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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23193/2025 del 20/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per furto pluriaggravato di una bicicletta, lamentando: 1) violazione del principio di correlazione tra sentenza e imputazione perché l'editto accusatorio avrebbe richiamato genericamente gli nn. 2 e 7 dell'art. 625 c.p. senza specificare in fatto l'utilizzo di violenza sulle cose o l'esposizione alla pubblica fede; 2) inutilizzabilità di dichiarazioni de relato (madre della vittima) acquisite con il consenso delle parti, sostenendo che non potevano supplire all'escussione della fonte diretta e che la Corte non avrebbe valutato alternative compatibili con l'assenza di effrazione; 3) vizi nella pronuncia sulla recidiva per aver applicato la circostanza sulla sola base della presenza di precedenti non messi in relazione col fatto.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto che: 1) l'imputazione era sufficientemente dettagliata per far comprendere la contestazione della violenza sulle cose (menzione della catena) e dell'esposizione alla pubblica fede (commesso in cortile aperto dell'istituto), oltre a richiamare la giurisprudenza che esclude che la sola videosorveglianza equivalga a vigilanza diretta; 2) le dichiarazioni de relato acquisite consensualmente sono utilizzabili se la parte non chiede l'escussione della fonte diretta, sicché il regime probatorio applicabile è quello di cui all'art. 195 c.p.p.; 3) la recidiva è stata adeguatamente motivata sulla base di plurimi precedenti, anche specifici, che giustificavano la qualificazione della personalità pericolosa. Conseguentemente è stato confermato il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 625 cod. pen. (nn. 2 e 7)

    La Corte ha ritenuto che la previsione delle aggravanti fosse adeguatamente richiamata: la presenza della catena giustifica la valutazione della violenza sulle cose (n.2) e il fatto consumato in cortile aperto giustifica l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede (n.7); la sola videosorveglianza non esclude automaticamente l'esposizione alla pubblica fede.

  • art. 521 e 522 cod. proc. pen.

    Richiamati come principio di correlazione tra sentenza e imputazione: la motivazione deve essere riferita all'imputazione; nel caso concreto la Corte ha ritenuto tale correlazione rispettata in ragione della descrizione fattuale contenuta nell'atto di accusa.

  • art. 195 cod. proc. pen.

    Regola l'utilizzabilità delle dichiarazioni de relato: quando le parti hanno concordato l'acquisizione al fascicolo e nessuna parte chiede l'escussione della fonte diretta, le dichiarazioni possono essere valutate. Il giudice deve applicare il regime di cui all'art.195 per valutare tali elementi.

  • art. 431 cod. proc. pen., comma 2

    "le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa all'attività di investigazione difensiva"

    La disposizione autorizza le parti a concordare l'acquisizione di atti al fascicolo dibattimentale; la Corte ha spiegato che tale consenso non impedisce il successivo controllo di utilizzabilità e non elimina l'applicazione delle regole sul contraddittorio se una parte richiede l'escussione.

  • art. 491 cod. proc. pen.

    Riferito sul punto della indeterminatezza dell'imputazione: la nullità derivante dall'indeterminatezza è relativa e deve essere eccepita tempestivamente ai sensi di questa norma, pena decadenza.

  • art. 493 cod. proc. pen., comma 3

    Richiamato nella doglianza difensiva sul tema dell'inutilizzabilità della testimonianza indiretta; la Corte ha comunque fondato la decisione sull'applicazione dell'art.195 e sul principio che la prova consensualmente acquisita è utilizzabile a meno che la parte non chieda l'escussione della fonte diretta.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato in relazione ai limiti della formazione della prova: la Corte ha osservato che il legislatore ammette l'acquisizione concordata di prove non contraddittorie purché sia rispettato il diritto di difesa e il controllo giurisdizionale sulla utilizzabilità.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale citata in relazione ai limiti di enunciazione dei motivi di ricorso; usata per delimitare la portata dei motivi esaminati dalla Corte.

Massime di principio

  • La contestazione di aggravanti richiede una descrizione fattuale tale da rendere comprensibile a quale ipotesi normativa si riferisce l'accusa; un riferimento alla norma integrato da elementi fattuali concreti può essere sufficiente.
  • Le dichiarazioni 'de relato' acquisite al fascicolo con il consenso delle parti sono utilizzabili se la parte interessata non richiede l'escussione della fonte diretta: in tal caso si applica il regime probatorio di cui all'art.195 c.p.p.
  • La presenza di un sistema di videosorveglianza non esclude automaticamente l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede; solo una vigilanza diretta e costante può farlo venire meno.
  • La nullità per indeterminatezza dell'imputazione è relativa e deve essere tempestivamente eccepita ai sensi dell'art.491 c.p.p.; in assenza di tempestiva eccezione si perde il vizio.
  • Per l'applicazione della recidiva facoltativa è necessario motivare la ritenuta pericolosità del soggetto; tale onere può essere assolto anche implicitamente quando si evidenziano plurimi e specifici precedenti che dimostrano riprovevolezza e pericolosità.

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