Cassazione Civile, Ordinanza n. 31577/2021 del 04/11/2021
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (amministrazione finanziaria)
La controversia
La controversia nasce da un avviso di accertamento relativo a IRES, IRAP e IVA per l'anno d'imposta 2004, fondato sulla contestazione dell'indebita detrazione di fatture afferenti a operazioni soggettivamente inesistenti, relative a prestazioni di pubblicità e sponsorizzazione. La Commissione tributaria regionale aveva respinto l'appello dell'Ufficio, confermando la decisione di primo grado sul rilievo che la documentazione istruttoria avesse dimostrato l'effettività delle operazioni. L'Agenzia ha proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 19 e 54 del D.P.R. 633/1972, in combinato con l'art. 2697 c.c., per avere il giudice di merito ritenuto reali operazioni che, secondo l'Ufficio, erano fittizie; in particolare, ha censurato l'erronea valorizzazione della prova dell'effettivo pagamento, della registrazione contabile e del versamento dell'IVA, elementi ritenuti non idonei a escludere la frode o la soggettiva inesistenza delle operazioni.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il motivo dell'Agenzia. Ha ribadito che, quando l'Amministrazione contesta fatture relative a operazioni soggettivamente inesistenti, deve provare non solo la fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza del cessionario/committente o la sua colpevole ignoranza rilevabile mediante elementi oggettivi e specifici; una volta assolto tale onere, grava sul contribuente la prova contraria di avere usato la massima diligenza esigibile per non partecipare all'evasione. Nel caso concreto, la CTR aveva fondato la decisione su circostanze non decisive, come il pagamento delle fatture, la loro registrazione in contabilità e il versamento dell'IVA, che non bastano da sole a escludere la natura fraudolenta delle operazioni. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Calabria, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
art. 380-bis c.p.c.
Ritenuta la sussistenza delle condizioni per definire il ricorso ai sensi dell'art. 380-bis cod. proc. civ.
La causa è stata trattata in camera di consiglio non partecipata secondo il rito semplificato previsto dalla norma.
art. 19 D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
Richiamato come norma sulla detrazione IVA, la cui applicazione è stata contestata in presenza di operazioni soggettivamente inesistenti.
art. 54 D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
Richiamato in combinato con l'art. 19 del medesimo decreto quale base della censura sull'erronea detrazione dell'IVA.
art. 2697 c.c.
Richiamato per il riparto dell'onere della prova: l'Ufficio deve provare la fittizietà dell'operazione e la consapevolezza del cessionario, mentre il contribuente deve fornire la prova contraria della propria diligenza.
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Usato come parametro del motivo di ricorso per violazione e falsa applicazione di norme di diritto.
Massime di principio
- In materia di IVA, quando l'Amministrazione contesta operazioni soggettivamente inesistenti, deve dimostrare sia l'oggettiva fittizietà del fornitore sia la consapevolezza, o colpevole ignoranza, del destinatario dell'operazione rispetto alla frode fiscale.
- La prova della regolarità formale della contabilità, dell'avvenuto pagamento delle fatture o del versamento dell'IVA non è di per sé sufficiente a escludere la natura fittizia delle operazioni contestate.
- Una volta che l'Ufficio abbia assolto il proprio onere probatorio mediante elementi oggettivi e specifici, grava sul contribuente l'onere di provare di avere adottato la massima diligenza esigibile da un operatore accorto per non partecipare all'evasione.
- Nelle controversie su fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, la valutazione del giudice di merito deve misurarsi con il criterio dell'effettiva prova dell'operazione e non con meri indici formali o contabili.
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