Ordinanza n. 2/2026 - Firenze, Sezione 3
per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, - dell’ordinanza recante “ingiunzione per demolizione e rimessa in pristino di opere realizzate in assenza di permesso di costruire” emessa dal Comune di Capalbio (GR) al prot. n. 0013847 del 13/10/2025, notificata il 14/10/2025; - nonché di ogni ulteriore atto presupposto, connesso e/o consequenziale, anche non conosciuto ivi compresi, per quanto occorrer possa, la “relazione rilievo lavori su edifici in strada dell’Abbadia – Capalbio” redatta dagli ausiliari di Polizia Giudiziaria incaricati dalla Regione Carabinieri Forestale Toscana-Stazione di Orbetello e dai tecnici del Comune di Capalbio ed il verbale del sopralluogo del 18/09/2025.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza comunale di ingiunzione alla demolizione e alla rimessione in pristino di opere realizzate in assenza di permesso di costruire
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l’ordinanza comunale di demolizione, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare. A sostegno dell’istanza cautelare ha dedotto, secondo quanto emerge dall’ordinanza, che le opere contestate potessero avvalersi del recupero di cubatura non utilizzata prevista dal Piano di Miglioramento Agricolo Ambientale del 2002. Il giudice ha rilevato che tale tesi è priva di fumus boni iuris, poiché il piano era venuto a scadenza e aveva cessato di produrre effetti. Ha inoltre considerato che, anche ammettendo in astratto l’esistenza di una cubatura utilizzabile, ciò non avrebbe esonerato il ricorrente dall’obbligo di richiedere il titolo edilizio necessario e, in ragione del vincolo gravante sull’area, il previo rilascio dell’autorizzazione paesaggistica.
La decisione
Il TAR ha respinto l’istanza cautelare per insussistenza del fumus boni iuris, senza definire nel merito il ricorso di annullamento. Ha ritenuto non sostenibile la pretesa di utilizzare cubatura asseritamente residua sulla base di un piano del 2002 ormai scaduto. In ogni caso, ha affermato che la disponibilità, anche astratta, di volumetria non avrebbe consentito l’esecuzione delle opere senza il prescritto titolo edilizio e, per la presenza del vincolo paesaggistico, senza previa autorizzazione paesaggistica. Le spese della fase cautelare sono state poste a carico del ricorrente e liquidate in euro 1.000,00, oltre oneri di legge se dovuti, in favore del Comune di Capalbio.
Norme richiamate
art. 55 c.p.a.
Disciplina la tutela cautelare collegiale; la misura è stata negata per l’insussistenza dei relativi presupposti, in particolare del fumus boni iuris.
Piano di Miglioramento Agricolo Ambientale del 2002
Il giudice ha ritenuto che, essendo scaduto e avendo cessato i propri effetti, il piano non potesse fondare la pretesa di recuperare cubatura inutilizzata.
Massime di principio
- La cubatura asseritamente non utilizzata prevista da un piano urbanistico o agricolo scaduto non può essere invocata, in assenza di ulteriori elementi, quale base giuridica per realizzare nuovi interventi edilizi.
- La disponibilità astratta di volumetria edificabile non esonera dall’obbligo di acquisire il titolo edilizio richiesto dalla legge per l’esecuzione delle opere.
- Quando l’intervento ricade in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico, l’esecuzione delle opere richiede il previo rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, anche qualora si invochi una cubatura già disponibile.
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