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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13151/2025 del 04/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la conferma della condanna per detenzione ai fini di spaccio (art. 73 d.P.R. 309/1990). Il ricorrente deduceva violazione di legge e difetto di motivazione ai sensi dell'art. 606 lett. e) e art. 533 c.p.p., lamentando che la Corte d'appello non avesse dato avviso, ai sensi dell'art. 545‑bis c.p.p., della possibilità di sostituire la pena detentiva con pena alternativa. Sosteneva che l'avviso dovesse essere dato solo dopo la conferma della condanna in appello perché solo allora il condannato può valutare la richiesta di pena sostitutiva, e che non fosse tenuto a formulare tale richiesta già con l'atto di appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato la disciplina introdotta dal d.lgs. 10/10/2022 n.150 (art. 545‑bis c.p.p.) e la successiva modifica dal d.lgs. n.31/2024, spiegando che l'obbligo del giudice di pronunciarsi sulle pene sostitutive in appello sorge in presenza di una richiesta dell'imputato, richiesta che può essere formulata non necessariamente nell'atto di appello ma al più tardi nell'udienza di discussione. La Corte ha rilevato che nella fattispecie non risulta alcuna richiesta in tal senso da parte della difesa; pertanto la censura era infondata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende. In prime cure era stato comunque riconosciuto colpevole per detenzione di circa 369,8 g di hashish e condannato dal Tribunale di Foggia a 1 anno, 1 mese, 10 giorni di reclusione e Euro 3.333,00 di multa, pena sospesa, sentenza poi confermata in appello.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma sostanziale che punisce la detenzione, il traffico e la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti; sulla base di questa norma l'imputato è stato condannato per detenzione di hashish destinata alla cessione.

  • art. 545‑bis c.p.p.

    «se non è ordinata la sospensione condizionale della pena»

    Regola il procedimento (cd. sentencing) per l'applicazione delle pene sostitutive: il giudice, se ricorrono le condizioni, deve dare avviso alle parti della possibilità di applicare una pena sostitutiva. La disposizione è stata poi modificata dal d.lgs. n.31/2024 eliminando il riferimento alla sospensione condizionale, ampliando la possibilità di applicare le pene sostitutive anche quando la sospensione è stata concessa. Tuttavia, in applicazione della giurisprudenza, perché il giudice d'appello sia tenuto a pronunciarsi è necessaria una richiesta dell'imputato formulata almeno entro l'udienza di discussione.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 150

    Ha introdotto nel codice di procedura penale l'art. 545‑bis e la disciplina transitoria per l'applicazione delle nuove pene sostitutive (riforma Cartabia). Stabilisce i presupposti procedurali per l'eventuale svolgimento del sub‑procedimento di sostituzione della pena.

  • d.lgs. 31/2024 (decreto correttivo)

    Ha modificato l'art. 545‑bis eliminando il riferimento alla sospensione condizionale, chiarendo che l'applicazione delle pene sostitutive non è preclusa dalla concessione della sospensione condizionale; conferma la necessità procedurale di una richiesta dell'imputato salvo ipotesi eccezionali in cui i presupposti sussistono solo dopo la definizione del giudizio di secondo grado.

  • art. 606 lett. e) c.p.p.

    Motivo di ricorso per cassazione relativo a violazione di legge e difetto di motivazione. La Corte ha ritenuto il motivo inammissibile perché la mancata richiesta delle pene sostitutive non può essere sanata in cassazione quando la difesa non le abbia chieste in tempo utile.

  • art. 533 c.p.p.

    Norma che disciplina il contenuto della motivazione della sentenza; invocata dal ricorrente per difetto di motivazione, ma il vizio non è stato ritenuto sussistere in relazione all'obbligo di avviso ai sensi dell'art. 545‑bis data l'assenza di una richiesta difensiva.

  • art. 20‑bis c.p.

    Richiamata nella giurisprudenza come riferimento alle nuove ipotesi di pene sostitutive per pene detentive brevi previste dalla riforma; la Corte ha ricordato la necessità di una richiesta dell'imputato affinché il giudice d'appello si pronunci sull'applicabilità.

Massime di principio

  • Se si vuole che il giudice di appello valuti l'applicazione di una pena sostitutiva ai sensi della disciplina post‑riforma, la difesa deve formulare espressa richiesta: non è obbligatorio che sia nell'atto di appello, ma deve intervenire al più tardi nell'udienza di discussione in appello o nelle memorie difensive ove previsto dal rito.
  • La mancata richiesta tempestiva delle pene sostitutive dalla difesa preclude la censura in cassazione basata sulla mancata applicazione dell'art. 545‑bis, salvo che i presupposti per la sostituzione si rendano attuali solo dopo la definizione del giudizio di secondo grado.
  • Dopo le modifiche normative (d.lgs. n.31/2024) l'applicabilità delle pene sostitutive non è esclusa dalla mera concessione della sospensione condizionale della pena, ma permangono regole procedurali su come e quando tale materia debba essere sollevata dall'imputato.
  • Il giudice d'appello può, in casi limitati e ben motivati, applicare le pene sostitutive d'ufficio se i presupposti emergono solo dopo la decisione di secondo grado, acquisendo il consenso dell'interessato; in tutti gli altri casi il consenso/richiesta deve essere manifestata entro i termini processuali utili.
  • Per preservare i diritti del condannato è buona prassi difensiva chiedere espressamente l'applicazione di pene sostitutive sia nell'atto di appello sia, in mancanza, reiterare la richiesta in udienza di discussione o tramite memorie aggiuntive.

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