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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16407/2025 del 30/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in cinque motivi: 1) presunta difformità tra la contestazione (erogazione di finanziamenti nel 2010) e la sentenza (che considera anche atti anteriori e successivi giroconti/convertimenti); 2) censura sulla qualificazione di bancarotta fraudolenta patrimoniale (art. 216 e 223 l.f.), sostenendo che le erogazioni erano antecedenti all'insolvenza, inserite in un rapporto reciprocamente vantaggioso con la partecipata e che i giroconti in conto futuro aumento capitale non avrebbero aumentato l'aleatorietà dell'operazione; 3) censura sulla sussistenza della bancarotta impropria (art. 223, comma 2 n.2 l.f.) per omissioni fiscali, argomentando che il debito complessivo si era poi ridotto e che vi erano intenti di pagamento (rateizzazione); 4) censura sulla responsabilità personale di Luca come mero consigliere senza deleghe operative e quindi privo di conoscenza degli atti contestati; 5) censura sulla quantificazione della pena e sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in tutti i suoi motivi. Ha ritenuto che non vi fosse "fatto diverso" rispetto all'imputazione originaria, che le erogazioni e la loro conversione in capitale costituivano atti idonei a integrare bancarotta distrattiva alla luce della situazione finanziaria della società e della cointeressenza con la beneficiaria; che i vantaggi invocati dalla difesa (appalti) non compensavano il depauperamento posto che il parametro rilevante è il profitto netto e non i ricavi; che la conversione in conto futuro aumento capitale aumentava l'aleatorietà del recupero delle somme; che l'omissione sistematica dei versamenti tributari aveva efficacia causale rispetto al dissesto e integrava la bancarotta impropria; e che la responsabilità del consigliere poteva essere affermata sulla base degli indicatori di bilancio, della centralità della posizione e della conoscibilità degli atti in sede di consiglio. Infine la Corte ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito in ordine al rigetto delle attenuanti generiche e alla determinazione della pena.

Norme richiamate

  • art. 216 legge fallimentare

    Disciplina le disposizioni di beni societari rilevanti per la bancarotta distrattiva; la Corte interpreta che le disposizioni verso soggetti giuridicamente distinti, anche se appartenenti a gruppo, rilevano rispetto al patrimonio della singola società

  • art. 223 comma 2 n. 2 legge fallimentare

    Regola la bancarotta impropria per operazioni dolose; la Corte ritiene che omissioni sistematiche di obbligazioni tributarie e contributive, se funzionalmente coordinate, integrino il reato anche se non sono l'unica causa del dissesto

  • art. 219 legge fallimentare

    Prevede l'aggravante per il reato di bancarotta quando è arrecato grave danno ai creditori; citata per distinguere necessità di prova dell'effettivo pregiudizio dall'idoneità dell'atto a creare pericolo concreto

  • art. 40 cod. pen.

    Richiamato nel contesto del concorso di cause e responsabilità causale, per spiegare come l'aggravamento di un dissesto preesistente non escluda il nesso causale

  • art. 2392 cod. civ.

    Norma sulla responsabilità degli amministratori; richiamata per i principi di addebito di condotte gestorie

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena; la Corte ricorda che la valutazione è di merito e richiede motivazione specifica per le attenuanti

  • art. 41 cod. pen.

    Principio del concorso di cause, richiamato per spiegare che un'operazione dolosa può concorrere causalmente con cause preesistenti del dissesto

  • art. 2947-bis cod. civ.

    Citato come riferimento formale per l'eventuale iscrizione di gruppo societario, ma la Corte osserva che l'iscrizione formale non prova di per sé l'esistenza di direzione e coordinamento

Massime di principio

  • La valutazione della bancarotta distrattiva considera l'idoneità dell'atto a esporre concretamente il patrimonio al pericolo, non solo il momento cronologico dell'erogazione: atti anteriori all'insolvenza possono integrare il reato se posti in un quadro di tensione finanziaria.
  • La conversione di finanziamenti in capitale o giroconti verso società partecipate aumenta l'aleatorietà del recupero delle somme e può costituire elemento di fraudolenza quando manca adeguata garanzia o delibera che giustifichi la destinazione.
  • L'esistenza di rapporti di gruppo non esclude automaticamente la rilevanza penale degli spostamenti patrimoniali: il criterio di riferimento resta il patrimonio della singola società e il saldo finale delle operazioni per quella società (profitto netto), non i ricavi lordi del gruppo.
  • L'omesso pagamento sistematico di obbligazioni tributarie e contributive può integrare bancarotta impropria se contribuisce causalmente al dissesto, anche quando siano presenti altre cause del fallimento.
  • Un consigliere senza deleghe può essere ritenuto penalmente responsabile se risultano inequivocabili segnali di allarme conoscibili dagli amministratori (per es. dati di bilancio) e se sussiste adesione psicologica o accettazione del rischio di non intervenire per evitare l'evento.
  • La valutazione delle attenuanti generiche e della pena è rimessa al giudice di merito e richiede motivazione positiva; la mera assenza di precedenti o di deleghe non garantisce automaticamente la loro concessione.

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