Cassazione Penale, Sentenza n. 23230/2025 del 20/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per vizio di motivazione (art. 216 legge fall.) per il riconoscimento del ruolo di amministratore di fatto nelle due società fallite. Contestazione dell'utilizzabilità, ai sensi dell'art. 512 c.p.p., delle dichiarazioni rese da Chiamberlando (acquisite in altro procedimento) e delle dichiarazioni di Bianco e Schiattone riportate nella relazione del curatore fallimentare; deduzione che la Corte territoriale avrebbe dato rilevo indebito a messaggi di posta elettronica e non avrebbe adeguatamente valutato le dichiarazioni dei curatori e la concretezza delle condotte di sottrazione di documenti e distrazione di beni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta l'ammissione, ai sensi dell'art. 512 c.p.p., delle dichiarazioni acquisite in altro procedimento quando sussiste impossibilità di ripetizione; ha confermato l'utilizzabilità, dalla relazione del curatore, delle dichiarazioni rese da coimputati non esaminati in dibattimento (siccome la difesa non aveva chiesto il loro esame); ha ritenuto infondate e in gran parte puramente fattuali le censure del ricorrente, che miravano a una rivalutazione delle prove già compiuta dalla Corte d'appello. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di euro 3.000,00 a favore della cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 216 legge fallimentare
Richiamato quale parametro di valutazione della responsabilità dell'amministratore di fatto; la censura sul vizio di motivazione inerente all'applicazione di tale disposizione è stata ritenuta in sostanza una critica fattuale non idonea a fondare il ricorso di legittimità
art. 512 cod. proc. pen.
Consente l'acquisizione di dichiarazioni rese in altro procedimento quando è impossibile la ripetizione in dibattimento; la Corte ha affermato che la norma non limita l'uso ai soli atti del medesimo procedimento e che la necessità di non disperdere la fonte di prova giustifica l'acquisizione
art. 33 legge fallimentare
Fondamento normativo della relazione del curatore fallimentare; la Corte ha ritenuto utilizzabili per prova anche le informazioni raccolte dal curatore, incluse le dichiarazioni riportate di coimputati non esaminati, se la difesa non ha richiesto il loro esame
art. 616 cod. proc. pen.
Previsione applicata per la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso
Massime di principio
- Le acquisizioni probatorie effettuate in un diverso procedimento possono essere ammesse in Cassazione ai sensi dell'art. 512 c.p.p. quando sussista l'impossibilità di ripetizione: non è necessaria la coappartenenza procedimentale degli atti
- La relazione del curatore fallimentare può essere fonte di prova anche per dichiarazioni rese da terzi/coimputati non comparsi in dibattimento, purché la difesa non abbia chiesto il loro esame; la testimonianza indiretta così riportata è utilizzabile
- Le doglianze esclusivamente fattuali o dirette a una rivalutazione della prova sono inammissibili in Cassazione: il giudizio di legittimità non sostituisce il sindacato pieno sulla credibilità o sulla valutazione delle prove fatta dalla Corte di merito
- Per ottenere l'ammissione di una censura sulla utilizzabilità di una dichiarazione occorre indicare specificamente l'irripetibilità e le ragioni per cui la dichiarazione debba essere esclusa; censure generiche o frammentarie verranno ritenute inammissibili
- Se la difesa non chiede l'esame di un coimputato in sede di merito, non può poi contestare l'utilizzabilità delle sue dichiarazioni raccolte dal curatore come se fossero necessariamente inammissibili
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