Sentenza n. 938/2026 - Ancona, Sezione 2
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-rifiuto della Questura di Ancona sull'istanza di rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari
Esito
Favorevole al resistente (questura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha proposto un'azione avverso il silenzio serbato dalla Questura di Ancona su un'istanza, presentata tramite kit postale e direttamente presso la Questura, volta al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari ai sensi dell'art. 19 del d.lgs. n. 286/1998, in ragione del matrimonio con una cittadina comunitaria. Ha chiesto l'accertamento dell'illegittimità dell'inerzia e la condanna dell'Amministrazione a provvedere entro un termine, eventualmente mediante commissario ad acta. L'Amministrazione ha eccepito, tra l'altro, il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, ritenendo che la controversia spettasse al giudice ordinario. Secondo il Collegio, l'azione contro il silenzio-inadempimento prevista dagli artt. 31 e 117 c.p.a. è esperibile soltanto quando l'obbligo di provvedere implichi l'esercizio di una potestà autoritativa; essa non introduce una nuova ipotesi di giurisdizione esclusiva, sicché il riparto deve essere determinato in base alla natura della pretesa sostanziale. Nel caso concreto, la domanda riguardava il riconoscimento del diritto soggettivo all'unità familiare e non l'esercizio di discrezionalità amministrativa o di un pubblico potere. Il processo potrà essere riassunto davanti al giudice ordinario entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, ai sensi dell'art. 11 c.p.a., con conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda. Le spese sono state compensate.
Norme richiamate
art. 19 d.lgs. 286/1998
La controversia concerneva un'istanza di rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari fondata sulla situazione familiare del richiedente.
art. 31 c.p.a.
L'azione avverso il silenzio presuppone un obbligo di provvedere riferibile all'esercizio di una potestà amministrativa, ma non determina autonomamente una giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
art. 117 c.p.a.
Il rito sul silenzio deve essere radicato davanti al giudice munito di giurisdizione sulla pretesa sostanziale cui si riferisce l'inerzia amministrativa.
art. 11 c.p.a.
In caso di declinatoria della giurisdizione, la causa può essere riassunta davanti al giudice ordinario entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, con conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda.
art. 60 c.p.a.
Il ricorso è stato definito con sentenza in forma semplificata, dopo che le parti sono state sentite.
Massime di principio
- L'azione avverso il silenzio-inadempimento non è esperibile contro qualsiasi inerzia amministrativa: essa presuppone che l'obbligo di provvedere implichi l'esercizio di una potestà autoritativa.
- La disciplina processuale dell'azione contro il silenzio non introduce un'autonoma ipotesi di giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo; il riparto di giurisdizione deve essere stabilito in base alla natura della pretesa sostanziale cui si riferisce l'inerzia.
- Quando la controversia sul rilascio di un titolo di soggiorno per motivi familiari riguarda il riconoscimento del diritto soggettivo all'unità familiare e non l'esercizio di discrezionalità amministrativa o di un pubblico potere, la giurisdizione spetta al giudice ordinario.
- La declinatoria di giurisdizione consente la riassunzione del processo davanti al giudice munito di giurisdizione entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda originaria.
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