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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29360/2025 del 07/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza di conferma della custodia cautelare in carcere per rapina aggravata. Con il primo motivo deduceva la violazione dell'art. 274, lett. c), c.p.p., sostenendo che il Tribunale del riesame aveva fondato le esigenze cautelari di reiterazione del reato unicamente sulle modalità del fatto e senza valutare la specifica posizione di Sejdic (che vantava, a suo dire, un unico procedimento recente e il primo dopo quasi due anni dalla scarcerazione). Con il secondo motivo denunciava contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione: 1) equiparazione della sua posizione a quella del coindagato Halilovic, che avrebbe precedenti più gravi e recenti; 2) mancata considerazione del fatto che la moglie e la madre avrebbero provveduto ai suoi bisogni, quindi l'assenza di lavoro non comporterebbe necessariamente il ritorno alla delinquenza; 3) non valutazione del breve intervallo di tempo che aveva reso difficoltoso un accordo riparatorio, che poi sarebbe intervenuto; 4) contraddizione nell'affermare contemporaneamente che gli indagati erano pericolosi e, al contempo, che in caso di arresti domiciliari potrebbero svolgere un ruolo informativo per complici non meglio identificati.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per motivi non consentiti in sede di legittimità. Ha ritenuto applicabile il limite del controllo di cassazione sulle misure cautelari: è consentita solo la verifica di eventuali vizi di motivazione riconducibili alla manifesta illogicità o alla violazione di norme specifiche, non una diversa valutazione dei fatti o delle prove. Il Collegio ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia adeguatamente motivato il periculum libertatis valorizzando la gravità e la pianificazione del reato, la violenza usata, i plurimi precedenti specifici dell'odierno ricorrente (furto in abitazione, rapina, evasione, resistenza a P.U.), e la mancanza di attività lavorativa, concludendo per la concretezza e attualità del rischio di reiterazione. Ha inoltre ritenuto che la personalità trasgressiva e la precedente lunga detenzione sostenessero l'inadeguatezza di misure meno afflittive come gli arresti domiciliari. Conseguenza: dichiarata l'inammissibilità del ricorso, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 274 c.p.p.

    Disciplina i motivi che giustificano la custodia cautelare (tra cui il pericolo di reiterazione del reato). Nel caso la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia adeguatamente argomentato la sussistenza del pericolo di reiterazione sulla base della gravità, della pianificazione e dei precedenti specifici.

  • art. 611 c.p.p. (comma 1-bis e comma 1-ter)

    Regola la trattazione in forma cartolare dei ricorsi per cassazione. La Corte ha dichiarato il procedimento cartolare perché la richiesta di trattazione orale è stata tardiva rispetto al termine previsto dal comma 1-ter.

  • art. 127 c.p.p.

    Norma richiamata in relazione alle forme processuali; qui rilevante per i termini e le modalità di trattazione del ricorso (collegamento alla disciplina della trattazione cartolare).

  • art. 606 c.p.p. (comma 1, lett. e)

    Limita l'esame di legittimità: la Corte non può rivedere la valutazione probatoria o sostituirsi al giudice di merito salvo che non vi sia manifesta illogicità o violazione di norme. La sentenza applica questo limite per escludere la riesamina dei fatti.

  • art. 616 c.p.p.

    Prevede le conseguenze per i ricorsi inammissibili o manifestamente infondati, inclusa la condanna alle spese e, se rilevato dolo o colpa, il pagamento alla Cassa delle ammende. La Corte ha condannato Sejdic al pagamento di euro 3.000 a tale titolo.

  • Giurisprudenza di legittimità richiamata (es. Sez. U. n. 11/2000; Sez. 2 n. 27866/2019; Sez. 2 n. 31553/2017 e altri)

    Richiamate per chiarire il perimetro del controllo di legittimità sulle misure cautelari: la Corte può verificare solo l'adeguatezza e la logicità delle ragioni addotte dal giudice di merito, non riesaminare i fatti o proporre una diversa valutazione delle circostanze già esaminate.

Massime di principio

  • In materia di misure cautelari la Corte di cassazione esercita un controllo limitato: può censurare la motivazione solo per manifesta illogicità o violazione di norme specifiche, non per una diversa valutazione dei fatti o delle prove.
  • La gravità del fatto, la pianificazione, la modalità particolarmente violenta dell'azione e precedenti penali specifici costituiscono elementi validi per ritenere sussistente il pericolo di reiterazione e giustificare la custodia in carcere.
  • La semplice assenza di attività lavorativa può essere valutata dai giudici di merito come indice di rischio di recidiva quando sia congiunta ad altri elementi (prevedibilità del comportamento, precedenti gravi, ritorno al crimine dopo lunga detenzione).
  • Le contestazioni che si risolvono nella richiesta di una diversa lettura delle stesse circostanze già esaminate dal giudice del riesame sono inammissibili in cassazione se non tradotte in vizi specifici di motivazione riconducibili ai canoni di legge.
  • Se il ricorso è dichiarato inammissibile per motivi procedurali o sostanziali, il ricorrente può essere condannato alle spese e a un pagamento alla Cassa delle ammende quando sussistano profili di colpa nella proposta del ricorso.

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