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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17318/2026 del 13/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la loro responsabilità penale: censuravano l'erronea qualificazione dei fatti come delitto associativo ex art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 invece che come semplice concorso di persone nei reati di detenzione e cessione di stupefacenti. Sostenevano la mancanza di prova di un vincolo associativo stabile e permanente (assenza di pactum sceleris, di ripartizione di ruoli, di risorse e mezzi comuni, di coordinamento) e ritenevano che le intercettazioni dimostrassero soltanto rapporti occasionali e accordi estemporanei legati a singole cessioni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi ritenendo le censure generiche e non confrontate con la motivazione articolata della Corte d'appello. Ha ritenuto corretta la valutazione dei "facta concludentia" operata dalla Corte d'appello (contatti continuativi tra gli spacciatori, frequenti viaggi per rifornimenti, basi logistiche, uso e scambio di schede telefoniche, luogo specifico di vendita, previsione di compensi giornalieri con registrazione, esistenza di una cassa comune, interscambiabilità dei ruoli) come elementi sintomatici di un vincolo stabile e di un'organizzazione dedicata al traffico. Ha quindi rigettato i ricorsi, confermando l'impianto probatorio e la qualificazione associativa, e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    La norma è stata interpretata distinguendo il delitto associativo dalla fattispecie del concorso di persone nel reato: elemento distintivo è il carattere stabile dell'accordo criminoso e il reciproco impegno alla commissione di una pluralità di reati. La Corte ha ritenuto che tale vincolo possa emergere anche da "facta concludentia" (contatti continui, logistica comune, cassa comune, divisione dei compiti, ecc.).

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Richiamato in funzione processuale: la Corte ha escluso la valutazione di memorie e richieste depositate oltre i termini perentori, ritenendole inammissibili per violazione dei termini e per la tutela del contraddittorio e dello 'spatium deliberandi' del collegio.

Massime di principio

  • La qualificazione come associazione finalizzata al traffico di stupefacenti richiede elementi di stabilità e organizzazione; non basta la partecipazione ad episodi isolati di spaccio.
  • Prove indirette e 'facta concludentia' (contatti ripetuti, basi logistiche, mezzi comuni, cassa comune, divisione dei compiti, uso coordinato di strumenti come schede telefoniche, luogo fisso di vendita) sono idonee a dimostrare il vincolo associativo.
  • Le censure generiche che non affrontano in modo specifico e motivato le argomentazioni e i singoli elementi probatori della decisione impugnata sono destinate a risultare inammissibili.
  • Sul piano processuale, memorie e documenti depositati oltre i termini perentori non saranno esaminati salvo che risultino tempestivi; ciò può compromettere la possibilità di ottenere accoglimento del ricorso.
  • In casi analoghi l'attenzione difensiva dovrebbe mirare a contestare puntualmente ciascun elemento probatorio indicato dalla corte (es.: dimostrare l'assenza di cassa comune, di coordinamento stabile, o che le comunicazioni non dimostrano accordi permanenti) e a rispettare rigorosamente i termini processuali.

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