Cassazione Penale, Sentenza n. 10842/2026 del 23/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: (1) vizi di motivazione, contraddittorietà e mancata autonoma valutazione della Corte d'appello rispetto alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Luigi e Umberto Sannino e mancata applicazione dei criteri giurisprudenziali per la valutazione della collaborazione; (2) censura della valutazione sulla finalità della detenzione dello stupefacente, ritenuta incompatibile con la versione difensiva che parlava di acquisto personale per difficoltà economiche, senza che siano state considerate adeguatamente le prove documentali (es. bilancino, coltello); (3) impugnazione della confisca di euro 5.700,00 per mancata motivazione sul nesso tra denaro e attività illecita e mancata risposta alle spiegazioni difensive sulla provenienza del denaro (prelievi per evitare pignoramento).
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha confermato la doppia conformità delle decisioni di merito (GUP e Corte d'appello) che avevano condannato Carlo Palumbo: capo A) condanna a 4 anni di reclusione e euro 20.000 di multa per violazione degli artt. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309/1990 e art. 416-bis.1 c.p.; capo B) ammenda di euro 200 per gli artt. 110 e 697 c.p. La corte ha ritenuto le dichiarazioni dei collaboratori credibili e adeguatamente riscontrate da elementi oggettivi (oltre 8 kg di hashish nella cantina sotto scatoloni, materiale per confezionamento, contesto territoriale e condizioni economiche dell'imputato). Ha altresì ritenuto fondata la valutazione dell'origine illecita della somma sequestrata, considerandone inverosimile la provenienza lecita alla luce delle difficoltà economiche dell'imputato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73
Rilevata la violazione per detenzione di sostanza stupefacente con finalità di cessione; la corte ha valutato la quantità (oltre 8 kg) e gli elementi accessori come indici di destinazione allo spaccio
codice penale, art. 416-bis.1
Applicata la circostanza aggravante con riferimento alla finalità di agevolazione di un'organizzazione di tipo mafioso; la corte ha ritenuto che il ruolo di custodia/ deposito costituisse agevolazione del clan
codice penale, art. 110
Richiamato in relazione alla responsabilità per concorso nel reato contestato (reato acceso dal capo B)
codice penale, art. 697
Richiamato quale norma sanzionatoria pertinente al capo B (imputazione accessoria oggetto di ammenda)
codice penale, art. 240
Riferito alla disciplina della confisca; la corte ha ritenuto che gli elementi economici e il contesto giustificassero la confisca della somma sequestrata
codice di procedura penale, art. 606, lett. b) ed e)
Articoli richiamati come base dei motivi di cassazione: i vizi denunciati attengono alla valutazione delle prove e alla motivazione (lett. e) e alla violazione di norme sostanziali/ di diritto (lett. b)); la Corte ha ritenuto i motivi inammissibili per mancanza di vizi di legittimità
codice di procedura penale, art. 192
Richiamato in relazione ai requisiti della motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione dei giudici di merito fosse adeguata e conforme ai principi di valutazione della prova
Massime di principio
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia possono sorreggere una condanna se risultano coerenti, precise, autonome e riscontrate da elementi oggettivi: non basta l'accusa isolata, va valutata la convergenza fra racconto e riscontri materiali (quantità di stupefacente, modalità di occultamento, materiale per confezionamento, contesto territoriale).
- Il principio della "doppia conforme" implica che la sentenza di appello e quella di primo grado, quando adottano stessi criteri e risultano concordi, formano un corpo unico: la Cassazione è più riluttante a sindacare nuovamente la valutazione di fatto a meno che emerga un vizio di diritto o di logica nella motivazione.
- In sede di legittimità la rilevanza è limitata a vizi di motivazione e di diritto: la mera richiesta di una diversa valutazione probatoria è inammissibile; il ricorrente deve dimostrare aporie logiche, omissioni o contraddizioni specifiche nella motivazione dei giudici di merito.
- Sulla confisca di somme di denaro, il giudice può presumere l'origine illecita tenendo conto della situazione economica del soggetto e del contesto probatorio; tuttavia la difesa può contrastare questa presunzione mediante elementi documentali concreti che giustifichino la provenienza lecita.
- Per distinguere detenzione per uso personale dalla detenzione per cessione, le corti valutano quantità della droga, presenza di strumenti di pesatura/confezionamento, modalità di occultamento, ubicazione rispetto a piazze di spaccio e la capacità logistica/temporale dell'imputato (es. orario lavorativo incompatibile con gestione autonoma di una piazza).
- Quando si impugnano le dichiarazioni dei collaboratori, è strategico evidenziare contraddizioni significative, l'assenza di riscontri obiettivi o provenienza nascosta di dichiarazioni; semplici osservazioni su modifiche minori di versione o sul fatto che non siano state fornite tutte le dichiarazioni non sempre sono sufficienti a inficiare la credibilità se i giudici locali hanno motivato i riscontri.
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