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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02413/2026 del 21/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione ai sensi degli artt. 314 e 315 c.p.p. per la privazione della libertà subita dal 12/06/2021 al 16/09/2021: il ricorrente sostiene che tale periodo sia stato "sine titulo" in quanto, pur risultando la fine pena fissata al 12/06/2021 da provvedimenti esecutivi, è stato trattenuto in carcere fino al 16/09/2021 e chiede equa riparazione; deduce inoltre violazione degli artt. 5 e 6 CEDU, dell’art. 13 Cost. e dell’art. 2043 c.c.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione per la sua genericità e aspecificità e ha confermato il principio applicato dalla Corte d’Appello di Lecce: il termine biennale previsto dall'art. 315 c.p.p. per proporre la domanda di riparazione decorre dalla data di inoppugnabilità del provvedimento esecutivo che ha rideterminato la pena (nel caso, l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza del 18/10/2019 che concedeva 90 giorni), e non dal solo momento di effettiva scarcerazione; in alternativa la Corte ha verificato che anche con riferimento alla data di scarcerazione (16/09/2021) il termine biennale era comunque decorso rispetto alla domanda presentata l'08/01/2025. La Corte ha inoltre ritenuto non ammissibile in cassazione la deduzione elegante di violazioni costituzionali e convenzionali non specificate e non utilizzabili come unico motivo di ricorso ex art. 606 c.p.p.; ha escluso incompatibilità della disciplina italiana con l'art. 5 CEDU. Conseguentemente il ricorso è dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria di euro 3.000; non è stata disposta la rifusione delle spese nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per l'istituto della riparazione per ingiusta detenzione come fondamento della domanda del ricorrente

  • art. 315 cod. proc. pen.

    "La domanda di riparazione deve essere proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni..."

    La Corte interpreta il "dies a quo" del termine biennale come la data di inoppugnabilità del provvedimento esecutivo che ha rideterminato la pena (es. ordinanza del Tribunale di Sorveglianza), e non necessariamente la data di effettiva scarcerazione

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Richiamato indirettamente: la Corte osserva che i motivi ammessi in cassazione sono tassativi e non includono, di per sé, la mera deduzione generica di violazioni costituzionali o convenzionali

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicata per le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità (condanna alle spese) e per escludere l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità

  • art. 13 Cost.

    Evocata dal ricorrente come fondamento costituzionale della tutela della libertà personale; la Corte rileva che la semplice invocazione costituzionale non è idonea, in cassazione, a sostituire motivazioni specifiche previste dall'art. 606 c.p.p.

  • art. 5 Convenzione EDU (CEDU)

    Richiamato dal ricorrente; la Corte ritiene che il termine procedurale italiano per la domanda di riparazione sia compatibile con la Convenzione e che la fissazione di un termine non violi il diritto alla liberta garantito dalla CEDU

  • Giurisprudenza: Cass. Sez. 4, n. 32349/2023

    Principio richiamato secondo cui, in caso di rideterminazione della pena in sede esecutiva, il termine biennale decorre dalla data di inoppugnabilità del provvedimento esecutivo e non dalla scarcerazione antecedente

  • Giurisprudenza: Sez. U., n. 877/2022 (Sacchettino) e Sez. U., n. 34559/2002 (De Benedictis)

    Richiamate in relazione ai criteri di condanna alle spese e alla valutazione della genericità delle memorie e delle deduzioni del ricorrente

Massime di principio

  • La domanda di riparazione per ingiusta detenzione (art. 315 c.p.p.) deve essere proposta entro due anni: il dies a quo, quando vi sia una rideterminazione della pena in sede esecutiva, è la data di inoppugnabilità del provvedimento esecutivo (non necessariamente la data di scarcerazione).
  • Le eccezioni fondate su violazioni costituzionali o convenzionali non possono costituire, da sole e in forma generica, motivo ammesso in cassazione: tali questioni sono strade diverse (es. questione di legittimità costituzionale) e richiedono specificità e contestualizzazione.
  • La genericità e la mancanza di specifici motivi di diritto e di fatto nelle censure di cassazione comportano l'inammissibilità del ricorso; le deduzioni devono contenere analisi critica e puntuale degli errori della decisione impugnata.
  • La fissazione di termini processuali per proporre azioni risarcitorie non è, di per sé, incompatibile con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, purché il termine sia ragionevole e dia concrete possibilità di tutela.
  • In situazioni simili è opportuno: (a) verificare sempre la data di inoppugnabilità del provvedimento esecutivo relativo alla pena; (b) proporre tempestivamente l'istanza di riparazione entro i due anni decorrenti da tale data; (c) se si intende invocare profili costituzionali o CEDU, indicare con precisione i profili di illegittimità normativa e, quando necessario, valutare l’eventuale esperimento di questione di legittimità costituzionale o altri rimedi idonei.

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