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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23466/2025 del 24/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Gip che, su richiesta di Grassia (donatario), aveva revocato l'ordine di demolizione emesso con sentenza irrevocabile nei confronti di Di Puorto. Il motivo unico del ricorso in Cassazione era che la revoca si fondava su un presunto condono presentato da Di Puorto, ma tale domanda sarebbe stata proposto da soggetto non legittimato, perché prima della domanda di sanatoria l'opera era già stata acquisita ope legis al patrimonio del Comune per decorso dei 90 giorni dall'ingiunzione comunale di demolizione notificata l'11.11.1997; pertanto non poteva giustificare la revoca dell'ordine demolitorio.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato: ha affermato che l'ingiustificata inottemperanza all'ingiunzione comunale di demolizione determina l'acquisizione automatica dell'opera e dell'area al patrimonio comunale dopo 90 giorni; il diritto di ottenere l'annullamento di tale acquisizione in seguito a condono spetta solo a chi, al momento della domanda di sanatoria, era ancora proprietario dell'opera. Nel caso di specie la documentazione (relata di notifica dell'11.11.1997) dimostra che il termine dei 90 giorni era decorso inutilmente prima della domanda di condono, con conseguente perdita di legittimazione di Di Puorto. Pertanto la revoca disposta dal Gip era infondata. La Corte, in accoglimento del ricorso del Procuratore, ha annullato l'ordinanza impugnata (con rinvio ove occorra) e ha richiamato il principio secondo cui l'ordine di demolizione è misura reale e vincolante, eseguibile anche nei confronti di successivi proprietari o terzi, salvo che vi siano provvedimenti amministrativi legittimi assolutamente incompatibili.

Norme richiamate

  • Legge 23 dicembre 1994, n. 724, art. 39 comma 19

    "per le opere abusive divenute sanabili in forza della presente legge, il proprietario che ha adempiuto agli oneri previsti per la sanatoria ha il diritto di ottenere l'annullamento delle acquisizioni al patrimonio comunale dell'area di sedime e delle opere sopra questa realizzate disposte in attuazione dell'articolo 7, terzo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e la cancellazione delle relative trascrizioni nel pubblico registro immobiliare dietro esibizione di certificazione comunale attestante l'avvenuta presentazione della domanda di sanatoria. Sono in ogni caso fatti salvi i diritti dei terzi e del comune nel caso in cui le opere stesse siano state destinate ad attività di pubblica utilità entro la data del 1 dicembre 1994"

    Il diritto all'annullamento dell'acquisizione comunale per effetto di condono è riconosciuto solo al 'proprietario' che, al momento del deposito della domanda di sanatoria, conserva ancora la titolarità dell'opera; se l'opera era già acquisita al patrimonio comunale al momento dell'istanza, la domanda è priva di legittimazione e non produce effetti.

  • Decreto-Legge 12 settembre 2003, n. 369, art. 32 commi 25 e 28 (convertito, con modificazioni, L. 24 novembre 2003, n. 326)

    "25. Le disposizioni di cui ai capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47... si applicano alle opere abusive che risultino ultimate entro il 31 marzo 2003..." "28. I termini previsti dalle disposizioni sopra richiamate... sono da intendersi come riferiti alla data di entrata in vigore del presente decreto."

    Richiama e conferma la disciplina della sanatoria edilizia applicabile a specifici termini e condizioni; la Corte la utilizza per coordinare l'efficacia del diritto di revoca dell'acquisizione comunale rispetto ai termini e alla legittimazione del richiedente la sanatoria.

  • D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 31 (commi rilevanti)

    "l'opera acquisita è demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale a spese dei responsabili dell'abuso, salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l'esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l'opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, culturali, paesaggistici, ambientali o di rispetto dell'assetto idrogeologico..."

    L'art. 31 regola il regime dell'opera acquisita al patrimonio comunale: la demolizione dell'opera acquisita è la regola, salvo casi eccezionali e disciplinati (deliberazione consiliare che dichiari prevalenti interessi pubblici o contrasto con rilevanti interessi). Conferma altresì la possibilità di alienazione solo in ipotesi eccezionali e controllate.

  • Legge 28 febbraio 1985, n. 47 (capo IV-V, disciplina delle sanatorie)

    Quadro normativo originario della sanatoria edilizia cui fanno riferimento le successive modifiche e integrazioni; la Corte la richiama per il coordinamento tra disciplina del condono e degli effetti della acquisizione comunale.

  • Principio giurisprudenziale citato (acquisizione ope legis dopo 90 giorni dall'ingiunzione)

    La giurisprudenza interpreta che l'ingiustificata inottemperanza all'ordine di demolizione entro 90 giorni comporta l'acquisizione automatica dell'opera al patrimonio comunale (ope legis), indipendentemente da accertamento formale successivo; ciò comporta la perdita di legittimazione del privato a richiedere la sanatoria presentata dopo tale acquisizione.

Massime di principio

  • Se, a seguito di notifica dell'ingiunzione a demolire, decorrono inutilmente 90 giorni senza che il proprietario rimuova l'opera, l'immobile è acquisito ope legis al patrimonio comunale e il soggetto perde la legittimazione a chiedere la sanatoria.
  • Il diritto di ottenere l'annullamento dell'acquisizione comunale per effetto di condono spetta solo a chi, al momento della presentazione della domanda di sanatoria, era effettivamente proprietario dell'opera abusiva.
  • Il giudice penale dell'esecuzione ha il dovere di verificare la sussistenza dei presupposti per l'applicabilità del condono (compresa la legittimazione del richiedente); il mancato controllo può comportare errori decisori e impugnazioni.
  • L'ordine di demolizione è una misura reale e vincolante che grava sull'immobile e produce effetti anche nei confronti di successivi proprietari o terzi, salvo che vi siano provvedimenti amministrativi legittimi ed assolutamente incompatibili.
  • La buona fede del terzo acquirente o donatario non è sufficiente a impedire l'esecuzione della misura demolitoria; i rimedi per eventuali pregiudizi sono di natura privatistica (azioni civili verso il dante causa).
  • La revoca dell'ordine di demolizione è possibile solo se esistono provvedimenti amministrativi legittimi che rendono l'ordine assolutamente incompatibile (es. permesso in sanatoria rilasciato legittimamente) e la verifica della legittimità di tali provvedimenti compete al giudice dell'esecuzione.

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