Cassazione Civile, Sentenza n. 18560/2025 del 08/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Ministero chiedeva la dichiarazione di incandidabilità ex art. 143 d.lgs. n. 267/2000 per ingerenze della criminalità organizzata (operazione RESET) nell'amministrazione comunale di Carovigno, deducendo collegamenti e condizionamenti degli amministratori che avrebbero determinato la mala gestio e portato allo scioglimento del consiglio comunale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero confermando la decisione della Corte d'appello che aveva escluso l'incandidabilità. Il giudice ha ritenuto decisivo l'accertamento penale (sentenza GUP 21.1.2022) che ha escluso l'esistenza di un'associazione di tipo mafioso e qualsiasi collegamento fra gli interessi economici del presunto condizionatore (Saponaro) e le decisioni amministrative degli odierni resistenti. Il ricorso è stato dichiarato infondato; il Ministero è stato condannato alle spese di giudizio (euro 5.000,00 oltre euro 200,00).
Norme richiamate
D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 143
Fuori dai casi previsti dall'articolo 141, i consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell'articolo 59, comma 7, emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori ...
La norma richiede l'emersione di "concreti, univoci e rilevanti elementi" di collegamento o condizionamento da parte di associazioni di tipo mafioso per procedere alla dichiarazione di incandidabilità; non è sufficiente il solo contatto con soggetti pregiudicati se non emerge l'esistenza di un'organizzazione mafiosa che abbia condizionato l'amministrazione.
Codice penale, art. 416-bis
La Corte richiama la necessità che l'associazione abbia le caratteristiche di tipo mafioso previste dall'art. 416-bis c.p.; l'accertamento della sussistenza o meno di tale associazione, quando derivante da procedimento penale collegato, vincola il giudice civile nella valutazione dell'incandidabilità.
D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, art. 141
Riferimento alle ipotesi di scioglimento già previste; l'art. 143 opera "fuori dai casi previsti dall'art. 141", quindi integra un'ulteriore ipotesi legata a condizionamenti mafiosi.
Codice di procedura civile, art. 360 (motivi di cassazione), comma 1, n. 3
Richiamato come parametro di censura sulla violazione e falsa applicazione della normativa amministrativa rilevante; il ricorrente ha dedotto questo vizio di diritto in sede di ricorso per cassazione.
Massime di principio
- La procedura per la dichiarazione di incandidabilità ex art. 143 TUEL è autonoma rispetto al processo penale, ma richiede comunque l'emergere di un'organizzazione di tipo mafioso sul territorio: l'esistenza o l'insussistenza di tale associazione, quando accertata definitivamente in sede penale nell'ambito delle indagini collegate, costituisce un dato vincolante per il giudice civile.
- Non basta la semplice frequentazione o il rapporto con soggetti pregiudicati: occorrono elementi concreti, univoci e rilevanti di collegamento o di condizionamento diretto o indiretto dell'amministrazione da parte di organizzazioni mafiose perché scatti la sanzione di incandidabilità.
- L'incandidabilità può fondarsi anche su colpa nella gestione della cosa pubblica esposta a ingerenze, ma ciò presuppone comunque l'esistenza di associazioni criminali di tipo mafioso che abbiano operato pressioni riconoscibili, secondo i parametri dell'art. 416-bis c.p.
- L'elezione intervenuta prima di una dichiarazione definitiva di incandidabilità non elimina l'interesse ad accertare la sanzione: l'elezione non sanifica retroattivamente una eventuale situazione di incandidabilità, ma una valutazione giurisdizionale negativa sulla sussistenza della associazione mafiosa può rendere infondato il ricorso per incandidabilità.
- Le cause di esclusione del diritto di elettorato passivo (incandidabilità) devono essere interpretate restrittivamente, essendo deroga a un diritto fondamentale: il giudice deve pertanto richiedere un livello probatorio elevato e motivazioni chiare e specifiche riguardo ai collegamenti mafiosi e alle relative conseguenze sulla gestione amministrativa.
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