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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27141/2026 del 17/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello di Bari aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Foggia nei confronti dell'imputato per il furto di gas metano, aggravato dalla violenza sulle cose ex artt. 625 e 625 n. 2 c.p., per avere sottratto il gas fornito dall'ente erogatore forzando il sigillo del contatore apposto a seguito di precedente morosità. Con il primo motivo di ricorso l'imputato deduceva violazione di legge, sostenendo che la condanna fosse stata fondata solo sulla circostanza che egli fosse il beneficiario del prelievo del gas, senza prova che fosse stato anche l'autore materiale della rottura del sigillo e della violenza sulle cose. Con il secondo motivo lamentava vizio di motivazione, deducendo che la difesa aveva dimostrato che, sia al momento dell'apposizione del sigillo sia al momento dell'accertamento della rottura, il conduttore dell'immobile era una società diversa e non riconducibile a lui, sicché egli non avrebbe potuto essere ritenuto responsabile della sottrazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo entrambi i motivi sostanzialmente di fatto e non idonei a scalfire la motivazione della sentenza di merito. Ha valorizzato che la fornitura era stata interrotta quando nell'immobile operava una società immediatamente riconducibile al prevenuto, che pochi mesi dopo era stata constatata la forzatura del sigillo con ripresa non autorizzata dell'erogazione, che l'utenza era ancora intestata all'imputato e non vi era stata alcuna volturazione o comunicazione all'ente erogatore. Ha inoltre affermato che, per l'aggravante della violenza sulle cose, non occorre provare che il beneficiario dell'utenza sia anche autore materiale della violenza, essendo sufficiente la sua consapevole adesione all'allaccio abusivo realizzato da terzi. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • artt. 625, 625 n. 2 c.p.

    richiamati quali basi normative della condanna per furto aggravato dalla violenza sulle cose, configurata nella sottrazione di gas metano mediante forzatura del sigillo del contatore.

  • art. 625 n. 2 c.p.

    l'aggravante della violenza sulle cose non richiede la prova che il soggetto che beneficia dell'utenza sia anche l'autore materiale della violenza, essendo sufficiente la sua consapevole utilizzazione dell'allaccio abusivo.

Massime di principio

  • Ai fini del furto di energia o di altre utilità sottratte mediante manomissione dell'impianto, la responsabilità può fondarsi non solo sulla materiale esecuzione della forzatura, ma anche sulla consapevole utilizzazione dell'allaccio abusivo da parte del beneficiario.
  • Per l'aggravante della violenza sulle cose non è necessario accertare che l'utilizzatore dell'utenza abbia personalmente posto in essere la condotta di manomissione, purché risulti che ne fosse consapevole e che abbia tratto vantaggio dalla sottrazione.
  • Le censure di ricorso che si limitano a riproporre una diversa lettura dei fatti e delle prove già disattesa dai giudici di merito si collocano ai limiti dell'inammissibilità, quando la motivazione impugnata sia logicamente coerente e specifica.
  • La mancata volturazione dell'utenza e l'assenza di comunicazioni all'ente erogatore possono essere elementi valorizzabili per ritenere la persistente riferibilità del rapporto di fornitura al soggetto imputato.

Come è indicizzato

MaterieFurto
RamiDelitti contro il patrimonio
IstitutiConcorso di persone

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