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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10501/2025 del 17/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Pubblico Ministero impugnava l'ordinanza del Tribunale che aveva dichiarato inutilizzabili le intercettazioni eseguite in un procedimento 'madre' (n. 11733/19) e, perciò, aveva annullato la misura cautelare rispetto ad alcuni capi (capi 1) e 5)). Il PM contestava l'interpretazione del Tribunale circa l'utilizzabilità delle captazioni (violazione artt. 266 e 270 c.p.p.) e sosteneva persistenti esigenze cautelari per la supuesto capacità di influenza politica degli indagati. Il ricorso di Pitocchi deduceva carenza e manifesta illogicità della motivazione rispetto alla riconduzione del fatto all'art. 318 c.p. (corruzione), rilevando elementi di ambiguità sull'interpretazione di intercettazioni familiari, nonché la violazione del principio di adeguatezza della misura cautelare per intervenuta diminuzione del pericolo di reiterazione; successivamente Pitocchi ha rinunciato al ricorso in Cassazione.

La decisione

Entrambi i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. Quanto al ricorso del Pubblico Ministero, la Corte ha confermato la valutazione del Tribunale che le intercettazioni disposte nel procedimento n. 11733/19 erano inutilizzabili nel successivo fascicolo (n. 16927/22) perché i fatti perseguiti nel nuovo procedimento (ipotesi di corruzione 'avulse da contesti di criminalità organizzata') non risultavano connessi sostanzialmente ai reati del fascicolo madre (delitti associativi della camorra) e non rientravano nelle eccezioni di utilizzabilità previste dall'antecedente disciplina dell'art. 270 c.p.p.; la Corte ha ritenuto corretto il ragionamento del Tribunale che ha anche osservato la nuova e autonoma iscrizione per fatti diversi (art. 335 c.p.p.). Quanto al ricorso di Pitocchi, è stata dichiarata l'inammissibilità per sopravvenuta carenza di interesse in considerazione della rinuncia e della sostituzione della misura cautelare (obbligo di firma), con la precisazione che la rinuncia non comporta condanna alle spese quando la perdita d'interesse non è imputabile al ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 270 cod. proc. pen.

    Il divieto di utilizzazione delle intercettazioni in procedimenti diversi è stato applicato nella versione previgente (applicabile ratione temporis): le captazioni autorizzate per reati collegati al fascicolo madre non possono essere utilizzate per reati diversi se non sussistono i presupposti di ammissibilità (connessione o obbligatorietà dell'arresto in flagranza). Nel caso si è ritenuto che manchi tale presupposto.

  • art. 266 cod. proc. pen.

    Richiamato come limite di ammissibilità delle intercettazioni: la Corte ha verificato che l'utilizzo extraprocedimentale avrebbe violato i limiti di tutela della segretezza delle comunicazioni stabiliti da tale norma.

  • art. 12 cod. proc. pen.

    La connessione tra procedimenti va intesa in senso sostanziale (legame oggettivo fra reati). La Corte ha ritenuto che i reati di corruzione oggetto del nuovo fascicolo non siano connessi sostanzialmente ai delitti associativi del fascicolo madre, sicché non opera il regime di utilizzabilità delle intercettazioni per procedimenti 'connessi'.

  • art. 318 cod. pen.

    L'art. 318 (corruzione per l'esercizio della funzione) è stato richiamato in relazione alla riqualificazione di uno dei capi dal Tribunale; la Corte non ha ritenuto viziata la motivazione del riesame su questo punto in modo da giustificare l'accoglimento del ricorso in Cassazione.

  • art. 335 cod. proc. pen.

    La Corte ha rilevato che il PM aveva proceduto a nuova e autonoma iscrizione della notizia di reato (stralcio) in forza dei risultati delle intercettazioni: questa autonoma iscrizione è indice che si tratta di procedimento diverso rispetto al fascicolo originario.

  • art. 15 Cost.

    Richiamato indirettamente nella spiegazione del motivo di tutela delle norme sulle intercettazioni (art. 266 c.p.p.): la limitazione delle captazioni mira a proteggere la libertà e la segretezza delle comunicazioni sancita dall'art. 15 Cost.

Massime di principio

  • Le intercettazioni autorizzate in un procedimento possono essere utilizzate in un altro solo nei limiti stabiliti dalla legge: occorre accertare se i procedimenti siano realmente 'connessi' in senso sostanziale (art. 12 c.p.p.) o se ricorra una delle eccezioni previste dall'art. 270 c.p.p.; la mera derivazione da una stessa indagine originaria non è di per sé sufficiente.
  • La nuova e autonoma iscrizione della notizia di reato (art. 335 c.p.p.) per fatti diversi indica che il procedimento è distinto e può comportare l'inutilizzabilità delle captazioni autorizzate per il fascicolo originario, salvo connessione sostanziale.
  • In sede di cassazione non è consentito sostituire il giudizio del merito con una rivalutazione alternativa dei fatti: il ricorso deve confrontarsi con la motivazione del giudice di merito e dimostrare vizi di diritto o logico-giuridici rilevanti.
  • La rinuncia all'impugnazione in Cassazione per sopravvenuta carenza di interesse determina inammissibilità senza automatica condanna alle spese o sanzioni, quando la perdita d'interesse non è imputabile al ricorrente.
  • Nella valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari il giudice deve considerare anche la natura dei fatti, il tempo trascorso, l'eventuale cessazione degli incarichi e l'attuale capacità di reiterare il reato; ma tale valutazione è rimessa al giudice del riesame e sindacabile in Cassazione solo per vizi di diritto.

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