Ordinanza n. 519/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia (Sezione seconda) n. 2660/2023, resa tra le parti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Sicilia, Sezione seconda, n. 2660/2023, relativa al diniego di accertamento di conformità edilizia ex art. 36 d.P.R. 380/2001
Esito
La controversia
La curatela del fallimento ha proposto appello contro la sentenza del TAR Sicilia n. 2660/2023. Dal testo emerge che la controversia riguarda il diniego comunale di accertamento di conformità ex art. 36 d.P.R. 380/2001 relativo a un immobile. Il CGARS ha ritenuto necessario acquisire ulteriori elementi istruttori, non essendo la causa matura per la decisione. In particolare, ha chiesto al Comune di chiarire le norme urbanistiche applicate nel diniego; di precisare la volumetria dell'immobile, indicata genericamente nel provvedimento come superiore a quella ammissibile secondo le norme urbanistiche del PPR, con cubatura massima di 5 mc/mq e volume massimo per il lotto pari a 837 mc; nonché di descrivere le difformità riscontrate nella realizzazione della scala rispetto alla legge n. 13/1989 e al d.m. LL.PP. n. 236/1989. Il Comune deve inoltre chiarire l'eventuale incidenza, sulla determinazione impugnata, del sopravvenuto permesso di costruire in sanatoria n. 8/2023, avente a oggetto una parte del medesimo immobile.
La decisione
Il CGARS non ha definito l'appello nel merito. Ha disposto un incombente istruttorio a carico del Comune di Casteldaccia, da eseguire entro 60 giorni dalla comunicazione o notificazione dell'ordinanza, mediante deposito di una relazione dettagliata, corredata da ogni elemento e allegato utile. La relazione dovrà riguardare le norme urbanistiche applicate, la volumetria dell'immobile, le difformità della scala rispetto alla normativa sull'eliminazione delle barriere architettoniche e l'impatto del sopravvenuto permesso di costruire in sanatoria n. 8/2023. L'udienza pubblica di prosecuzione sarà fissata con separato provvedimento presidenziale. Nessuna statuizione sulle spese risulta adottata.
Norme richiamate
art. 36 d.P.R. 380/2001
È la disposizione richiamata quale base del provvedimento comunale di diniego dell'accertamento di conformità edilizia; l'ordinanza non ne definisce l'interpretazione nel merito.
l. 13/1989
È richiamata quale normativa rispetto alla quale devono essere precisate le difformità riscontrate nella realizzazione della scala.
d.m. LL.PP. 236/1989
È richiamato quale normativa tecnica rispetto alla quale devono essere precisate le difformità riscontrate nella realizzazione della scala.
Massime di principio
- Quando una controversia edilizia non è matura per la decisione perché il provvedimento impugnato contiene accertamenti tecnici o urbanistici generici, il giudice amministrativo può disporre un'istruttoria d'ufficio chiedendo all'amministrazione una relazione dettagliata, corredata dalla documentazione utile, sui presupposti fattuali e normativi del provvedimento.
- In una controversia sul diniego di accertamento di conformità edilizia, l'amministrazione deve precisare le norme urbanistiche concretamente applicate e fornire dati verificabili sulla volumetria dell'immobile, quando il diniego si fondi sul superamento della volumetria ammissibile.
- Quando la legittimità di un diniego edilizio dipende dalla conformità di opere accessorie, come una scala, alla normativa sulle barriere architettoniche, l'amministrazione deve specificare le difformità tecniche riscontrate rispetto alla disciplina applicabile.
- Nel giudizio amministrativo, la sopravvenienza di un permesso di costruire in sanatoria relativo a una parte dell'immobile oggetto del diniego deve essere esaminata per verificarne l'eventuale incidenza sulla determinazione impugnata e sulla decisione della controversia.
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