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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 28624/2020 del 15/12/2020

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente contestava la legittimità del termine apposto ai suoi contratti a partire dal 1/2/2004, chiedendo la conversione dei rapporti a tempo indeterminato, il ripristino del rapporto con inquadramento nel livello C e il pagamento di un'indennità pari a quattro mensilità; inoltre denunciava l'illegittima esclusione dalla procedura di stabilizzazione indetta dall'IPI e chiedeva eventuali risarcimenti. In sede di impugnazione alla Corte d'appello il MISE eccepiva l'impossibilità di dichiarare la costituzione di rapporti a tempo indeterminato in presenza di violazione di norme imperative relative all'assunzione (art. 36 d.lgs. 165/2001). In cassazione la ricorrente ha dedotto, tra l'altro, che l'IPI avesse natura privatistica (quindi la conversione sarebbe stata possibile) e ha censurato la Corte territoriale per non aver ritenuto riproposte in appello le domande risarcitorie e di stabilizzazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che l'Istituto per la promozione industriale (IPI) avesse acquisito natura pubblica per effetto di plurimi interventi legislativi e della disciplina di soppressione/trasferimento prevista dall'art. 7, comma 20, d.l. n. 78/2010 (e dall'interpretazione fornita dall'art. 14, comma 15, d.l. 6 luglio 2011, n. 98). Ne consegue che, essendo l'IPI ente pubblico al momento dei fatti, opera la limitazione di cui all'art. 36 d.lgs. n. 165/2001 che ostacola la conversione automatica dei rapporti a tempo indeterminato in presenza di violazioni delle norme imperative sulle assunzioni. Inoltre la Corte ha ritenuto inammissibile il secondo motivo perché la ricorrente non aveva riproposto "con chiarezza e precisione" in appello le domande risarcitorie e di accertamento relative alla stabilizzazione, ai sensi dell'art. 346 c.p.c.; per tali ragioni il ricorso è stato respinto e le spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 36 d.lgs. n. 165/2001

    La norma è stata interpretata come ostativa alla conversione automatica di contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato nel caso di violazione di disposizioni imperative concernenti assunzioni o impiego di lavoratori, se l'ente è pubblico

  • d.l. 31 maggio 2010, n. 78, art. 7, comma 20

    "gli stanziamenti finanziari a carico del bilancio dello Stato previsti, alla data di entrata in vigore del presente provvedimento, per le esigenze di funzionamento dei predetti enti pubblici confluiscono nello stato di previsione della spesa o nei bilanci delle amministrazioni alle quali sono trasferiti i relativi compiti ed attribuzioni, insieme alle eventuali contribuzioni a carico degli utenti dei servizi per le attività rese dai medesimi enti pubblici"

    Usato dalla Corte per dimostrare che l'IPI era considerato ente pubblico e che la soppressione e il trasferimento del personale erano previsti a livello legislativo, confermando la natura pubblica dell'ente

  • art. 14, comma 15, d.l. 6 luglio 2011, n. 98 (conv. L. 15 luglio 2011, n. 111)

    "L'articolo 7, comma 20, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78 ... si interpreta nel senso che le amministrazioni di destinazione subentrano direttamente nella titolarità di tutti i rapporti giuridici attivi e passivi degli enti soppressi, senza che tali enti siano previamente assoggettati a una procedura di liquidazione"

    Interpretazione autentica che la Corte ha ritenuto confermare il trasferimento diretto dei rapporti giuridici e l'assenza di procedura di liquidazione tipica dei soggetti privati, a sostegno della qualificazione pubblicistica dell'IPI

  • art. 346 cod. proc. civ.

    Applicata per affermare che le domande ed eccezioni non accolte o rimaste assorbite in primo grado devono essere riproposte espressamente in appello; la mancata riproposizione 'con chiarezza e precisione' comporta l'esclusione della questione dal giudizio d'appello

  • art. 112 cod. proc. civ.

    Richiamato nella doglianza della ricorrente in relazione a omissioni di pronuncia; la Corte ha osservato che non è stata articolata una specifica deduzione di nullità come richiesto dalla giurisprudenza per fondare il motivo in cassazione

  • direttiva 1999/70/CE

    Menzi ona ta nella prospettazione della ricorrente (motivi di ricorso) ma non è stata centrale nella motivazione della Corte, che ha fondato la decisione sulla natura pubblica dell'IPI e sulla normativa nazionale

  • d.lgs. 3 aprile 1993, n. 96 (art. 11 e art. 19)

    Riferito dalla Corte per ricostruire l'evoluzione normativa dell'ente IASM/IPI e per dimostrare il progressivo collegamento e dipendenza dall'Amministrazione pubblica, elemento utile a qualificare l'ente come pubblico

Massime di principio

  • Per determinare se una conversione di contratti a termine in rapporti a tempo indeterminato è possibile, è fondamentale accertare la natura giuridica dell'ente; il giudice di legittimità può qualificare d'ufficio la natura dell'ente (principio iura novit curia) sulla base della disciplina normativa che lo ha riguardato nel tempo
  • Se l'ente è pubblico, opera l'ostatività prevista dall'art. 36 d.lgs. 165/2001: la semplice declaratoria di illegittimità dei termini non determina automaticamente una costituzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato nei confronti dell'amministrazione pubblica
  • Le modifiche legislative che trasferiscono compiti, bilanci e personale a una pubblica amministrazione costituiscono indici forti della natura pubblica dell'ente e incidono sulle possibili tutele lavoristiche disponibili
  • In sede di appello le domande od eccezioni non accolte o assorbite in primo grado devono essere riproposte espressamente e con chiarezza (art. 346 c.p.c.); un generico rinvio alle difese di primo grado non è sufficiente per evitare l'esclusione della questione dal giudizio d'appello
  • Nelle impugnazioni in Cassazione è essenziale formulare motivi chiari e ancorati alle norme di riferimento (es. art. 360 c.p.c.) e, se si censura omissione di pronuncia, indicare la nullità secondo i parametri giurisprudenziali (art. 112 c.p.c.)

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