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Sentenza

Sentenza del 28/01/2019 n. 911 - Comm. Trib. Prov. Napoli

Commissione Tributaria Provinciale di Napoli Sezione 5 Sentenza n. 911 del 14/12/2018, dep. 28/01/2019, Pres. Antonio Clemente, Est. Luca Cestaro; massima n. 251/2019 CONTRIBUTI ESTRATTIVI E AMBIENTALI - Giurisdizione tributaria - Esclusione.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato la richiesta di pagamento di euro 199.929,57 per contributi estrattivi previsti dalla L.R. Campania n. 15/2005 e di euro 1.351.002,53 per contributi ambientali previsti dalla L.R. Campania n. 1/2008. Ha sostenuto che tali somme derivassero direttamente dalla legge e non fossero collegate a un rapporto sinallagmatico con l'amministrazione, chiedendo quindi che la controversia fosse esaminata dal giudice tributario.

La decisione

La Commissione Tributaria Provinciale di Napoli ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice tributario, ritenendo che i contributi estrattivi e ambientali non abbiano natura tributaria. Essi sono infatti collegati all'autorizzazione all'attività estrattiva, hanno funzione prevalentemente indennitaria rispetto al pregiudizio ambientale e territoriale arrecato alla collettività e sono destinati agli interventi di ripristino, anziché al generico finanziamento delle spese pubbliche. La controversia deve essere eventualmente riproposta davanti al giudice ordinario entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, ferme le eventuali preclusioni e decadenze. Le spese di lite sono state compensate.

Norme richiamate

  • Legge regionale Campania n. 15/2005

    È la fonte normativa del contributo estrattivo richiesto per la costruzione dell'aeroporto di Pontecagnano; la sentenza considera tale prestazione non tributaria.

  • Legge regionale Campania n. 1/2008

    È la fonte normativa del contributo ambientale richiesto alla società; anche questo contributo è qualificato come prestazione indennitaria e non tributaria.

  • Costituzione, sentenze della Corte costituzionale n. 269/2017 e n. 236/2017

    Individuano i criteri per qualificare una prestazione imposta come tributo: decurtazione patrimoniale definitiva, assenza di un rapporto sinallagmatico e destinazione delle risorse al finanziamento di pubbliche spese.

  • Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza n. 27347/2009

    Il contributo assume una specifica natura indennitaria del pregiudizio subito dalle collettività in conseguenza della gestione delle cave.

    I contributi collegati all'attività estrattiva compensano il danno ambientale e territoriale e finanziano gli interventi di ripristino; non costituiscono tributi perché non servono al generico finanziamento del bilancio pubblico né rappresentano il corrispettivo di un servizio.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 89/2018

    I contributi mirano ad indennizzare il pregiudizio che la collettività finisce per patire in conseguenza dell'autorizzazione relativa allo sfruttamento delle cave.

    La Corte ha escluso la natura tributaria dei contributi estrattivi e ambientali, valorizzandone il collegamento con l'attività autorizzata, la funzione indennitaria e la specifica destinazione al ripristino delle condizioni ambientali e territoriali.

  • Codice di procedura civile, art. 59

    La riassunzione davanti al giudice munito di giurisdizione deve avvenire entro tre mesi dal passaggio in giudicato della pronuncia declinatoria, così da conservare gli effetti processuali e sostanziali della domanda, salvo preclusioni e decadenze.

Massime di principio

  • La qualificazione legislativa di una prestazione come contributo o tributo non è decisiva: occorre verificarne concretamente funzione, presupposto, destinazione e rapporto con l'attività dell'amministrazione.
  • Le somme richieste agli operatori estrattivi per compensare il pregiudizio ambientale e territoriale e finanziare il ripristino sono normalmente considerate indennitarie, non tributarie.
  • Quando la prestazione è direttamente collegata al titolo autorizzatorio e a un'attività potenzialmente dannosa, senza destinazione al generico finanziamento delle spese pubbliche, la controversia tende a rientrare nella giurisdizione del giudice ordinario.
  • In caso di declinatoria della giurisdizione, la parte deve riassumere tempestivamente la causa davanti al giudice indicato come competente, rispettando il termine previsto e verificando comunque eventuali decadenze o preclusioni.

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