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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26972/2026 del 17/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (imputato)

La controversia

In un giudizio definito con applicazione della pena su richiesta delle parti, il tribunale aveva applicato la pena di anni tre di reclusione ed euro 14.000 di multa per due ipotesi di detenzione a fine di cessione di sostanze stupefacenti, rispettivamente cocaina/crack e hashish, disponendo anche la confisca e l'acquisizione al patrimonio dello Stato del denaro sequestrato, ritenuto provento dei reati. L'imputato ha proposto due ricorsi, sostanzialmente integrativi, deducendo un unico motivo: violazione di legge, vizio di motivazione e travisamento della prova in relazione alla confisca del denaro. Ha sostenuto che il denaro non potesse essere qualificato come prodotto o profitto dei reati contestati, perché i capi di imputazione riguardavano la detenzione a fini di cessione e non la cessione in sé; che al più le somme avrebbero potuto riferirsi ad eventuali pregresse attività di spaccio, ma non ai fatti specificamente contestati; che mancasse un nesso di pertinenzialità tra denaro e reati; che il giudice di merito avesse erroneamente ritenuto una confessione specifica sul punto, mentre vi era stata solo una generica ammissione degli addebiti; e che non vi fossero elementi per configurare né la confisca per equivalente né la confisca allargata.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il ricorso limitatamente alla statuizione sulla confisca del denaro sequestrato. Ha rilevato che il provvedimento impugnato era motivato in modo generico e assertivo, senza indicare in modo congruo le ragioni del vincolo ablatorio. Ha richiamato il principio per cui la confisca ex art. 240 c.p. richiede la dimostrazione di un nesso di pertinenzialità tra la res e il reato, in termini di strumentalità o derivazione (prodotto, profitto o prezzo). Nel caso concreto, essendo contestata e definita una fattispecie di detenzione a fine di cessione di stupefacenti e non una condotta di cessione, non era stata rappresentata alcuna diretta riferibilità del denaro ai reati contestati. La Corte ha inoltre escluso che fosse stata disposta o motivata una confisca per equivalente ex art. 73, comma 7-bis, d.P.R. 309/1990, o una confisca allargata ex art. 240-bis c.p. richiamato dall'art. 85-bis d.P.R. 309/1990. Ne è derivato l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata, limitatamente alla confisca del denaro, al Tribunale di Roma in diversa composizione.

Norme richiamate

  • art. 444 c.p.p.

    norma che ha consentito la definizione del giudizio con applicazione della pena su richiesta delle parti

  • art. 448, comma 2-bis, c.p.p.

    richiamato per i limiti di ricorribilità della sentenza di patteggiamento quando sia stata oggetto dell'accordo una misura di sicurezza

  • art. 606 c.p.p.

    indicato quale disciplina generale del ricorso per cassazione per i vizi deducibili quando non opera la limitazione speciale

  • art. 240 c.p.

    la confisca richiede che le cose siano servite o destinate a commettere il reato oppure ne costituiscano prodotto o profitto; il profitto è il vantaggio economico derivante dal reato

  • art. 73, comma 1, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    capo relativo alla detenzione a fine di cessione di cocaina e crack

  • art. 73, comma 4, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    capo relativo alla detenzione a fine di cessione di hashish

  • art. 73, comma 7-bis, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    richiamato per escludere la confisca obbligatoria per equivalente, non essendo stata specificamente disposta o motivata

  • art. 240-bis c.p.

    richiamato per escludere l'applicazione della confisca allargata in assenza di puntuale indicazione e motivazione

  • art. 85-bis d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    norma di rinvio alla confisca allargata per i reati di cui all'art. 73, non applicata nel caso concreto

Massime di principio

  • La confisca del denaro in relazione a reati in materia di stupefacenti richiede una motivazione specifica che dia conto del nesso di pertinenzialità tra la somma sequestrata e il reato, in termini di prodotto, profitto, prezzo o strumento del reato.
  • Quando il capo di imputazione riguarda la detenzione di stupefacenti a fini di cessione e non una cessione già realizzata, non è sufficiente una generica affermazione secondo cui il denaro sarebbe provento dell'attività illecita: occorre dimostrare la diretta riferibilità delle somme ai fatti contestati.
  • La confisca ex art. 240 c.p. non può essere disposta in via meramente assertiva; il giudice deve esplicitare le ragioni per cui il bene sequestrato rientra tra quelli confiscabili e collegarlo concretamente alla specifica fattispecie criminosa.
  • La confisca per equivalente e la confisca allargata presuppongono un'espressa base normativa e una motivazione che ne individui i presupposti applicativi; in mancanza, non possono essere desunte implicitamente dal provvedimento.
  • Nel giudizio di patteggiamento, la statuizione sulla confisca è comunque sindacabile in cassazione nei limiti consentiti dalla disciplina processuale, e l'illegalità della misura può essere rilevata anche d'ufficio nei casi previsti.
  • rami

Come è indicizzato

MaterieSpaccioRiti alternativiImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiConfiscaInutilizzabilità della prova

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