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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 21554/2020 del 07/10/2020

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Giuseppina Damiano ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello di Milano che, in parziale riforma del Tribunale di Monza, aveva riconosciuto l'esistenza di una servitù di passo (pedonale e carrabile) a favore del fondo dei Mango-Saporito e aveva rigettato alcune domande (compresa la richiesta di ripristino del pozzo, vasca e pompa). In Cassazione la ricorrente ha proposto due motivi: (1) vizio di motivazione per omesso o insufficiente esame di documenti e fatti decisivi (tra cui dichiarazioni e atti notarili, nonché presunta prescrizione per non uso ventennale e la presunta inesistenza o diversa estensione della servitù carrabile); (2) nullità per omessa pronuncia della Corte d'Appello circa la legittimità dello scarico del pluviale, dedotta in appello e non esaminata dalla Corte territoriale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo ritenendolo inammissibile o infondato: la censura era generica, non indicava il fatto storico decisivo richiesto dalle norme processuali e sostanzialmente chiedeva una rivalutazione di fatto del materiale probatorio riservata al giudice di merito; inoltre la Corte ha richiamato il principio secondo cui le scritture private provenienti da terzi hanno valore indiziario e la valutazione delle prove atipiche rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Invece il secondo motivo è stato ritenuto fondato: la Corte d'Appello non ha deciso un motivo di gravame specificamente proposto in appello (relativo alla presunta illegittimità dello scarico del pluviale), omissione che integra causa di nullità ai sensi degli articoli richiamati. Per questo la sentenza impugnata è stata cassata e la causa rinviata alla Corte d'Appello di Milano in diversa composizione anche per la liquidazione delle spese di questo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    Parametro di legittimità usato per censurare l'omesso esame di un fatto storico decisivo (n.5) e l'omessa pronuncia su motivi di impugnazione (n.4); la Corte richiede indicazioni specifiche sul fatto storico, sulla sua discussione processuale e sulla sua decisività

  • art. 112 c.p.c.

    Richiamato per il principio secondo cui l'omessa pronuncia su un motivo di impugnazione in appello può integrare causa di nullità della sentenza impugnata in Cassazione

  • art. 116 c.p.c.

    Attribuisce al giudice potere discrezionale rispetto alle prove atipiche; il mancato utilizzo di tali prove non è censurabile in sede di legittimità come vizio di motivazione

  • art. 1063 c.c.

    Principio secondo cui il titolo costitutivo della servitù è fonte primaria per determinarne estensione e modalità di esercizio; norme successive (1064-1065) sono sussidiarie solo se il titolo è lacunoso

  • artt. 1064 e 1065 c.c.

    Norme sussidiarie che possono essere applicate solo se il titolo non definisce chiaramente l'estensione dell'esercizio della servitù

  • art. 1051 c.c.

    Norma richiamata in relazione alla costituzione di servitù di passaggio per fondi interclusi; utile per valutare richieste alternative di costituzione di servitù

  • artt. 366 e 369 c.p.c.

    Norme processuali richiamate per i requisiti formali del ricorso in Cassazione: obbligo di indicare specificamente i fatti storici e le prove la cui omissione si contesta

  • art. 2702 c.c. e art. 214 c.p.c.

    Richiamate nel contesto della distinzione tra prove formali e scritture private di terzi: le scritture provenienti da terzi non godono della stessa presunzione di provenienza e possono essere valutate liberamente come prove atipiche

  • d.l. n. 83/2012 convertito in legge n. 134/2012

    Riferimento normativo utile a definire la portata e la applicabilità della riforma del comma 1 dell'art. 360 c.p.c. rispetto alle sentenze pubblicate dopo il 12/9/2012

Massime di principio

  • Per censurare in Cassazione l'omesso esame di fatti o documenti decisivi ai sensi dell'art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c. occorre indicare con precisione il 'fatto storico', l'elemento probatorio da cui esso risulta, il momento in cui è stato dedotto e dimostrare la sua assoluta decisività: formulazioni generiche sono inammissibili
  • Le scritture private provenienti da terzi (prove atipiche) hanno valore meramente indiziario; il giudice del merito può liberamente valutarle o non utilizzarle senza che la Cassazione possa sostituirsi nella rivalutazione del materiale probatorio
  • Il contenuto e l'estensione di una servitù prediale si determinano primariamente dal titolo costitutivo: in presenza di un titolo chiaro l'interpretazione deve partire da esso e le regole sussidiarie del codice si applicano solo se il titolo è lacunoso o ambiguo
  • La Corte d'appello ha l'obbligo di pronunciarsi su tutti i motivi di gravame proposti in appello; l'omessa decisione su un motivo rilevante per la soluzione della controversia integra causa di nullità e può giustificare la cassazione e il rinvio
  • La Cassazione non è sede per una nuova valutazione di merito dei fatti o delle prove: il suo controllo è limitato alla correttezza della motivazione e al rispetto dei limiti del ragionevole nella valutazione probatoria operata dal giudice di merito
  • Se si vuol contestare l'estinzione per prescrizione di una servitù per non uso, bisogna produrre prove chiare e specifiche del mancato esercizio per vent'anni; deduzioni generiche o documenti con valore indiziario possono non essere sufficienti

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