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Sentenza

Sentenza n. 1481/2026 - Palermo, Sezione 4

Giustizia amministrativa202400791

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Palermo, Sez. IVSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del rilascio del porto di fucile per uso caccia, fondato sui precedenti e sul divieto di detenzione armi riguardanti i genitori del richiedente

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (richiedente porto d’armi)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha dedotto la violazione degli artt. 10, 11 e 43 T.U.L.P.S., degli artt. 3 e 97 Cost., nonché il difetto dei presupposti, della motivazione e dell’istruttoria, l’arbitrarietà, l’irragionevolezza e la contraddittorietà manifesta. Il diniego era motivato esclusivamente dalla coabitazione del richiedente nella medesima palazzina con il padre, destinatario di un provvedimento prefettizio di divieto di detenzione di armi e munizioni, e con la madre, condannata per furto. Il ricorrente ha contestato l’omessa valutazione della propria personalità, della propria incensuratezza, della riabilitazione intervenuta nei confronti della madre e della circostanza che egli abitasse in un’unità immobiliare autonoma e distinta da quella dei genitori.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Il Collegio ha riconosciuto l’ampia discrezionalità dell’autorità di pubblica sicurezza nel valutare, in chiave prognostica, l’affidabilità del richiedente e il rischio di abuso delle armi, precisando tuttavia che tale discrezionalità è sindacabile quando la valutazione sia abnorme, illogica, irragionevole, arbitraria, palesemente contraddittoria o fondata sul travisamento dei fatti. Il mero rapporto di parentela con soggetti gravati da precedenti o da provvedimenti ostativi non consente, di per sé, di formulare una prognosi negativa. Il contesto familiare può rilevare soltanto se l’amministrazione dimostri concretamente la sua incidenza sul comportamento del richiedente e sul rischio di abuso delle armi, mediante un’istruttoria adeguata e una motivazione specifica. Nel caso concreto, il diniego non indicava comportamenti, indizi o manifestazioni esteriori riferibili al richiedente tali da evidenziarne l’inaffidabilità; inoltre, la mera presenza nella stessa palazzina non equivaleva a coabitazione nel medesimo appartamento, trattandosi di abitazioni autonome appartenenti a nuclei familiari distinti. Le circostanze valorizzate dall’amministrazione erano pertanto insufficienti a dimostrare il difetto di buona condotta o il rischio di abuso. Restava salva la facoltà dell’amministrazione di rieditare il potere e adottare eventualmente un nuovo diniego, purché fondato su ragioni concrete, attuali e congruamente motivate, anche con riferimento ai rapporti effettivi con i parenti controindicati. La Questura è stata condannata al pagamento di euro 2.000 oltre accessori per spese di lite.

Norme richiamate

  • artt. 10, 11 e 43 R.D. 18 giugno 1931, n. 773 (T.U.L.P.S.)

    Gli artt. 11 e 43 T.U.L.P.S. consentono la valutazione discrezionale dell’affidabilità e della buona condotta del richiedente, ma non permettono di fondare il diniego esclusivamente sul contesto familiare o sociale; occorrono comportamenti o manifestazioni esteriori riferibili al richiedente, idonei a dimostrare il rischio di abuso delle armi.

  • art. 699 c.p.

    Il porto d’armi costituisce un’eccezione al generale divieto di portare armi; non sussiste quindi un diritto assoluto al rilascio del titolo.

  • art. 4, comma 1, l. 18 aprile 1975, n. 110

    La disciplina conferma il carattere eccezionale dell’autorizzazione al porto d’armi rispetto al generale divieto di portare armi.

  • art. 3 Cost.

    È richiamato quale parametro di legittimità rispetto alla necessità di una valutazione non arbitraria e non irragionevole.

  • art. 97 Cost.

    È richiamato quale parametro dei principi di buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa.

Massime di principio

  • Il rilascio del porto d’armi non costituisce oggetto di un diritto assoluto, poiché l’autorità di pubblica sicurezza deve formulare una prognosi sull’affidabilità del richiedente e sulla certezza del buon uso dell’arma, a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica.
  • Il mero rapporto di parentela o affinità con persone gravate da precedenti penali o da provvedimenti ostativi in materia di armi non è sufficiente, da solo, a fondare il diniego del porto d’armi.
  • Il contesto familiare può essere valorizzato nella valutazione di affidabilità soltanto quando l’amministrazione dimostri, attraverso un’istruttoria concreta e una motivazione adeguata, che i rapporti familiari incidono effettivamente sul comportamento del richiedente e aumentano il rischio di abuso delle armi.
  • La buona condotta richiesta per il rilascio del porto d’armi deve essere valutata con riferimento ai comportamenti del richiedente e non può essere negata esclusivamente per fatti o condizioni personali riferibili a soggetti distinti.
  • La mera abitazione nella stessa palazzina di familiari controindicati non equivale necessariamente a coabitazione rilevante ai fini del giudizio di affidabilità, soprattutto quando siano accertate unità abitative autonome e nuclei familiari distinti.
  • Annullato il diniego per carenza di istruttoria e motivazione, l’amministrazione può rieditare il potere, anche in senso negativo, purché fondi la nuova decisione su ragioni concrete, attuali e congruamente motivate circa il rischio di abuso delle armi.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezzaLicenze e autorizzazioni di poliziaMotivazione del provvedimento
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcedimento amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaEffetto conformativo e riedizione del potere

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