabile nocumento alla libertà (quindi la possibile deroga all'obbligo di testimoniare in casi estremi).
Sez. 1, n. 27129 del 10/09/2020 (Drogo) e Sez. 5, n. 13529 del 08/02/2017
Giurisprudenza di legittimità richiamata che conferma il principio secondo cui la persona offesa non è destinataria dell'avviso della facoltà di astenersi e pertanto è soggetta all'obbligo di deporre; ne consegue che l'eventuale falsa testimonianza non trova di regola la copertura dell'art. 384 salvo comprovati casi di costrizione estrema.
Massime di principio
- Se il dichiarante è persona offesa nel procedimento penale (anche se ha presentato querela o denuncia), di norma è obbligato a deporre e non ha diritto all'avviso della facoltà di astenersi ex art. 199 c.p.p.; pertanto non può usufruire automaticamente della causa di non punibilità ex art. 384 c.p.
- La causa di non punibilità per falsa testimonianza (art. 384 c.p.) può operare principalmente nei confronti di testimoni che erano nella posizione di poter essere avvertiti della facoltà di astenersi ma non lo sono stati e risultano costretti a deporre il falso per evitare grave e inevitabile nocumento alla libertà o all'onore; tale istanza richiede prova concreta della costrizione e motivazione puntuale del giudice.
- Nel valutare la possibile applicabilità di art. 384 è indispensabile che il giudice verifichi e motivi sullo status del dichiarante (persona offesa vs. testimone ordinario), sull'eventuale avviso ricevuto ai sensi dell'art. 199 c.p.p. e sulle circostanze che possano dimostrare costrizione o necessità di salvaguardia di interessi tutelati.
- Le corti devono evitare semplici rinvii a precedenti generali (es. Sez. U. "Genovese") quando la fattispecie presenta elementi qualificanti (come la qualità di persona offesa); è richiesta una motivazione specifica e il confronto con la giurisprudenza costituzionale e di legittimità più recente.
- In scenari analoghi, la parte che intende invocare l'esimente da falsa testimonianza dovrà fornire elementi probatori che attestino la sussistenza di una costrizione grave e inevitabile; altrimenti è prevedibile l'annullamento della decisione che abbia applicato l'art. 384 senza adeguata istruttoria.
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