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Sentenza

Sentenza del 05/11/2015 n. 216 - Corte Costituzionale

Finanza pubblica - Contabilita' nazionale e degli enti pubblici - Riduzione del debito pubblico - Fissazione di un termine di prescrizione anticipata per la conversione delle lire ancora in circolazione - Ragionevolezza - Esclusione - Illegittimita'.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

I ricorrenti avevano chiesto alla Banca d'Italia la conversione in euro di banconote in lire, per un controvalore complessivo di 27.543,67 euro, presentando la richiesta dopo il 6 dicembre 2011 ma prima del termine ordinario del 28 febbraio 2012. La Banca d'Italia aveva rifiutato la conversione in applicazione dell'art. 26 del d.l. n. 201 del 2011, che aveva disposto con effetto immediato la prescrizione delle lire ancora in circolazione e il trasferimento del relativo controvalore al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato. Il Tribunale ha dubitato della compatibilità della norma con gli artt. 3, 97, 42 e 117 Cost., ritenendo in particolare lesi l'affidamento dei cittadini, la certezza del diritto e il diritto patrimoniale dei possessori delle lire.

La decisione

La Corte costituzionale ha dichiarato infondata l'eccezione di inammissibilità fondata sull'errata indicazione numerica del decreto-legge, qualificandola come mero lapsus calami. Nel merito, ha dichiarato fondata la questione con riferimento all'art. 3 Cost., ritenendo irragionevole e lesiva del legittimo affidamento la soppressione immediata del diritto di conversione, quando mancavano meno di tre mesi alla scadenza del termine decennale già previsto dalla legge. L'interesse alla riduzione del debito pubblico non giustificava un sacrificio radicale, immediato e irreversibile degli interessi dei possessori delle lire, senza alcun termine residuo per esercitare il diritto. L'art. 26 del d.l. n. 201 del 2011, come convertito dalla legge n. 214 del 2011, è stato quindi dichiarato costituzionalmente illegittimo. Gli ulteriori profili relativi agli artt. 97, 42, terzo comma, e 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU, sono rimasti assorbiti.

Norme richiamate

  • Art. 26 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214

    In deroga alle disposizioni [...] le banconote, i biglietti e le monete in lire ancora in circolazione si prescrivono a favore dell'Erario con decorrenza immediata

    La norma ha anticipato immediatamente la prescrizione del diritto di conversione delle lire, destinando il controvalore al bilancio dello Stato e al Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato. La Corte l'ha dichiarata illegittima per violazione dell'art. 3 Cost.

  • Art. 3, commi 1 e 1-bis, della legge 7 aprile 1997, n. 96

    Le banconote ed i biglietti a debito dello Stato si prescrivono a favore dell'Erario decorsi dieci anni dalla data di cessazione del corso legale; le banconote in lire possono essere convertite in euro [...] non oltre il 28 febbraio 2012

    La disciplina previgente garantiva ai possessori delle lire un termine decennale e una scadenza precisa per la conversione, creando un affidamento giuridicamente tutelabile.

  • Art. 52-ter, commi 1 e 1-bis, del decreto legislativo 24 giugno 1998, n. 213

    Le monete metalliche si prescrivono a favore dell'erario decorsi dieci anni dalla data di cessazione del corso legale; le monete in lire possono essere convertite in euro [...] non oltre il 28 febbraio 2012

    La norma disciplinava in modo analogo la prescrizione e la conversione delle monete metalliche in lire, confermando la scadenza del 28 febbraio 2012.

  • Art. 3 della Costituzione

    La disposizione costituzionale tutela, secondo la Corte, anche il legittimo affidamento nella sicurezza giuridica e impone che modifiche peggiorative di situazioni consolidate siano ragionevoli, proporzionate e adeguatamente bilanciate con l'interesse pubblico.

  • Art. 97 della Costituzione

    Il profilo di possibile violazione dei principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione è stato sollevato dal giudice rimettente, ma è rimasto assorbito dopo la dichiarazione di illegittimità fondata sull'art. 3 Cost.

  • Art. 42, terzo comma, della Costituzione

    Il possibile carattere sostanzialmente espropriativo della perdita del controvalore delle lire è stato prospettato dal giudice rimettente, ma non è stato esaminato nel merito perché assorbito.

  • Art. 117, primo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 1 del Protocollo addizionale alla CEDU

    È stata prospettata una violazione della tutela convenzionale della proprietà, ma la Corte non ha deciso tale profilo, ritenendolo assorbito.

Massime di principio

  • Il legislatore può modificare anche in senso peggiorativo rapporti giuridici e termini di prescrizione, ma non può farlo in modo irrazionale, sproporzionato o tale da frustrare improvvisamente un affidamento consolidato.
  • Quando una legge precedente stabilisce un termine preciso e sufficientemente lungo per esercitare un diritto, la sua soppressione immediata, senza alcun periodo transitorio, è particolarmente esposta a censura costituzionale.
  • La presenza di un interesse pubblico, anche rilevante come la riduzione del debito pubblico, non basta da sola a giustificare il sacrificio integrale dei diritti dei privati: occorre un bilanciamento concreto tra interesse pubblico e tutela dell'affidamento.
  • La ragionevolezza di una modifica normativa deve essere valutata anche in rapporto al tempo residuo e alle modalità con cui il diritto può essere esercitato. Un termine residuo, anche breve, può essere necessario per evitare un'estinzione ex abrupto.
  • In situazioni analoghe, occorre verificare il quadro normativo previgente, l'affidamento ragionevolmente creato, la natura consolidata della posizione giuridica, la proporzionalità della modifica e l'esistenza di misure transitorie.
  • La dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma applicabile nel giudizio principale consente al giudice ordinario di valutare la domanda del privato sulla base della disciplina precedente, nei limiti degli effetti della pronuncia e delle circostanze concrete del caso.

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