Cassazione Civile, Ordinanza n. 20914/2026 del 20/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (amministrazione finanziaria)
La controversia
La controversia nasce da quattro avvisi di accertamento notificati a una società a ristretta base azionaria e ai suoi due soci per le annualità 2013-2016, con recuperi a IVA, imposte dirette e IRAP e irrogazione di sanzioni. L'Ufficio contestava, sulla base di un PVC della Guardia di Finanza, che la società avesse partecipato consapevolmente a una frode carosello nel commercio di carburanti, acquistando da fornitori cartiere in operazioni soggettivamente inesistenti e maturando indebitamente crediti IVA. In primo grado la pretesa IVA era stata confermata, mentre parte del recupero sui costi del gasolio era stata solo parzialmente accolta. In appello la CTR ha invece annullato integralmente gli atti, ritenendo non provata la consapevolezza della società e dei soci e qualificando la società come operativa, con contabilità regolare ed effettività degli acquisti non contestata. L'Agenzia ricorre per cassazione con tre motivi: violazione dell'onere della prova e delle presunzioni in materia IVA, lamentando che la CTR abbia richiesto la prova del dolo/consapevolezza anziché della conoscibilità della frode secondo l'ordinaria diligenza e abbia svalutato gli indizi gravi; omessa pronuncia sull'appello incidentale relativo all'indeducibilità, per difetto di inerenza, dei costi del gasolio 2014-2015; motivazione apparente sul preteso assorbimento di tale appello incidentale.
La decisione
La Corte accoglie il primo e il secondo motivo del ricorso, ritenendo assorbito il terzo. Cassata la sentenza della CTR, dispone il rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Sicilia, in diversa composizione, anche per le spese. La Corte afferma che, in tema di IVA e operazioni soggettivamente inesistenti, l'Ufficio aveva allegato elementi indiziari idonei a dimostrare che il contribuente avrebbe dovuto percepire la natura fraudolenta delle operazioni; la CTR non ha fatto corretto governo del principio. Inoltre, la declaratoria di assorbimento dell'appello incidentale dell'Ufficio sui costi del gasolio è priva di adeguata motivazione e integra omissione di pronuncia.
Norme richiamate
art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.
dedotto per la censura di violazione e falsa applicazione di norme sostanziali e sul riparto dell'onere probatorio
artt. 2697, 2727, 2729 c.c.
richiamati per affermare che, nelle operazioni soggettivamente inesistenti, l'Ufficio deve provare anche per presunzioni la consapevolezza o conoscibilità della frode, mentre il contribuente deve dare prova contraria della propria diligenza
artt. 19 e 21 d.P.R. 633/1972
evocati come norme sostanziali IVA rilevanti per il diritto alla detrazione in presenza di fatture e operazioni fraudolente
art. 360, comma primo, n. 4, c.p.c.
richiamato per la denuncia di nullità della sentenza per omessa pronuncia e motivazione apparente
art. 112 c.p.c.
la CTR avrebbe omesso di pronunciarsi sull'appello incidentale relativo all'inerenza dei costi del gasolio
art. 36, comma 2, n. 4, d.lgs. 546/1992
richiamato quale parametro del dovere di motivazione della sentenza tributaria
art. 111, comma 6, Cost.
richiamato per il principio del "minimo costituzionale" della motivazione
Massime di principio
- In tema di detrazione IVA per operazioni soggettivamente inesistenti, l'Amministrazione finanziaria deve provare, anche mediante presunzioni, non solo la fittizietà del fornitore ma anche che il cessionario sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando l'ordinaria diligenza professionale, che l'operazione si inseriva in una frode fiscale.
- La prova contraria grava sul contribuente, che deve dimostrare di aver agito senza consapevolezza della frode e di aver adottato la massima diligenza esigibile da un operatore accorto, in rapporto alle circostanze concrete.
- La regolarità formale della contabilità, dei pagamenti o l'assenza di benefici economici non escludono di per sé la consapevolezza della frode, se esistono indizi gravi, precisi e concordanti idonei a porre sull'avviso un imprenditore mediamente esperto.
- Quando un motivo di appello incidentale riguarda una questione autonoma e distinta rispetto a quella principale, il giudice non può dichiararne apoditticamente l'assorbimento: deve spiegare i presupposti in fatto e in diritto che rendono superflua o inutile la decisione, altrimenti la decisione è affetta da omessa pronuncia.
- Nel processo tributario, la motivazione apparente o il mero richiamo all'assorbimento, senza specificazione delle ragioni, non soddisfa il minimo costituzionale della motivazione e comporta cassazione della sentenza sul punto.
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