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Sentenza

Sentenza del 10/01/2025 n. 1028 - Corte di Cassazione

Penale tributario - Responsabilità consulente - Concorso

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la condanna in appello per più episodi di infedele dichiarazione (art. 4 D.Lgs. n. 74/2000) e confisca. I motivi: 1) mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale (testimonianze e audizione dell'imputato); 2) assenza di concorso nell'illecito e ruolo di mero intermediario/trasmettitore delle dichiarazioni; 3) analoghe censure rispetto ad altri capi (v1 e v2) e mancata motivazione rafforzata; 4) censura del trattamento sanzionatorio e diniego delle attenuanti generiche; 5) illegittimità della confisca, per presunta assenza di vantaggio personale.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione della Corte d'appello che, sulla base di documenti (specie bilanci, comunicazioni IVA, spesometro, modelli F24) rinvenuti anche nello studio del ricorrente e delle incongruenze fra dati contabili e dichiarati, ha accertato il concorso colposo e consapevole di A.A. nei reati tributari a lui ascritti. Sul profilo procedurale, la Corte ha confermato che, nel giudizio in cui l'appello del P.M. contro proscioglimento segue un giudizio abbreviato, l'obbligo di rinnovazione dell'istruttoria è limitato secondo l'art. 603, comma 3-bis c.p.p. (novellato) e la giurisprudenza consolidata; dunque la mancata escussione aggiuntiva non era obbligatoria. La confisca per equivalente di Euro 1.209.392,50, corrispondente all'imposta evasa, è stata ritenuta dovuta e fondata sulla normativa applicabile. La pena definitiva è di 1 anno e 8 mesi di reclusione; ricorso rigettato, spese a carico del ricorrente.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 4

    art. 4 del D.Lgs. n. 74 del 2000

    Articolo che punisce la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi; la Corte ha ritenuto che il consulente possa concorrere nel reato se la sua attività (consigli, trasmissione, compilazione, compensazioni) è posta in essere con piena consapevolezza e contribuisce materialmente al perfezionamento dell'evasione.

  • Codice di procedura penale, art. 603, comma 3-bis

    art. 603, comma 3-bis cod. proc. pen.

    La norma, come novellata dal D.Lgs. n. 150/2022, limita l'obbligo di rinnovazione dell'istruttoria in appello nei casi di proscioglimento dopo abbreviato: non sempre è necessaria la nuova escussione dell'imputato o dei testi, per cui la Corte d'appello ha legittimamente ritenuto non dovuta la rinnovazione richiesta.

  • Codice di procedura penale, art. 533

    Rinvio al principio dell'onere della prova 'oltre ogni ragionevole dubbio' in materia di proscioglimento: la Cassazione conferma che questo principio non autorizza la riesamina dei fatti quando la motivazione del merito è coerente e razionale.

  • Legge n. 244 del 2007, art. 1, comma 143 e Codice penale art. 322-ter

    art. 1, comma 143, legge n. 244 del 2007; art. 322-ter c.p.

    Applicazione delle disposizioni che rendono possibile la confisca anche per equivalente: la confisca è obbligatoria per i reati tributari indicati e può essere commisurata al profitto/risparmio derivante dall'imposta evasa.

  • D.Lgs. n. 158 del 2015, art. 12-bis (modifica D.Lgs. 74/2000)

    art. 12-bis D.Lgs. n. 74/2000 (introdotto dal D.Lgs. n. 158/2015)

    Prevede l'obbligatorietà della confisca dei beni che costituiscono il profitto o prezzo del reato tributario, salvo che appartengano a persona estranea; la Corte ha richiamato questo criterio nell'applicare la misura ablativa.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma richiamata per l'onere delle spese del procedimento: il ricorrente condannato deve sostenere le spese processuali.

Massime di principio

  • Il consulente fiscale può essere ritenuto concorrente in reati tributari quando, oltre a fornire prestazioni formali (es. trasmissione dichiarazioni), disponga di elementi conoscitivi e ponga in essere attività (consulenza, compilazione F24, gestione spesometro, documentazione nello studio) che dimostrano la consapevolezza e la volontà di contribuire all'evasione.
  • In appello contro un proscioglimento dopo rito abbreviato, l'obbligo di rinnovare integralmente l'istruttoria dibattimentale è oggi circoscritto: l'art. 603 c.p.p., comma 3-bis (come modificato), e la giurisprudenza limitano la rinnovazione alle ipotesi tassative, per cui la mancata escussione di certi testi non è automaticamente motivo di annullamento.
  • La Corte di legittimità non riesamina liberamente il materiale probatorio: può valutare la correttezza giuridica e la razionalità della motivazione, ma non sostituirsi al giudice del merito quando la decisione è sorretta da un apparato argomentativo coerente.
  • La confisca per equivalente è obbligatoria nei reati tributari contemplati dalla normativa; il valore confiscabile può corrispondere all'imposta evasa (risparmio ottenuto), anche se non è dimostrato che il condannato abbia materialmente fruito del profitto.
  • Sul piano difensivo, è cruciale contestare non solo i fatti ma la specifica valutazione probatoria: quando l'accusa dispone di documentazione diretta (bilanci, spesometro, comunicazioni IVA, F24) riconducibile al consulente, la strategia difensiva deve mirare a contestare la prova documentale o a dimostrare la mancanza di consapevolezza e contributo intenzionale.

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