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Sentenza

Sentenza n. 9578/2026 - Roma, Sezione 2B

per l'annullamento previa sospensione - della Determinazione Dirigenziale della Direzione Tecnica del Municipio VII di Roma Capitale rep. n. CI/3578/2023 (prot. n. CI/249596/2023) del 22.11.2023, recante l’“ingiunzione a rimuovere o demolire gli interventi di ristrutturazione edilizia abusivamente realizzati in via Anagnina, 474 – 476”; - di ogni altro atto comunque presupposto, connesso e/o conseguenziale, ancorché non cognito

Giustizia amministrativa202406433

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ingiunzione di rimozione o demolizione, entro 60 giorni, di opere di ristrutturazione edilizia ritenute abusivamente realizzate

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

Le società hanno trasposto in sede giurisdizionale, a seguito dell'opposizione dell'amministrazione, il ricorso straordinario originariamente proposto contro la determinazione dirigenziale del Municipio VII di Roma Capitale che ingiungeva la rimozione o demolizione di interventi edilizi abusivi. Nel giudizio Roma Capitale ha eccepito, in parte, il difetto di legittimazione attiva di una delle ricorrenti e ha comunque dedotto l'infondatezza del ricorso. Le ricorrenti avevano formulato anche domanda cautelare, alla quale hanno successivamente rinunciato. In vista dell'udienza, entrambe le parti hanno chiesto la cessazione della materia del contendere o, in subordine, la declaratoria di sopravvenuta carenza di interesse.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere ai sensi dell'art. 34, ultimo comma, c.p.a. La determinazione impugnata è stata infatti annullata e sostituita da una nuova determinazione dirigenziale, adottata il 6 novembre 2024, con la quale è stata nuovamente ordinata anche alla ricorrente la rimozione delle opere ritenute abusive. La nuova determinazione è stata impugnata dalla parte ricorrente con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, tuttora pendente, senza opposizione dell'amministrazione. L'annullamento dell'atto originariamente impugnato ha soddisfatto l'interesse alla sua caducazione, facendo venir meno la materia del contendere, senza che il TAR si pronunciasse sulla fondatezza dei motivi relativi all'abusività delle opere o sulla legittimazione attiva. Le spese sono state compensate, poiché non vi è stata una decisione di merito sulla pretesa sostanziale.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La sopravvenuta sostituzione o eliminazione dell'atto impugnato, con conseguente soddisfazione dell'interesse alla sua caducazione, giustifica la dichiarazione di cessazione della materia del contendere quando non residua una controversia da decidere sul provvedimento originario.

Massime di principio

  • Quando l'amministrazione annulla e sostituisce l'atto impugnato con un nuovo provvedimento, e tale sopravvenienza soddisfa l'interesse del ricorrente alla caducazione dell'atto originario, il giudice amministrativo dichiara la cessazione della materia del contendere, senza esaminare nel merito i vizi dedotti contro il provvedimento ormai non più vigente.
  • La dichiarazione di cessazione della materia del contendere non implica una valutazione sulla fondatezza della pretesa sostanziale o dei motivi di ricorso; in assenza di una decisione di merito, le spese possono essere compensate.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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