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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10242/2024 del 12/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Comune impugnava l'ordinanza che aveva respinto il riesame avverso il decreto di sequestro preventivo di un ponte realizzato dal Comune sul torrente Jerino, disposto nel procedimento penale contro il responsabile dell'area tecnica. Il sequestro era motivato dall'ipotesi di lavori eseguiti senza autorizzazione idraulica e paesaggistica (ipotesi di contravvenzioni e reato paesaggistico). Il Comune contestava che i lavori erano stati realizzati in regime di "somma urgenza" (art. 163 cod. appalti) a seguito del crollo di una strada dopo eccezionali precipitazioni, per ripristinare l'accesso di emergenza a località Pantanella; perciò sosteneva che la procedura di somma urgenza escludeva la necessità di autorizzazioni preventive e/o che la condotta del funzionario era scriminata (adempimento di un dovere o stato di necessità). Denunciava inoltre carenza o apparente mancanza di motivazione dell'ordinanza rispetto a tali argomentazioni e in relazione alla sussistenza dell'autorizzazione paesaggistica rilasciata in precedenza per il ponte.

La decisione

La Corte ha dichiarato ammissibile il ricorso del Comune e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Benevento per nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto errata l'interpretazione del Tribunale secondo cui la procedura di somma urgenza sarebbe applicabile solo ai beni direttamente colpiti dall'evento calamitoso, affermando invece che l'art. 163 cod. appalti ammette interventi idonei a rimuovere situazioni pericolose anche se eseguiti su manufatti diversi da quelli colpiti dall'evento. Ha censurato la mancanza di motivazione del Tribunale sull'insussistenza dei presupposti della somma urgenza e ha disposto che in sede di rinvio il Tribunale valuti compiutamente la legittimità del ricorso alla procedura di somma urgenza e le conseguenze di ciò sul fumus commissi delicti delle fattispecie contestate.

Norme richiamate

  • art. 163, d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (codice degli appalti)

    “in circostanze di somma urgenza che non consentono alcun indugio, il soggetto fra il responsabile del procedimento e il tecnico dell'amministrazione competente che si reca prima sul luogo, può disporre, contemporaneamente alla redazione del verbale, in cui sono indicati i motivi dello stato di urgenza, le cause che lo hanno provocato e i lavori necessari per rimuoverlo, la immediata esecuzione dei lavori entro il limite di 200.000 euro o di quanto indispensabile per rimuovere lo stato di pregiudizio alla pubblica e privata incolumità" (c. 1); e il c. 6 che estende la disciplina anche agli eventi calamitosi richiamando la legge n. 225/1992

    La Corte interpreta l'art. 163 come non limitato ai soli beni direttamente colpiti dall'evento calamitoso: la somma urgenza legittima lavori necessari a rimuovere situazioni pericolose per la pubblica o privata incolumità anche se eseguiti su manufatti diversi da quelli colpiti dall'evento

  • art. 51 c.p.

    Invocato come scriminante (adempimento di un dovere); la Corte richiama che l'eventuale scriminante va valutata concretamente e motivata in rapporto al ricorso alla somma urgenza

  • art. 54 c.p.

    Invocato come scriminante (stato di necessità); la Corte precisa che l'esistenza della scriminante non è automatica e richiede verifica motivata

  • art. 321, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma richiamata nella fase di impugnazione del sequestro; la Corte ne riconosce l'operatività anche quando il terzo proprietario propone il riesame per contestare i presupposti della misura impeditiva

  • art. 324, comma 7, cod. proc. pen.

    Richiamato nel quadro delle garanzie di motivazione e del sindacato di legittimità sull'ordinanza di riesame

  • artt. 146 e 181, comma 1, d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (codice dei beni culturali e del paesaggio)

    Rilevanti per il profilo paesaggistico: il ricorrente sosteneva l'esistenza di autorizzazione paesaggistica antecedente per il ponte; la Corte ha richiesto che tale elemento sia esaminato e motivato in sede di rinvio

  • art. 125, comma 3 e art. 111, comma 6 Cost.

    Richiamate in relazione al diritto alla motivazione e al giusto processo; la Corte censura la carenza motivazionale dell'ordinanza impugnata

Massime di principio

  • Il terzo proprietario di un bene sequestrato impedito può contestare in sede di riesame anche la legittimità dei presupposti del sequestro (fumus e periculum) quando la sua titolarità del bene è pacifica; non è limitato a provare solo la titolarità o l'inesistenza di un proprio contributo al reato
  • La procedura di somma urgenza (art. 163 cod. appalti) può legittimare interventi volti a rimuovere pericoli per la pubblica o privata incolumità anche se le opere sono eseguite su manufatti diversi da quelli direttamente colpiti dall'evento calamitoso
  • Il ricorso alla somma urgenza non comporta automaticamente l'esenzione dalle autorizzazioni (idrauliche o paesaggistiche) né la scriminante penale; occorre una valutazione fattuale e giuridica motivata della sussistenza dei requisiti dell'urgenza e del nesso con le scriminanti (adempimento di un dovere o stato di necessità)
  • La carenza di motivazione del provvedimento giustifica l'annullamento in sede di cassazione e il rinvio per nuovo esame: il giudice di merito deve affrontare e motivare espressamente i profili fattuali e giuridici sollevati
  • Se è contestata l'esistenza di autorizzazioni pregresse (es. autorizzazione paesaggistica rilasciata in passato), il giudice deve verificarne l'effettiva portata e rilevanza rispetto al fumus del reato
  • Le questioni attinenti a misure cautelari reali richiedono un bilanciamento tra la tutela dell'interesse pubblico alla repressione e i diritti del terzo proprietario; il riesame deve consentire una valutazione compiuta dei presupposti della misura

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