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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23649/2025 del 24/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso la sentenza della Corte d'Appello di Torino che aveva confermato la responsabilità penale di Antonio Giuranna per: 1) appropriazione indebita dell'autovettura Renault Captur data in locazione a lungo termine (riqualificazione dalla contestata bancarotta per distrazione); 2) causazione del fallimento mediante operazioni dolose consistite nell'omesso versamento di imposte e contributi previdenziali per importi complessivi superiori a €1.200.000, in qualità di amministratore unico della Salute Web S.r.l. (fallita). Il ricorrente propone tre motivi: (i) violazione delle norme sugli effetti dell'abbreviato e sorpresa per una riqualificazione non prevedibile, con pregiudizio del diritto di difesa; (ii) vizio di motivazione sul dolo dell'appropriazione indebita, sostenendo che aveva indicato la ubicazione dell'auto e che la detenzione ne aveva impedito la reperibilità e la ricezione delle comunicazioni; (iii) vizio di motivazione e mancata sistematicità delle evasioni tributarie e contributive contestate ai fini della bancarotta da operazioni dolose, rilevando che solo per il 2013 era stata notificata la cartella all'imputato e che esistevano crediti esigibili che avrebbero dovuto rendere non prevedibile il dissesto.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato in tutte le sue parti. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondati i tre motivi: (1) la riqualificazione in appropriazione indebita non ha costituito mutamento radicale dell'imputazione né pregiudizio del contraddittorio, essendo il nucleo fattuale (sottrazione dell'autovettura) identico e la qualificazione di locazione a lungo termine emersa anche da memorie difensive; (2) il dolo dell'appropriazione indebita è stato correttamente valutato: l'interversione del possesso si è verificata con la ricezione della richiesta di restituzione del 20/02/2018 e l'imputato non ha fornito indicazioni utili alla restituzione; la posizione del detenuto non ha costituito causa di forza maggiore esimente né prova di comportamento meramente colposo; (3) quanto al delitto di cagionamento del fallimento per operazioni dolose, la Corte ha ritenuto corretta la valutazione di sistematicità e ripetitività degli inadempimenti (importi e annualità rilevanti) e ha chiarito che le cartelle di pagamento sono conseguenze dell'inadempimento, non il momento costitutivo dello stesso; inoltre la deduzione circa i crediti esigibili era generica e non è servita ad escludere il dolo o la prevedibilità del dissesto. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata confermata quanto alle responsabilità, con eventuale riduzione di pena operata in sede di appello (la Cassazione ha respinto il ricorso).

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Regola i limiti di enunciazione dei motivi di ricorso; il ricorso è stato ritenuto conforme alle prescrizioni formali

  • artt. 516, 521, 522 cod. proc. pen.

    art. 516, art. 521, art. 522 cod. proc. pen.

    Le disposizioni che regolano la modificazione dell'imputazione in dibattimento e le conseguenze se il fatto emerso dall'istruttoria è diverso da quello contestato sono interpretate nel senso che la diversità rilevante è solo quella che comporti una trasformazione radicale della fattispecie capace di cagionare un concreto pregiudizio alla difesa

  • art. 611 cod. proc. pen. (modificato d.lgs. n.150/2022)

    art. 611 cod. proc. pen. (d.lgs. n.150/2022)

    Regime del giudizio di legittimità senza intervento delle parti; il processo è stato trattato ai sensi della norma aggiornata

  • art. 646 cod. pen.

    Riferimento alla bancarotta fraudolenta per distrazione; la giurisprudenza rileva che il reato di bancarotta può assorbire l'appropriazione indebita quando i fatti sono riconducibili al fallimento

  • art. 84 cod. pen.

    Principio della figura complessa: la bancarotta fraudolenta è considerata figura complessa rispetto all'appropriazione indebita, con possibile assorbimento della seconda nella prima

  • art. 223, comma 2, n. 2, legge fallimentare

    art. 223, comma 2, n. 2, l. fall.

    Le operazioni dolose consistenti in sistematici inadempimenti tributari/previdenziali possono integrare bancarotta fraudolenta; per la configurazione non è richiesta la cartella di pagamento, ma la reiterazione e la prevedibilità del dissesto risultante dall'omissione delle obbligazioni

Massime di principio

  • La riqualificazione dell'imputazione in giudizio (anche dopo scelta del rito abbreviato) è lecita se la fattispecie conserva un nucleo comune e non si verifica una trasformazione radicale che abbia pregiudicato la possibilità concreta di difendersi
  • Nel caso di beni dati in locazione/leasing/commodato, l'elemento fattuale decisivo per l'appropriazione indebita è l'interversione del possesso: comportarsi uti dominus e non restituire il bene dopo la richiesta legittima configura il dolo di appropriazione
  • Per il delitto di bancarotta per operazioni dolose la valutazione si concentra sulla sistematicità, sulla reiterazione degli inadempimenti e sulla prevedibilità del dissesto: le cartelle di pagamento sono effetti successivi e non la conditio sine qua non dell'inadempimento
  • L'onere dell'imputato di escludere circostanze favorevoli alla colpevolezza (es. impossibilità di riscossione crediti, causa di forza maggiore) richiede allegazioni e prove specifiche: affermazioni generiche non sono sufficienti a ribaltare la valutazione del giudice
  • Per contestare la violazione del principio di correlazione tra imputazione e sentenza è necessario dimostrare un concreto pregiudizio del diritto di difesa, non un mero contrasto formale tra le qualificazioni giuridiche

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