Sentenza del 30/03/2016 n. 6141 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione articolato in otto motivi, contestando la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, che aveva dichiarato il difetto di giurisdizione su quattro cartelle, accolto l'appello su due cartelle e confermato nel resto la decisione della Commissione Tributaria Provinciale, compresa la legittimità dell'iscrizione ipotecaria. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché mancavano i quesiti di diritto richiesti, a pena di inammissibilità, per i motivi fondati sulla violazione di legge.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che la sentenza impugnata era stata depositata il 15 maggio 2009, quando era ancora applicabile l'art. 366-bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40/2006 e abrogato soltanto con decorrenza dal 4 luglio 2009. Pertanto, il ricorrente avrebbe dovuto formulare specifici quesiti di diritto al termine dei motivi relativi ai vizi di violazione di legge. Non è stata adottata alcuna pronuncia sulle spese, poiché le parti intimate non si sono difese.
Norme richiamate
Art. 366-bis c.p.c.
L'onere della formulazione del "quesito di diritto" a conclusione di ciascun motivo del ricorso per cassazione con il quale si denuncino i vizi di violazione di legge di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1-4), è prescritto a pena di inammissibilità.
Per i ricorsi contro sentenze pubblicate nel periodo di applicazione della norma, la mancata formulazione del quesito di diritto comporta l'inammissibilità del ricorso, senza esame delle censure nel merito.
Art. 360, comma 1, nn. 1-4, c.p.c.
Individua i principali motivi di ricorso per cassazione relativi a giurisdizione, competenza, violazione o falsa applicazione di norme di diritto e nullità della sentenza o del procedimento; per tali motivi, nel periodo rilevante, era necessario il quesito di diritto previsto dall'art. 366-bis c.p.c.
D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6
Ha introdotto l'art. 366-bis c.p.c., rendendo obbligatoria la formulazione dei quesiti di diritto nei casi previsti.
Legge 18 giugno 2009, n. 69, art. 47, comma 1, lett. d)
Ha abrogato l'art. 366-bis c.p.c. con decorrenza dal 4 luglio 2009; tuttavia, la norma continuava ad applicarsi ai ricorsi contro provvedimenti pubblicati prima di tale data.
Massime di principio
- Nel giudizio di cassazione occorre verificare la normativa processuale vigente alla data di pubblicazione della sentenza impugnata, non semplicemente alla data di proposizione o decisione del ricorso.
- Quando una norma processuale impone un requisito formale a pena di inammissibilità, la sua omissione può impedire completamente l'esame del merito delle contestazioni.
- Per le sentenze pubblicate tra il 2 marzo 2006 e il 4 luglio 2009, i motivi di ricorso per cassazione relativi alla violazione di legge dovevano contenere uno specifico quesito di diritto, anche se il ricorso veniva deciso successivamente.
- La Corte di cassazione può definire il processo per una carenza formale del ricorso senza valutare se le doglianze del contribuente siano fondate.
- L'assenza di attività difensiva della parte resistente esclude, di regola, una pronuncia sulle spese a suo favore.
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