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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14109/2025 del 10/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Boi Elena aveva impugnato la sentenza di condanna per il reato di cui all'art. 10-ter d.lgs. 74/2000 (omesso versamento di ritenute/IVA riferito al periodo e al fatto del 27/12/2016). I motivi di ricorso contestavano: 1) la sussistenza del dolo generico a suo carico, deducendo che il suo atteggiamento fosse di incolpevole affidamento e ingenuità (prestanome/legale rappresentante pro tempore) e che la sentenza fosse contraddittoria e carente nella individuazione degli elementi indicativi del dolo; 2) la determinazione della pena principale e delle pene accessorie (artt. 132 e 133 c.p.), lamentando che non fossero stati adeguatamente valutati il pagamento parziale del debito, le dichiarazioni rese e il comportamento processuale, con richiesta di una pena al minimo; 3) la legittimità e la proporzionalità della confisca per equivalente ex art. 12-bis d.lgs. 74/2000, deducendo l'assenza di un accrescimento patrimoniale personale e l'assenza dell'animus lucrandi, nonché la violazione del principio di proporzionalità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi generici e, in parte, riproposizione di censure già valutate e motivatamente respinte dalla Corte di appello. In particolare: la Corte ha confermato che la qualifica di legale rappresentante (anche pro tempore o prestanome che abbia accettato la carica) comporta obblighi di vigilanza e posizione di garanzia; il reato di cui all'art. 10-ter richiede dolo generico (la coscienza e volontà di non versare le ritenute) e non necessita della finalità specifica di evadere; la Corte d'appello ha correttamente motivato la congruità della pena esercitando il suo potere discrezionale ai sensi degli artt. 132 e 133 c.p.; la confisca per equivalente è stata ritenuta legittima e proporzionata alla luce degli elementi probatori (anche in assenza di provato accrescimento nella disponibilità della società, atteso l'uso dei fondi a favore di altre società del gruppo e l'incapienza della società stessa, giustificando la confisca nei confronti dell'organo sociale). Conseguenze procedurali: ricorso inammissibile; condanna alle spese del procedimento di Cassazione a carico della ricorrente; ordine di versare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 10-ter d.lgs. 74/2000

    Il reato richiede dolo generico, ossia la coscienza e volontà di non versare le ritenute/IVA; non è necessaria la finalità specifica di evadere le imposte.

  • art. 12-bis d.lgs. 74/2000

    Consente la confisca per equivalente del profitto del reato; la confisca può essere diretta anche se non è provato un corrispondente accrescimento patrimoniale nella disponibilità della società quando i fatti mostrino lo sfruttamento dell'evasione per finanziamenti intra-gruppo e l'incapienza della società giustifichi la confisca nei confronti dell'organo sociale.

  • art. 43 c.p., comma 1

    Richiamato rispetto al profilo soggettivo: il ruolo di amministratore comporta una posizione di garanzia e l'accettazione dei rischi connessi alla carica, con responsabilità anche per fatti compiuti dai gestori reali.

  • artt. 132 e 133 c.p.

    Definiscono i criteri di determinazione della pena; la Corte di merito ha discrezionalità nella calibrazione della pena purché motivi l'impiego dei criteri. In cassazione non è consentita una rinnovata valutazione della congruità della pena se non si dimostra illogicità o arbitrarietà.

  • art. 606, comma 1, lett. b) ed e) c.p.p.

    Fondamento delle censure in cassazione: lett. b) per errore di diritto, lett. e) per carenza/contraddittorietà della motivazione; la Corte ha ritenuto le doglianze generiche e inammissibili.

  • art. 2392 c.c.

    Richiamato per il principio che l'amministratore deve conservare il patrimonio sociale ed impedire danni alla società e a terzi, a fondamento della posizione di garanzia dell'amministratore.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che dispone l'onere delle spese processuali a carico del ricorrente quando il suo ricorso è dichiarato inammissibile.

  • art. 40, comma 2 c.p.

    Richiamato in relazione alla responsabilità derivante dalla posizione di garanzia assunta dall'amministratore che non impedisce l'evento.

Massime di principio

  • La nomina a legale rappresentante, anche se pro tempore o come prestanome, comporta obblighi di vigilanza e una posizione di garanzia: l'accettazione della carica espone alla responsabilità penale anche per omissioni, compreso il dolo eventuale.
  • Per il reato di omesso versamento di ritenute/IVA ex art. 10-ter d.lgs. 74/2000 è sufficiente il dolo generico (la consapevolezza e volontà di non versare): non è necessario dimostrare la specifica volontà di evadere l'imposta.
  • In Cassazione le censure devono essere specifiche e direttamente correlate alle ragioni esposte nella sentenza impugnata: i motivi generici o mera riproposizione del merito sono inammissibili per genericità estrinseca.
  • La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito; la Corte di legittimità interviene solo se emergono vizi di motivazione, illogicità o violazione di legge nella valutazione dei criteri degli artt. 132-133 c.p.
  • La confisca per equivalente può essere legittimamente disposta anche in assenza di un provato accrescimento patrimoniale diretto, quando risulti che il profitto del reato è stato utilizzato per scopi intra-gruppo o quando la società è incapiente e va aggredito il patrimonio dell'organo sociale.
  • Chi impugna una sentenza deve indicare con chiarezza e correlazione le ragioni di fatto e di diritto che si ritengono vizianti: l'assenza di tale correlazione comporta il rigetto per genericità.

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