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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 3659/2021 del 12/02/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del licenziamento senza preavviso intimato il 11/05/2016 a seguito di un servizio televisivo e di accertamenti dai quali risultava che il dipendente aveva ricevuto più volte 5,00 euro da cittadini per ottenere celermente certificati di denuncia di morte (certificati che erano gratuiti). Questioni principali: legittimità del procedimento disciplinare instaurato e definito da organo monocratico (art. 55-bis d.lgs. 165/2001), correttezza della valutazione probatoria (video, dichiarazioni di un collega) e rilevanza dell'assoluzione penale rispetto all'autonomia del giudizio disciplinare.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, ritenendo provata la materialità della condotta (ricezione ripetuta di denaro in occasione delle funzioni) e la perdita del vincolo fiduciario. Ha affermato che l'Ufficio procedimenti disciplinari di Roma Capitale non aveva natura collegiale e che il titolare può avvalersi di struttura istruttoria, purché assuma l'esito dell'istruttoria, garantendo la terzietà. Ha inoltre chiarito che l'assoluzione penale non impedisce la valutazione disciplinare dei medesimi fatti, essendo diversi i presupposti e gli scopi dei due giudizi; la sanzione espulsiva è stata ritenuta proporzionata dalla Corte.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 165/2001, art. 55-bis, comma 4

    La disposizione non impone la costituzione dell'UPD secondo forme obbligatoriamente collegiali; rileva la garanzia della terzietà e la separazione organizzativa dall'ufficio in cui opera il dipendente. Il titolare può avvalersi di personale per l'istruttoria purché ne faccia propri i risultati e compia contestazione e decisione.

  • c.c.n.l. 2006/2009 (art. 3, comma 1, lett. a), b), c), d) e comma 8, lett. t))

    Tipizza le fattispecie disciplinari e i criteri di gravità utili a valutare l'integrazione della giusta causa; stata utilizzata per sussumere la condotta e valutare proporzionalità della sanzione.

  • codice civile, art. 2106

    Norma richiamata per il licenziamento disciplinare; applicata come criterio elastico valutato in concreto con riferimento all'intenzionalità, alla posizione del dipendente e al nocumento all'amministrazione.

  • cod. proc. civ., art. 348-ter

    Principio della cd. 'doppia conforme': quando la sentenza d'appello conferma le ragioni di primo grado basate sulle stesse risultanze di fatto, la cassazione � limitata ai motivi di legge previsti. Applicato al reclamo ex legge Fornero, ha precluso il sindacato di merito sui fatti.

  • cod. proc. civ., art. 360 (motivi di cassazione)

    Richiamato per delimitare i motivi di impugnazione ammissibili in Cassazione, con particolare riferimento al vizio di motivazione e all'omesso esame di fatto decisivo (n.5).

  • cod. proc. pen. (art. 653)

    Richiamato tra le norme evocate dall'impugnante in relazione all'effetto del giudicato penale; la Corte ha comunque ribadito che la sentenza penale non preclude la valutazione disciplinare dei fatti nella loro materialità.

  • Deliberazione Giunta Capitolina n. 429/2013 (codice di comportamento), art. 3 e art. 7

    Il codice impone al dipendente di operare con disciplina e onore e vieta l'accettazione di regali o utilità, salvo quelli di modico valore e d'uso; la Corte ha ritenuto che le somme ricevute non rientrassero nelle eccezioni poiché collegate alla definizione di pratiche amministrative.

  • D.P.R. n. 62/2013, art. 4

    Stabilisce limiti all'accettazione di donativi e vieta la richiesta o accettazione di regali/altre utilità come corrispettivo per atti d'ufficio; la Corte ha ritenuto applicabile il divieto al caso concreto.

  • d.P.R. n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater

    Norma procedurale richiamata in ordine all'eventuale versamento del contributo unificato a carico del ricorrente; indicata nella liquidazione delle spese.

Massime di principio

  • L'ufficio procedimenti disciplinari non dev'essere formalmente collegiale se l'organizzazione garantisce la terzietà e il titolare assume e decide sull'istruttoria: la delega di atti istruttori è ammessa se il titolare fa propri gli esiti e compie la contestazione e la sanzione.
  • Il procedimento disciplinare è autonomo rispetto al penale: un'assoluzione penale non impedisce automaticamente la sanzione disciplinare, salvo che il giudicato penale abbia definitivamente escluso la materialità del fatto.
  • Prove amministrative (video, ammissioni di colleghi, riscontri documentali) possono legittimare il licenziamento per perdita di fiducia se dimostrano una prassi reiterata e il collegamento tra dazioni e atti d'ufficio.
  • L'eccezione delle 'regalie d'uso' è interpretata restrittivamente: anche somme di modico valore possono costituire illecito disciplinare se correlate all'ottenimento di un vantaggio nella gestione della pratica.
  • Nella valutazione della proporzionalità della sanzione rilevano ruolo, responsabilità, intenzionalità, ripetizione della condotta e nocumento all'immagine e funzionamento dell'amministrazione.
  • In sede di cassazione il sindacato sui fatti è limitato quando il reclamo d'appello conferma le stesse risultanze: il vizio di motivazione o l'omesso esame di fatto decisivo sono i principali canali di impugnazione validi.

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