Cassazione Penale, Sentenza n. 37360/2025 del 17/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza per due motivi: 1) violazione di legge (artt. 62 e 191 c.p.p.) per aver utilizzato dichiarazioni auto-indizianti rese agli agenti senza le garanzie difensive; 2) violazione di legge e vizio di motivazione per il rifiuto del riconoscimento della causa di non punibilità (art. 131-bis c.p.) relativo alla particolare tenuità del fatto, con motivazione ritenuta meramente assertiva.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente al secondo motivo e lo ha accolto in parte. Ha dichiarato inammissibile il primo motivo perché la condanna poggiava sulle constatazioni degli agenti (recupero dell'auto dal garage) e non sulle dichiarazioni auto-indizianti; ha però annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Messina per nuovo giudizio esclusivamente sul punto della esclusione della punibilità ex art. 131-bis c.p., perché i giudici di merito non hanno adeguatamente valutato la particolare tenuità del fatto e l'infimo valore economico del veicolo.
Norme richiamate
art. 334 c.p.
Norma che sanziona la sottrazione, distruzione o dispersione di beni sottoposti a sequestro. Nel caso di specie la condotta contestata (rimozione e dispersione dell'autovettura sottoposta a sequestro amministrativo) rientra nella fattispecie tipica.
art. 131-bis c.p.
Prevede la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che i giudici di merito devono valutare in modo specifico elementi come il disvalore del fatto, il valore economico del bene e altre circostanze attenuanti prima di negare l'applicazione della norma.
art. 62 c.p.p.
Norma sulle misure cautelari e regole procedurali citata dalla difesa in relazione all'utilizzo di dichiarazioni rese all'atto del sequestro; la Cassazione ha ritenuto che non siano state decisive per la condanna quando il giudice si è basato sulle osservazioni degli agenti.
art. 191 c.p.p.
Stabilisce l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dall'imputato senza le garanzie difensive. La Corte ha richiamato il principio ma ha escluso che tali dichiarazioni siano state determinanti nella decisione, essendo la prova fondata sulle attività degli agenti.
art. 63 c.p.p.
Prevede l'obbligo di garanzie difensive quando l'imputato è sentito dagli organi di polizia giudiziaria; richiamata nel quadro dell'eventuale inutilizzabilità delle dichiarazioni auto-indizianti.
Massime di principio
- Dichiarazioni rese dall'imputato agli agenti senza le garanzie difensive sono inutilizzabili, ma la loro presenza non determina automaticamente l'annullamento della decisione: occorre verificare se quelle dichiarazioni abbiano avuto un'efficacia decisiva (prova di resistenza).
- Se la condanna poggia su accertamenti oggettivi degli agenti (osservazioni dirette, recupero o rimozione del bene) e non sulle dichiarazioni dell'imputato, l'inutilizzabilità delle ultime può essere irrilevante ai fini della decisione.
- Per negare l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. il giudice deve compiere una valutazione motivata e specifica del basso disvalore del fatto, del valore economico del bene, delle modalità della condotta e delle conseguenze concrete: la mera enunciazione degli elementi costitutivi del reato non è sufficiente.
- In procedimenti su beni sequestrati, la semplice presenza degli elementi tipici (sottrazione o dispersione) non esclude automaticamente la particolare tenuità; vanno valutati il contesto, il danno effettivo, le ragioni dell'agente e l'entità economica del bene.
- In caso di utilizzo di prova potenzialmente inutilizzabile, il giudice dell'impugnazione deve verificare la "tenuta" logica della motivazione senza quel dato: solo se la rimozione di quella prova avrebbe mutato l'esito si impone la riforma o l'annullamento.
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